Venezia 74. I nostri film (2)

A proposito di re-incontri con i nostri grandi autori. Con Tsai Ming-Liang e il suo “The Deserted” , girato e proiettato in una perturbante realtà virtuale, ritorniamo nelle stanze diroccate di “Afternoon” e “Stray Dogs”, in un contatto più che ravvicinato e nello stesso tempo remoto con il corpo amato e vibrante della sua star Lee Kang- sheng, ed entriamo in un universo da esplorare, a 360 gradi, fatto di suoni, pioggia, animali, risate, flagranti immersioni ed emersioni, baci. E una canzone.

(nel link, intero, in vo con sott.inglesi, “Che ora è laggiù?” di Tsai Ming- Liang)

 

In oltre tre ore di realtà scandagliata analiticamente, ” Ex Libris” di Wiseman ci conduce nelle sale della Public Library di New York e delle sue ramificazioni periferiche. Conferenze, corsi di apprendimento, discussioni, testimonianze, mentre prende corpo, accanto ai libri e alle centinaia di schermi di computer, l’ utopia dell’ accoglienza e della conoscenza come valore fondativi della città.

a.p.   d.t.

Annunci

Venezia 74. I nostri film (1)

Al quinto giorno dall’inizio della mostra ancora nessuna scoperta. Abbiamo però re-incontrato alcuni grandi autori che hanno spinto il loro e il nostro sguardo oltre il limite dell’umano e del visibile.
Il diavolo e l’esorcista, ancora, probabilmente. Usando solo in apparenza la forma documentario, Friedkin in “The Devil and Father Amorth” lavora sui margini di un reale indemoniato da esorcizzare con la potenza artigianale di una sequenza quasi senza stacchi e di un’indagine sui rituali più oscuri del cattolicesimo che si incarnano nella figura carismatica e inquietante di padre Amorth, in cui sprofondare lo sguardo. Film saggio sulla paura, sull’ambiguità e sul dubbio.

Il cinema fisico e di pensiero di Bresson, Dreyer, Bergman, De Oliveira, Scorsese, Hitchcock e De Palma formano la carne e il sangue dell’ultimo, folgorante film di Schrader ‘First Reformed’, finora il nostro Leone d’oro. La scrittura e il suo rovescio, filosofico e politico. Lungo viaggio di un corpo di dolore verso un brutale stacco in nero che taglia le immagini prima dei titoli di coda, là dove  il trascendente è sospeso e dove l’ amore la morte e il cinema si compenetrano alla ricerca dell’ assoluto.

a.p.   d.t.

 

Jerry Lewis: L’indicibile sconnesso

ciao Jerry

PAOLO VILLAGGIO: Catastrofe della disattenzione

Le bianche ombre di Mark Kostabi

Full Circle: The Kostabi Story di Sabrina Digregorio, già autrice del documentario Finding Joseph Tusiani: The Poet of Two Lands, è una Full immersion nella creatività immaginifica del pittore Mark Kostabi. In questo documentario le immagini si inseguono in un moto circolare, come in quella circolarità degli sguardi rivolti verso il cielo (di New York, di Roma) incorniciato dai tetti dei palazzi e dalle architettoniche geometrie dei grattacieli. Gli occhi di Digregorio ritagliano i contorni delle immagini per le bianche ombre di Kostabi, fantasmi del mondo della pittura e dell’arte. Ombre che sembrano rivestirsi dei colori e delle tonalità della passione. I dipinti di Kostabi e le immagini di Digregorio ambiscono a tratti e a linee che sappiano ridisegnare figure leggere e restituire allo sguardo gli slanci delle illusioni, tanto che si potrebbero attribuire alla regista le parole dette da Kostabi nel film: “… Altre volte mi piace guardare nell’anima e nel cuore degli amanti che raggiungono cime euforiche di passione. Occasionalmente”.
La libertà e il piacere dell’arte, le ambizioni e il successo, la creatività artistica come investimento, ma anche l’inquietudine e la solitudine, il desiderio dei corpi e il loro mancarci, i ricordi, la danza alata degli angeli (sappiamo che solo gli angeli hanno le ali!), sono la forma di questo documentario.
In Full Circle le immagini sembrano essere granelli di sabbia, qualcosa di instabile e di imprevedibile nel loro stesso muoversi: “You must see the movie / The sand in my eyes”, canta David Bowie. “The programme of an hour of magic and illusion” (Kathleen Raine, Optical illusion): e in questo trascorrere tra “magia e illusione”, quando tutto sembra dover essere risucchiato dalla vertigine del vuoto, ritorna la danza ‘intima’ delle ombre e dei corpi, nei gesti impalpabili e tuttavia incarnati nel disegno fantasmatico del cinema e dell’arte.
m.m.

