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encora su Marc’O, da Pesaro

“Per la prima volta in Italia tutti i film di uno dei più geniali cineasti francesi, Marc’O, al secolo Marc-Gilbert Guillaumin, classe 1927, che nel 1968 proprio a Pesaro ha portato uno dei suoi film più importanti, Les idoles (con Pierre Clémenti, Bulle Ogier, Bernadette Laffont, Michèle Moretti, montaggio di Jean Eustache, assistente alla regia André Téchiné).

La storia personale di Marc’O ha dell’incredibile se la si associa al suo essere quasi uno sconosciuto per la grande maggioranza di chi si occupa di cinema, di teatro o di arte (questa stessa retrospettiva è la prima che gli viene dedicata al di fuori del suo paese, dove è considerato comunque un alieno, anche e soprattutto tra i cinéphiles…). Nato nel 1927, ha attraversato il XX secolo piuttosto gloriosamente: a 15 anni si unisce alla lotta partigiana in Auvergne; si trasferisce qualche anno dopo a Parigi dove insieme a Boris Vian anima le serate del Tabou; frequenta André Breton e partecipa al movimento lettrista (insieme a Guy Debord, Gil J. Wolman, François Dufrène e Isidore Isou di cui produce il celebre Traité de bave et d’éternité nel 1951), pubblicando e dirigendone le riviste «Le Soulèvement de la jeunesse» e «Ion». Nel 1954 Luis Buñuel e Jean Cocteau presentano a Cannes il suo primo film, Closed Vision,

geniale “coup de theatre” cinematografico, stravolgimento della prospettiva del cinema fatto fino a quel momento (e impressionante profezia futura). Negli anni successivi si dedica al teatro, reinventando tra le altre cose il ruolo dell’attore: Bulle Ogier, Pierre Clémenti, Jean-Pierre Kalfon – per limitarci ai tre protagonisti del suo film più celebre in patria, Les Idoles (che ri-presentiamo a Pesaro dopo 50 anni, nella versione appena restaurata, priva dei tagli di censura imposti al tempo) – si sono formati alla sua scuola.

Nel frattempo si trasferisce per un po’ in Italia, spinto da Daniel Cohn-Bendit e Jean-Luc Godard che gli propongono di girare Vento dell’est, ma l’intesa non prende piede e Marc’O abbandona il progetto. A Roma conosce Gianni Barcelloni, Ettore Rosboch, Claudio Volonté. Fa amicizia con Corrado Costa, poeta ‘sregolato’ legato al gruppo ’63, a Reggio Emilia, dove organizza uno spettacolo coinvolgendo gli abitanti della città, Guerra e Consumi, che tuttavia viene proibito, provocando l’occupazione del Teatro municipale. Nelle campagne reggiane, insieme all’artista islandese Roska, Manrico Pavolettoni e Dominique Isserman gira L’impossibilità di recitare Elettra oggi, grande opera libertaria (al momento in fase di restauro grazie all’Archivio del cinema d’impresa di Ivrea), e variante ‘colta’ di Les Idoles. Negli anni successivi, dopo aver realizzato nel 1973 con Isserman in Marocco il suo quarto e ultimo lungometraggio, Tam Aut (il suo ‘capolavoro antropologico’), si dedica quasi esclusivamente al teatro (musicale) e al video. Nel 1978 realizza all’interno del Groupe Recherche Image dell’INA Flashes Rouges,

un’opera rock (molto politica, troppo per la censura che ha ridotto l’ora iniziale a 15′), e fa esperimenti in Nouvelle Image (le prime immagini elettroniche sintetizzate, di cui Marc’O è stato un pioniere in Francia, esposte poi in una grande installazione al Centre Pompidou nel 1985), di cui L’adolescenza dell’arte, realizzato ancora una volta a Reggio Emilia, è uno degli esempi. Ha continuato e continua ancora oggi a giocare con le immagini, le parole, i suoni, le musiche, i corpi, il movimento, attraverso Les peripheriques vous parlent, insieme a Cristina Bertelli, ridando vita (grazie al digitale) ad alcuni progetti degli anni ’90 (Citoyen en France, Sensibilité aux conditions initiales)”
dalla cartella stampa della Mostra di Pesaro

a.p.

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