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Low Tide

Low Tide. Carmelo Bene diceva che Verdi era italiano per caso. Certamente italiano per caso è Roberto Minervini, non solo perché ha girato Low Tide in Texas, dove vive da anni, non solo perché ha potuto utilizzare alcuni componenti dell’équipe dei fratelli Dardenne, ma soprattutto perché affida la nascita delle sue immagini a uno sguardo aurorale e partecipe, senza bisogno di drammatizzazioni fittizie: uno sguardo che si potrebbe definire documentaristico, se nella nozione di documentario includiamo la capacità di una messa in scena interiore. La camera a mano scandisce i vagabondaggi e sottolinea la disperata solitudine di un dodicenne senza amici, che convive nello squallore con una madre alcolizzata, in una casa fatiscente (che si occupa lui di riordinare alla meglio). Animali, pesci, serpenti sono i suoi soli amici, tra il fiume e il bosco, lungo i campi assolati di una natura riarsa – e se c’è una sorta di riconciliazione (con la madre, dopo il tentato suicidio del ragazzo) è una riconciliazione precaria, sulla spiaggia sporca di alghe lasciate dalla marea, che l’acqua potrebbe presto tornare a sommergere.

a.c.

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gamin au velo

Il ragazzo con la bicicletta potrebbe anche essere letto come un saggio cinematografico sulla natura del lieto fine. In quanto tale, è stato oggetto di equivoci (qualcuno ha perfino accusato i Dardenne di aver tradito il loro rigore), come se la gioiosa sequenza finale di Samantha e Cyril che girano in bicicletta per una campagna idilliaca, andasse davvero da sé. 

In realtà, secondo la logica della storia, Cyril dovrebbe essere morto, in seguito a quella caduta dall’Albero (della Vita?) che è solo l’ultima delle tante cadute (dalla bici, dai muri, dal letto…) di cui il film è costellato.

Forse le biciclette sulla quali partono Cyril e Samantha non sono davvero biciclette: sono due veicoli di sogno, del sogno di una vita non vissuta.

Forse Cyril non si rialza, dopo l’ultima caduta, e i Dardenne ce lo fanno soltanto credere, nell’immaginario. Paradossale conseguenza: il loro realismo sfocerebbe in una specie di miracolo.

Se si tratta di lieto fine, comunque, è un lieto fine molto diverso da quelli classici hollywoodiani.

(Mi dispiace: non ho a disposizione un fotogramma dell’albero).

a.c.