Full Circle: The Kostaby Story di Sabrina Digregorio sarà proiettato alle 20:30 al Castello Episcopio di Grottaglie (Taranto) il 28 luglio 2017

Ricordiamo il sapiente e combattivo giurista Stefano Rodotà che ci ha lasciato oggi

con un breve estratto video di un suo intervento sul cinema, l’umano e il postumano tenuto  a Venezia nel 2008 all’ interno della manifestazione LidoPhilo. Da “Metropolis” e ” Tempi Moderni” a “Matrix”..

a.p.

È morto all’ età di 79 anni Americo Sbardella, fondatore del Filmstudio e intellettuale visionario

Addio Americo, che ha fatto del Filmstudio una grande officina dell’ underground italiano e che ha consentito di realizzare ‘ La sua giornata di gloria’ di Edoardo Bruno trasformando il Filmstudio in set cinematografico e collaborando alla stesura dei dialoghi in una dialettica fortemente politica.

oggi su La Repubblica una lunga intervista al nostro direttore Edoardo Bruno

“(..) A volte quando mi sveglio la notte e non ho voglia di alzarmi né di accendere la luce, mi sforzo di intravedere qualche sagoma nel buio della stanza. In quella strana ombra scura le cose si dilatano, gli spazi si confondono e in quel momento penso di stare ancora al cinema”.

(L’intervista completa di Antonio Gnoli la potete trovare sul sito di Repubblica)

a.p.

Comincia oggi a Pesaro una nuova edizione “rosselliniana” della Mostra del Nuovo Cinema

Da stasera al 24 giugno, all’interno del ricco programma del festival, consultabile sul sito, un omaggio a Roberto Rossellini, in occasione del quarantennale della sua scomparsa. Proiezioni quotidiane, dibattiti e, ogni giorno, una “scheggia rosselliniana” a cura di Fulvio Baglivi. Ospite gradito il figlio Renzo. Segnaliamo l’ultimo giorno la presenza di due grandi registi come Ado Arrietta e João Botelho che introdurrà il suo ultimo lavoro dedicato a Manoel De Oliveira.

 

 

“(..) Ancora una volta mostrare significa ricostruire il tempo necessario degli accadimenti, scoprirne le radici e la loro ragione profonda, definire un sistema di lettura in cui i significati e i significanti acquistano una serie di varie valenze(..) Guardare per Rossellini non è limitarsi alla superficie delle cose, ma penetrare nell’oggetto, scomponendone il tessuto, apparentemente compatto per rilevarne le infinite particelle, che già sono il tessuto narrativo, la ragione di una loro interna discorsività. La narrazione procede così, dai fatti, sono i fatti che parlano nel loro ordine/disordine, in uno svelamento  che ha l’apparente evidenza della necessità, ma che è conseguenza di un procedimento più complesso, di scomposizione e ricostruzione totale del reale. Così la visione diventa ontologica, conoscenza e spiegazione di sè, mezzo di indagine e mezzo di apprendimento.

Lo sguardo è il modo più diretto per entrare in rapporto con l’ oggetto, in una dimensione ottica che ingloba il metafisico, in questa ricerca assoluta di uno spazio continuamente strappato all’ ignoto, al mistero, alla trascendenza.(..) Il cinema di Rossellini è il “più cinema” pensabile, lo strumento della visione che percepisce il profondo delle immagini, mostra le “storie”di tutte quelle particelle che costituiscono il tessuto apparentemente unitario nella totalità del discorso.(..) Il reale si dilata sino a divenire memoria, trasalimento, fantasia e luogo dove ritrovare il nostro essere politico per capire lo svolgimento dei fatti, entrare nelle pieghe delle nostre contraddizioni.(..) L’arte come mimèsi viene continuamente superata in una proposta non imitativa del vero. In tutto l’arco dei suoi film il dato reale è sempre preso come punto di partenza per una riappropriazione del concetto creativo capace, per trasposizioni continue, a fingere di essere quella realtà che per Rossellini sta oltre la soglia del già conosciuto(..)

Così Edoardo Bruno in un estratto dell’ introduzione che apre  “Roberto Rossellini, il cinema, la televisione, la storia, la critica”, il volume che raccoglie gli atti del convegno di studi sul cineasta svoltosi a Sanremo nei giorni dal 16 al 23 settembre 1978.

a.p.