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Rossellini, “giullare” di Cinema


Nella foto, R. Rossellini sul set di Francesco, giullare di Dio

L’entrata in un convento di frati, in Romagna, di un gruppo di preti-soldati, ebrei e cattolici, lascia interdetti gli ingenui francescani, lascia aperto un discorso spirituale e materiale, con il quale dovrà fare i conti la Storia. Lascia aperta anche la rivoluzione, che attende; Francesco, giullare di Dio, è la rivoluzione, una ricostruzione di un’epoca, in un paesaggio sordo e inatteso, in cui, guidati da un inebriato da Dio, un gruppo di rivoluzionari sotto la pioggia e sotto la neve, molto spesso a digiuno ma sempre con la spinta d’amore, dà origine con Chiara ad un noviziato che perdura tutt’ora, attraverso inquietanti discussioni e condanne. Ed anticipa la rivoluzione, radicale della Chiesa,forse impossibile per un papa aperto a rivoluzionare e a riafferrare il Verbo, in una materialità disperata e in una casualità irrituale che già minacciava l’ordine, per la casualità del girare,girare dei frati, attorno a se stessi, sino a perdere il senso della coscienza; e una volta storditi, caduti a terra, trovare lì, in quel punto dove si è caduti, la direzione per un nuovo apostolato.
Rivoluzione radicale, forse impossibile, perché da un dio fatto uomo, con i limiti di un’umanità dolorosa e intensa? Da un dio non riconosciuto alla Resurrezione, (Giovanni; 20, 11-18) forse perché questa contrastava con il carattere umano dato all’Umano, con l’interruzione del metafisico e con la morte come termine, irreversibile?

Da Rossellini: seguendo la cometa di Edoardo Bruno, Filmcritica 686

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Rossellini: seguendo la cometa

Le strade, i vicoli, le larghe piazze di notte in cui la Bergman si inoltra in Trastevere, per chiedere l’aiuto di un medico in Europa ‘51, nella lucida follia di una madre per il suicidio del figlio, respirano la stessa ansietà della piazza di Spagna di Roma città aperta, un respiro affannoso, il respiro del vuoto, di qualcosa che ancora deve accadere, il respiro di una rappresentazione non in atto, di una presentazione senza i personaggi, senza l’apertura del sipario; teatro senza teatro, una città che respira l’aria di paura della occupazione, l’aria cupa di chi sente di aver paura, paura che è nell’aria, nelle case con le finestre sprangate, coni silenzi della scalinata vuota, come in attesa di una recita che non ci sarà. In attesa: di qualcosa che deve accadere, di una premessa che è l’apertura di una situazione, la dramatis apertura di una tragedia ancora da scrivere. Ma già in atto, come un sapere soggettivo di qualcosa che respira nella struttura profonda della città, nelle vie centrali come in periferia, come in Anno uno, la febbrile corsa di Giorgio Amendola tra gli uffici e le case di De Gasperi e della sua figlia, immagini, ombre, di una tragedia ancora da scrivere; la Resistenza, il silenzio, l’angoscia di un Roma già morsicata dalla tragedia della morte di cento e cento e cento ancora cittadini, presi innocenti, in quel marzo che ho vissuto, nella scuola, al Virgilio, con la morte del padre di una compagna di classe, tragedia che correva sul filo nervoso delle cose realiste, di una visibile partecipazione, alla vista del visibile, partecipazione e penetrazione; il padre, e il pianto, non come parabole ma come realtà vissute in prima persona. La tragedia che si fa cronaca e la cronaca che si fa tragedia di uno, più uno, più uno, sino a 325 innocenti, tragedia tra il ‘figurato’ e il ‘proprio’, tra la realtà e la relazione mimetica.

Edoardo Bruno da Filmcritica 686 (Numero Speciale, Giugno 2018)

FILMCRITICA 686: ROSSELLINI/MARX!

In cielo proprio, uscendo
proprio adesso da una nuvola,
ecco scintillare la coda della cometa…

25 APRILE!

Partigiano è la scritta su un corpo ancora galleggiante, emblematico verso di una nuova poesia…

ARGOMENTI – FILMCRITICA 683

Mostrare e non dimostrare

Architrave del cinema di Rossellini è il mostrare e non dimostrare che inaugurava l’era di un cinema politico libero e soprattutto non impositivo, ‘Mostrare’, far vedere e capire i meccanismi per cui accadono le cose, significa intervenire kantianamente sulla conoscenza del reale, per progredire e trasformare.
Il film di Clint Eastwood 15:17 – Attacco al treno è il nostro film del mese, un film che respira l’aria del paesaggio, che è lo sguardo dei protagonisti sulla realtà del presente, ‘teso’ come se tutto dovesse finalizzarsi in quel contatto fisico, muscoli contro armi, western pacifista, come storia e leggenda, western nella migliore tradizione americana, come unico modo per evitare la tragedia. Anche questa volta, un Oscar mancato.

Editoriale di Edoardo Bruno da Filmcritica 683

FILMCRITICA 675

SOMMARIO

675

Maggio 2017

ARGOMENTI Simone Weil – … Una volta Lutero

NOTE DI TEORIA

Essere spettatore Michele Moccia

L’altro piego del volto Edoardo Bruno

Pasolini, Alcesti e le nuvole Alessandro Cappabianca

Derive della messa in scena Walter Mazzotta

Eastwoodiana 2 Giovanni Festa

FILM DI TENDENZA

La tenerezza

Una realtà invisibile Edoardo Bruno

Personal Shopper

Il silenzio del fantasma Alessandro Cappabianca

Mal di pietre

Quasi un realismo magico Edoardo Bruno

LO SPETTATORE CRITICO

Film Libere disobbedienti innamorate e.b.; Il corto Sergio Arecco

 

Oggi e sempre resistenza

Roberto Rossellini sul set di Paisà

Dov’è la libertà? di Roberto Rossellini

“Le fasi deformate in senso espressionistico non esauriscono il racconto di questo ritorno alla normalità, in una Roma tradita dalle opere del regime, del barbiere Lojacono che non ritrova più la sua bottega. Tutto il dramma si inscrive sulla maschera di Totò martoriata e mobilissima: Totò incide la fiducia e gli spasimi, le perdute occhiate d’amore, il rider sarcastico. Dov’è la libertà?, nella sua intonazione grottesca sorretta dalla audacia stilistica della deformazione, colora persone e situazioni di mostruosità: notate l’usuraia che sogguarda Abramo traverso le dita, per spiarlo nella finzione del pianto convulso”. (Marcello Clemente, Filmcritica n.36, maggio 1954)

TUTTI I COLORI DEL CINEMA: AUGURI A FILMCRITICA!!!

L’8 dicembre del 1950 usciva il primo numero di Filmcritica, Auguri a una rivista che oggi compie 66 anni!

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Aprile/Maggio: FILMCRITICA 664

Una meravigliosa figura di donna…
in questo numero: Lav Diaz, Miguel Gomes, Jean-Marie Straub, Roberto Rossellini, Pier Paolo Pasolini, Gianfranco Rosi, Brian Helgeland e tanto altro…

Filmcritica 664 - Copertina