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ANCORA SUL NOSTRO NUMERO SPECIALE

Il corpo poetico e il corpo politico

…Ogni parola è ardore e agire
È il mio petto pari a quello di un creatore.
Karl Marx

“I filosofi si sono finora preoccupati di interpretare il mondo; è giunto il momento di trasformarlo” è ciò che scrive Karl Marx nell’XI tesi su Feuerbach; la trasformazione del mondo desiderata dal filosofo tedesco vuole essere la creazione di un nuovo mondo possibile.
Creazione che è, leggendo Lavorare per l’umanità, slancio poetico (dal greco ποίησις, poíesis: creazione) da cui partire per agire sul mondo e trasformarlo. Dare al mondo una nuova forma politica. Da qui l’immagine rosselliniana della scia della cometa da inseguire, immagine ricordata da Edoardo Bruno come una “indicazione utopica da seguire” e come “apertura verso un verosimile possibile”. La scia della cometa è quanto di più vicino all’immagine del cervo dalle corna d’oro di dellavolpiana memoria.
Dunque il corpo poetico e il corpo politico sono nel giovane Marx di Roberto Rossellini strettamente legati e la scena con Jenny che esorta Karl a guardare la cometa richiama alla mente quella con gli astronomi che scrutano il cielo in Cartesio e, ad un tempo, fa da dittico per la sua ispirazione poetico-politica, con quella di Leon Battista Alberti da L’età di Cosimo de’ Medici, con l’architetto filosofo che, ricordando la storia dell’antica Roma, dice al giovane Lorenzo de’ Medici: “Quando si è intelligenti si può costruire, quando si è folli si distrugge”.

m. m.

Editoriale del numero (speciale) 686 di Filmcritica

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Omnis determinatio est negatio

Ciò che ci preme in questo editoriale, visto anche i film su cui si riflette nel numero (Le livre d’image, Gli indesiderati d’Europa su Benjamin), è tornare a riflettere sulla filosofia del film, a partire da due concetti legati tra loro: il movimento prospettico del pensiero e la virtualità del film. Scrive Nietzsche ne La Gaia scienza “Il mondo, piuttosto, è divenuto per noi ancora una volta «infinito»; tanto anche non possiamo negare la possibilità che esso racchiuda in sé infinite interpretazioni”. Il film, come altro mondo possibile, racchiude in sé infinite interpretazioni. Per il pensiero critico ogni interpretazione è/deve essere sempre un’ipotesi di lettura (ancora Gadamer), ossia aperta a ogni possibile, dopotutto Omnis determinatio est negatio (Spinoza, Hegel, Sartre). Ogni ricerca ermeneutica è poetica, filosofica, politica e, dunque, esistenziale: un Livre d’image (Godard), un Atlante mnemosyne (Warburg): “L’immagine nasce dall’accostamento di due realtà più o meno distanti. Più i rapporti tra due realtà accostate saranno lontani e giusti, più l’immagine sarà forte” (Godard, Autoritratto a dicembre).

m. m.

Editoriale del n. 687/688 di Filmcritica

Gli indesiderati d’Europa

Sentieri scoscesi, aspre gole e forre invase dalla vegetazione, camminamenti interminabili, nello scenario selvaggio dei Pirenei sud-orientali, percorsi nei due sensi, a distanza di un anno appena, da personaggi diversi, il cui unico tratto comune è la fuga dai fascismi: nel ’39, i repubblicani sconfitti lasciano la Spagna e tentano di raggiungere la Francia – nel ’40, all’inverso, ebrei, antifascisti e stranieri, in cerca di salvezza (tra loro Walter Benjamin), lasciano la Francia, ormai nelle mani dei nazisti, per rifugiarsi in Spagna. Il cammino è inverso, uguale è la disperazione, il crollo di tutte le speranze, il peso della sconfitta, l’oscura premonizione di non trovare più asilo, di non avere più scampo. Dunque bisogna andare, raccogliere le ultime energie e regolare i propri passi, con disperata tenacia, secondo le asperità di sentieri mai percorsi. «La tradizione degli oppressi ci insegna che lo “stato di emergenza” in cui viviamo è la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo fatto. Avremo allora di fronte, come nostro compito, la creazione del vero stato d’emergenza…».

Alessandro Cappabianca, estratto dalla recensione al film di Fabrizio Ferraro, Gli indesiderati d’Europa (Filmcritica 687/688)

Jerry Lewis: L’indicibile sconnesso

JONATHAN DEMME (1944 – 2017)

“In Dove eravamo rimasti, le grandi prove di regia, Philadelphia, The Truth about Charlie, The Manchurian Candidate e il superbo e invisibile Beloved, a volerne ricordare solo alcune delle ultime, lasciano il posto ad una libertà anche fragile. Una libertà già sparsa altrove, in altre sequenze della memoria: la musica dell’Andrea Chenier di Giordano e la voce di Maria Callas che accompagnano il dolore di Andy Beckett in Philadelphia; l’ingresso di Virgia Lambert nell’appartamento vuoto di Parigi in The Truth about Charlie, il suo straniato e inquieto girare per le grandi stanze di esso, il suo improvviso scivolare in un precario girare su se stessa; o, ancora, la meravigliosa sequenza dello spogliatoio di The Manchurian Candidate, con quel bacio tra Eleanor Shaw e suo figlio Raymond, che richiama alla mente la cupa sequenza incestuosa tra Sophie von Essenbeck e il figlio Martin, come in una personale rilettura de La caduta degli dei di Luchino Visconti; fino ad arrivare, o a ritornare, alle farfalle in cui si dissolve, sotto il portico di casa, il corpo di Beloved nel finale del film.” (Michele Moccia in Filmcritica 659, Ottobre 2015)

Dov’è la libertà? di Roberto Rossellini

“Le fasi deformate in senso espressionistico non esauriscono il racconto di questo ritorno alla normalità, in una Roma tradita dalle opere del regime, del barbiere Lojacono che non ritrova più la sua bottega. Tutto il dramma si inscrive sulla maschera di Totò martoriata e mobilissima: Totò incide la fiducia e gli spasimi, le perdute occhiate d’amore, il rider sarcastico. Dov’è la libertà?, nella sua intonazione grottesca sorretta dalla audacia stilistica della deformazione, colora persone e situazioni di mostruosità: notate l’usuraia che sogguarda Abramo traverso le dita, per spiarlo nella finzione del pianto convulso”. (Marcello Clemente, Filmcritica n.36, maggio 1954)

TUTTI I COLORI DEL CINEMA: AUGURI A FILMCRITICA!!!

L’8 dicembre del 1950 usciva il primo numero di Filmcritica, Auguri a una rivista che oggi compie 66 anni!

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FILMCRITICA 663 – marzo 2016

Ancora intorno a L’aquarium et la nation di Jean-Marie Straub e tanto altro…

Copertina Filmcritica 663

 

INIZIO D’ANNO: FILMCRITICA 661/662

“Cerco il pesce e il suo senso o forse la sua assenza”
(Manuel Alegre)

Filmcritica 661-662, Copertina

CON GLI OCCHI DELL’ALTRO: FILMCRITICA 660…

… Chantal Akerman, Robert Zemeckis, Robert Aldrich, King Vidor, John Huston, Carl Theodor Dreyer, Jean-Marie Straub, Emanuele Macaluso… e l’ultimo, meraviglioso e fuori dal tempo, Manoel de Oliveira…

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