Tag Archives: lorenzo esposito

PUNTO DI VISTA

Mi pare sempre più diffusa la tentazione di fare a meno del punto di vista. Che non vi siano più punti di vista, è cosa diversa dalla impersonalità – raggiunta a prezzo spesso della propria vita – di chi riesce a essere universale tracciando la distanza da ciò che è personale (si riveda all’infinito il Renoir postato da Andrea Pastor). Vedo solo qualunquismo, disinformazione, manipolazione. Contro i quali difendo chi prende posizione, chi sceglie un punto di vista, chi è partigiano.

 

l.e.

ALTRI FANTASMI: IL SEGRETO DIETRO LA PORTA CHIUSA

The Secret Beyond the Door (Fritz Lang, 1948)

 

 

 

l.e.

DONNE IN RIVOLTA: SIT IN AT HOME

A proposito della lotta per superare le maglie dell’interruzione di rete e della pinacoteca in diretta che è diventata la rete stessa, dove i vivi, spesso poco prima di morire, spediscono video della battaglia rubati all’inferno, immagini brevi e sporche via cellulare, o veri e propri indizi di vita e di battaglia politica in corso, che proprio perché rimossi prendono le mosse dalla verità, evidentemente cogliendo una filmicità inattesa e straordinaria (nel senso di non preventivata): ecco un filmato incredibile datato 30 maggio 2011 e proveniente da Damasco in Siria.

 

 

 

l.e.

TV ON THE RADIO: TRE INVENZIONI SENZA FUTURO

Tre videoclip dei Tv On the Radio su rivoluzione vita morte amore tradimento futuro ripetizione

 

 

 

RICORDO DI LEONARD KASTLE

Scomparso pochi giorni fa Leonard Kastle il regista del grande The Honeymoon Killers (1969).

Qui sotto il finale.

L’OMBRA DI KUBRICK E MALICK: DOUGLAS TRUMBULL

Trumbull/2001: A Space Odissey

Trumbull/The Tree of Life

l.e.

CANNES 2011: JERRY SCHATZBERG+VALERIE DONZELLI

Primi smarrimenti da Cannes.

Un treno di nove ore. Qualcosa, lasciato alle spalle, di piu’ essenziale e vitale.

Un primo film, Puzzle of a Downfall Child di Jerry Schatzberg (1970), restaurato (o solo ristampato?). La proiezione comincia con un’ora di ritardo per un problema alla banda sonora. Tanto per variegare il discorso sul frammento. Film incerto, come sempre Schatzberg, ma cruciale se pensato come snodo di un intero filone americano su e da i frammenti di una donna (si pensi a Petulia di Richard Lester, a Images di Robert Altman e allo Stanley Donen di Funny Lady e di Two for the Road…)

Tenero e curioso il film di apertura della Semaine de la critique: La guerre est declaree di Valerie Donzelli

PUNTO DI VISTA

Shutter Island

The Ward

Sull’ultimo numero di “Filmcritica” (614) Alessandro Cappabianca acutamente scrive: “Si è parlato di qualche somiglianza tra questo universo claustrofobico (The Ward, ndr.) e l’isola/manicomio di Shutter Island. Nel film di Scorsese, in realtà, la trama stessa era la messa in scena d’una terapia, sia pure folle, mentre qui sarebbe la follia a mettere in scena una trama, a immaginare le avventure dei propri stessi fantasmi, in quanto prodotti dal trauma: le ragazze, compresa la mostruosa Alice, non sarebbero che le proiezioni della mente di Kristen”.

Mi pare un passaggio cruciale. Avevo altrove notato lo strano effetto che si produce alla seconda visione di Shutter Island. Tutto ciò che la prima volta, della trama-terapia, si è naturalmente portati a guardare con gli occhi del protagonista Di Caprio, cioè dal punto vista più in soggettiva possibile, alla prima rivisione, conoscendo a questo punto sia la trama che la terapia, automaticamente si sposta sui medici-sceneggiatori. E, sorpresa (ma direi: delusione), ci si sente a casa, protettissimi, dalla scoperta che il film è costellato di indizi, cioè di sguardi, ammiccamenti, tensioni che rivelano sulle facce dei medici sia la trama che la terapia. Curiosamente Scorsese tiene in piedi contemporaneamente entrambe le visuali, solo che l’accecamento (il non accorgersi del punto di vista dei medici) dura una sola visione, e tutto in seguito, benchè a suo modo di appassionante proliferazione, diventa chiaro, esplicito, lampante.

Shutter Island

The Ward

Cosa accade invece nel film di Carpenter, dove è “la follia a mettere in scena una trama”? Succede che Carpenter conosce o ha compreso meglio di Scorsese il segreto del cinema americano: il movimento, anche il più evidente, non si deve vedere. Ma c’è. Succede che il punto di vista è subito e sempre paranoico e cieco (vedi titoli di testa) e che, soprattutto, non ci è mai dato sapere cosa vedono i medici (anzi, quelli di Scorsese vedono, quelli di Carpenter, con immensa intuizione filmica, adottano il punto di vista della ‘malata’: cioè sono ciechi, ma di una cecità che procura visioni abissali). Così a rimanere davvero cieco, cioè visionario, è chi guarda (ed ecco il perchè del discorso parallelo compiuto da Carpenter col doppio fondo fatto di inquadrature sul vuoto, di marca quasi concettuale: corridoi, stanze, sottoscala, vetrate). Ma la grandezza di Carpenter è tutta qui: mentre Scorsese aspira a una visibilità assoluta, quand’anche splendidamente frammentaria e schizzata, Carpenter evoca l’invisibile, anzi ci dà il visibile come trama dell’invisibile. Shutter Island lo si può vedere due volte: The Ward mille.

l.e.

PUBBLICITA’

Shinya Tsukamoto per mtv japan (1989)

David Fincher per cocacola (1993)