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Cannes 71. I nostri film (6)

Long Day’s Journey Into Night di Bi Gan

Un film diviso in due, non soltanto per il formato che a metà del film cambia, passando dal 2 al 3D, ma per l’uso stesso tattile e denso della stereoscopia che si salda alla durata della seconda parte, un unico, lungo, piano sequenza, girato senza stacchi. Il regista Bi Gan, non ancora trentenne, realizza un film stupefacente e mozzafiato che lavora sul sogno, sui cortocircuiti del metalinguaggio, su ciò che di misterioso accade dentro una sala cinematografica, tra buio e luce, e sul cinema come corpo mutante, con un tale livello vertiginoso di sperimentazione, da far dimenticare la prevedibilità delle tracce post-noir e il manierismo confuso della prima parte. Girato in unico take, lo spazio nella seconda parte del film, invece, si apre misteriosamente, come qualcosa di letteralmente mai visto, uno spazio tempo, sorprendentemente intimo, dove tornano, forse, gli oggetti perduti del passato, dove si giocano partite a ping pong, e si continua a cercare qualcosa, dove si usano teleferiche e droni per la ripresa, in una pioggia di scintille di stelle filanti che segnalano qualcosa di nuovo e di mai visto, che accade. Nè arte, nè tecnica, un mistero…

d.t.

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