Archivi delle etichette: steven spielberg

FILMCRITICA 684/685

In questo numero: Una conversazione della redazione su Twin Peaks 3 e poi Agnès Varda, Steven Spielberg, il cinema italiano del Sessantotto, Bill Morrison, Raoul Walsh e altro ancora…

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Ritorno alla fantascienza: Ready Player One di Steven Spielberg

Cibernetica, realtà virtuale, Guerra dei mondi, Spielberg ritorna alla fantascienza, ritorna a quell’impasto di immagini che si giustifica nel rimpianto di una attualità sfuggita, di una realtà del prossimo futuro, (anno 2045), in una New York appena riconoscibile, nella furia di un abbattimento della vita e dei consumi, vivibile in una visione immaginaria, che è l’unica realtà di cui gli uomini dispongono.
In questo deserto umanizzato di macchine e di asteroidi ormai residuati, Spielberg rievoca i miti di una preistoria, i miti di una America hollywoodiana – il gorilla di King Kong ancora minaccioso dall’alto del grattacielo e il Bacio che uccide per amore.
In questa sorta di romanticismo rievocato, rivivono le violenze, le sparatorie elettroniche, le pistole, rivive la polizia, rivive il lieto fine, in una logica intellettuale da ançien régime dell’ultimo tycoon, della Hollywood di oggi. È come un omaggio al cinema dei vecchi trucchi, degli oggetti volanti che l’obiettivo della mdp rende di grandezze inimmaginabili, ricostruiti sui micro modellini che attraversano lo spazio celeste, con la patina del tempo, lo stesso tempo ‘intellettuale’ di una narrazione simbolica.
Edoardo Bruno

FILMCRITICA 665/666

In questo numero: Spielberg, Bellocchio, Jia Zanghke, Bay, Snyder, A. & J. Russo, Skolimowski e tanto altro ancora…

Qui dove poter acquistare online la versione in pdf del numero della rivista:

http://www.flows.tv/filmcritica

Copertina Filmcritica 665-666

INIZIO D’ANNO: FILMCRITICA 661/662

“Cerco il pesce e il suo senso o forse la sua assenza”
(Manuel Alegre)

Filmcritica 661-662, Copertina

Prefestival di Locarno: il ritorno di Indiana Jones e dell’arca perduta

Indiana Jones

 

m.m.

Deserti

Steven Spielberg nel deserto di Raiders of the Lost Ark

m.m.

Deserti

FILMCRITICA N.631/632

untitled

Ecco il nuovo numero di “Filmcritica”.

All’interno, oltre a questo saggio su Spielberg, troverete:

Pagine su Jean-Marie Straub e John Ford

 Unchained di Quentin Tarantino

I migliori film del 2012

 

Lincoln – Un vuoto insensato

Inserirsi in un personaggio, appropriarsi di un’epoca, di un momento breve, di una decisione, di un gesto e penetrare nella sua identità, come entrando nella sua casa e rintracciare i gesti quotidiani, le perplessità i dubbi : questo ha fatto Spielberg nel suo film su Lincoln. Ha rivissuto la storia della Storia, quel breve tratto del 1865 in cui Lincoln maturò e prese una decisione sul tredicesimo emendamento della Costituzione, e ha guardato i fatti, le ansie, i rancori che, in quei giorni di guerra, respiravano le cronache e i giorni. Spielberg ha inseguito, nella traccia di una memoria storica, anche una realtà evanescente, i sogni di un uomo politico, riassumendoli nel personaggio, trovando un attore che, come un quadro, ne riassumesse il senso, le tracce, e parlasse e si esprimesse come un io rovesciato, l’io della finzione e della realtà. Con quel quid che permettesse di assumere la Storia, raccontando ciò che un attante potesse allora pensare, entrando nelle pieghe dei fatti, delle supposizioni e dei dubbi. Un io che è e non è Lincoln ma che identifica un metodo, e segna un percorso. Partendo alla ricerca della Storia consultando parole, documenti e appunti, e reinventando storicamente il personaggio, sotto forma di un immaginario, in una finzione che suscita una questione in abisso: dove giunge l’autore?

Nel cinema l’autore si confonde con il personaggio più che nelle altre arti, l’io diviene il tramite complesso, diventa oggettivamente i fatti, l’ambiente e la Storia. Allo stesso modo di Rossellini, Spielberg in questo film ne diventa il protagonista perché assomma i fatti, le frazioni di identità, i pensieri, i moti d’animo, come specchio di sé, e al tempo stesso come persona che rivive sussumendo le responsabilità, facendo proprie le interpretazioni – come Socrate, Pascal, Cartesio… – un modo di fare ‘geografia’ del personaggio, e di tracciare analisi e filosofia del pensiero. E antropologicamente di ricostruire l’ambiente, perchè la storia è il modo di rivivere l’ambiente, sono le cose che ci circondano, la spiegazione delle parole e delle emozioni, lo specchio dell’esistente; e l’interpretazione.

