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FILMS SANS IMAGES

Films sans images (1959) è il titolo di una serie di ‘scritti per la radio’ di Blaise Cendrars, commedie – non commedie, ‘films’ soltanto della voce, parola contro parola, scritti per essere ascoltati e non letti o letti solamente, come succede ai vecchi poeti, ad alta voce, letti per farli sentire, e cogliere la insinuante vocazione letteraria del ‘parlare all’orecchio’ – a milioni di orecchi – quasi in segreto, (come scrive ancora il poeta), nella dimensione della leggenda e non della storia. Solo così la voce restituisce il segreto al dire, fa parlare il silenzio, e (fa sentire) l’inquietante solitudine della voce – delle voci – in un dialogo che regge la scena di una ipotesi di teatro, in una platea senza spettatori ma aperta a milioni di gente, semplicemente girando il bottone di un comune apparecchio radio. Ipotesi questa di un’epica straboccante poesia, o illusione espressiva di nuove forme di letteratura popolare, da fare contenti tutti, compreso il poeta? Cendrars non risponde, lascia aperto l’avertissement, con un interrogativo, e introduce Serajevo, Gilles de Rais e Le Divin Aretin tre sceneggiature senza visione, per ‘films’ senza immagini, sconvolgendo la messa in scena cinematografica, sottraendo l’immagine alla parola e lasciando l’immagine alla pura immaginazione d’ascolto.
Caro vecchio Cendrars, poeta dell’impossibile sperimentale, romanziere dalla scrittura immensa, della rabbia e dell’avventura, dell’epica e dell’invenzione, perché non hai ricercato, nelle pieghe dell’Abc du cinema, la poetica di un pensiero nascosto?

Edoardo Bruno (Dal numero 687/688 di Filmcritica)

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