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Un’astratta forma di pensiero

Guardando L’insulto di Ziad Doueiri si ha come l’impressione di guardare dentro un rècit piegato e ripiegato come la pli di Leibniz, barocco nell’espressione, barocco nelle insidie del discorso, parola contro parola; parole che sottendono una grande ferita, che esprimono lo sdegno dell’inespresso e la relatività dell’inconscio.
Cinema di una razionalità spinta al massimo grado della logica, da divenire un’astratta forma di pensiero, Doueiri insegue un doppio binario semantico, da una parte una fisica esasperazione con la quale filma la paura e l’attesa, e dall’altra una logica conseguenzialità nella narrazione dei fatti.
Scolpito nei personaggi – il meccanico libanese e l’edile palestinese – ciascuno chiuso nella propria sensibilità e nel proprio egoismo, incasellati nei ritagli di spazio e di legalità che una società multipla può a loro riservare, (per la prima volta Beirut viene mostrata nella sua ‘grandiosità’ di accoglienza, protetta e imposta dall’ONU) L’insulto esprime l’inesprimibile, il lato nascosto, l’altra faccia dell’apartheid, il meticoloso rimando alle regole minute di una interpretazione spesso illogica ma formale delle leggi. “Uno dei compiti dello scrittore – scrive Salmon Rushdie – è dire l’indicibile”, mostrare il non detto, girare attorno alle parole e ritrovare il gusto per la retorica.
Edoardo Bruno

L’insulto
Regia: Ziad Doueiri. Sceneggiatura: Ziad Doueiri & Joelle Touma. Fotografia: Tommaso Fiorilli. Montaggio: Dominique Marcombe. Musiche: Eric Neveux. Interpreti: Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Diamand Bou Abboud, Rita Jurdi. Distribuzione: Lucky Red. Origine: Libano, Francia, USA, Belgio, Cipro 2017. Durata: 112’

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