E non per un determinismo che vede i flussi della storia costretti nella rigidezza delle strutture ma pensando all’ideologia come ad un’illusione ineluttabile. Così le parole acquistano un significato, diventano lingua, politica, abili sotterfugi per fare accrescere la democrazia, in una forma di conoscenza libera e spregiudicata, come  appunto insegna Rossellini con quella attenzione alla materialità delle cose, dei luoghi, come apparati di elaborazione inconscia – il legno oscuro della  Camera dei deputati e  il nitore della Casa Bianca – e la passione civile nel frastuono del voto. La fine con l’uccisione di Lincoln al Teatro Ford non insegue la tradizione di Griffith o delle stampe d’epoca ma astringe il dramma come una rappresentazione invisibile in un vuoto insensato.

Edoardo Bruno

UN CAVALLO CHIAMATO CINEMA

Michael Mann (Luck, serieTV)

Robert Bresson (Lancelot du Lac)

Steven Spielberg (War Horse)

Julio Bressane (Dias de Nietzsche en Turin)

Béla Tarr (Turin Horse)

Eadweard Muybridge

Blake Edwards (Wild Rovers)

Buster Keaton (The Blacksmith)

 

l.e.

STEVEN SPIELBERG o del cinema

Nel corso degli anni abbiamo avuto anche divergenze con Steven Spielberg (per esempio Amistad, Salvate il soldato Ryan, Schindler’s List). Ma anche quando ci si ritrovava su posizioni lontane da lui, Spielberg continuava comunque a lavorare il cinema e l’immaginario collettivo con un rigore e una potenza teorica che le sue immagini esaltavano con un nitore abbacinante (basti pensare per esempio a A.I. Intelligenza artificiale). Curiosamente Spielberg, oggi, è un cineasta paradossalmente “dimenticato”. Sia dalla critica maggioritaria, che ormai lo ritiene acquisito e quindi scontato, che dal pubblico, che gli preferisce altro. Con War Horse, il regista conferma invece, ancora più che in passato, la sua vocazione squisitamente classica (che nel penultimo Tin Tin) veniva rielaborata come vertigine paramnestica e reinvenzione plastica e digitale. In War Horse Spielberg dimostra di essere degno erede della grande stagione classica hollywoodiana. Il suo film, infatti, omaggia John Ford, Victor Fleming, Michael Curtiz, Abel Gance senza mai cedere alla tentazione della calligrafia. Per Spielberg il mondo si racconta attraverso il linguaggio dei maestri e, il cinema, non è che uno solo (anche se poi Spielberg sa benissimo che le tecnologie avanzano e lo statuto ontologico, e quindi politico, delle immagini cambia). War Horse è l’apoteosi del cinema classico spielberghiano. Una lezione di stile immensa. Un film volutamente, scandalosamente inattuale. E pertanto modernissimo. (g.a.n.)

STEVEN SPIELBERG SERIAL

Ci torneremo, per ora solo un’indicazione. Ma l’intervento produttivo-televisivo di Spielberg si sta allargando a macchia d’olio e prima o poi bisognerà ricostruirlo, tenendo conto di come la serialità Usa sposti sempre più la funzione ‘registica’ sulla scrittura (letteralmente: sulla sceneggiatura) e sulla spinta ideale di un produttore esecutivo ad hoc (appunto il caso di Spielberg). Non secondario poi a questo punto che la serialità, come recupero di temi figure ossessioni, sia in Spielberg autentica indicazione di poetica. Ecco un elenco di titoli tv prodotti e supervisionati da Spielberg:

Locke & Key (2011)

Terra Nova (2011)

Falling Skies (2011)

Rising: Rebuilding Ground Zero (2011)

The Pacific (2010)

United States of Tara (2009-2010)

On the Lot (2007)

Into the West (2005)

Dan Finnerty & the Dan Band: I’m a Woman (2005)

Burma Bridge Busters (2003)

Taken (2002)

Broken Silence (2002)

We Stand Alone Together (2001)

Band of Brothers (2001)

Semper Fi (2001)

Shooting War (2000)

Pinky, Elmyra & the Brain (1998-1999)

Pinky and the Brain (1995-1998)

Animaniacs (1993-1998)

Toonsylvania (1998)

Freakazoid! (1997)

High Incident (1996-1997)

Survivors of the Holocaust (1996)

SeaQuest (1993-1995)

Tiny Toons’ Night Ghoulery (1995)

A Pinky & the Brain Christmas Special (1995)

Tiny Toons Spring Break (1994)

Family Dog (1993)

Class of ’61 (1993)

Tiny Toons Adventures (1990-1992)

Fievel American Tails (1992)

The Plucky Duck Show (1992)

Back to the Future (1991)

Warner Bros. Celebration of Tradition (1990)

Amazing Stories (1985-1987)

Qui l’inizio del primo episodio di Taken (2002), fra l’altro diretto allora da Tobe Hooper: