FILMCRITICA 679

Frederick Wiseman, Jean Roach, David Lynch, Jerry Lewis, James Toback, Vincente Minnelli, Michael Bay, Raul Ruiz, Marco Bellocchio… Venezia 2017

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Verso l’Apocalisse

Un film, un film documentario di Abel Ferrara ‘girato’ in un punto centrale di Roma, pieno di migranti che tentano di rifarsi una vita, senza la violenza e la rabbia di Abel Ferrara, anche se Abel in persona, provoca le domande/risposta, in un dialogo disteso, in una intermediazione temporanea da una città ad un’altra, in un luogo disatteso e deluso.
Ma c’è una filosofia, un sottofondo nello sguardo indifferente di una città distratta niente affatto disposta ad essere l’ultima tappa di un viaggio terribile ed è la delusione che si avverte negli occhi dei sopravvissuti, mortificati e ridenti, pronti a ricominciare, anche se impigriti dal sole, sui marciapiedi dove sdraiarsi addormentati, in una indolenza senza futuro.
Punto finale senza destino – “morire, dormire, nulla di più”, Roma appare indefinita e distratta senza gli incubi di una città nascosta dentro un’altra città, come la città di Minnelli, Altra città, visione metafisica, come la scala inquietante della palazzina Novecento della Casa Pound, vista dall’interno, ultimo gradino verso l’Apocalisse, richiamo al suo 4:44 Last Day on Earth sulla fine del mondo.
Qui, in un rovesciamento ontologico, si avverte allora tutta la tragicità di una visione violenta, e la rabbia, di una inarrestabile fine. Un pensiero che attraversa la Storia e riguarda le macerie imperiali con il fermo immagine di un cinema del futuro.

e. b.

  • Questo l’editoriale del prossimo numero di Filmcritica 679

A Milano è ancora tempo di festival

Si è inaugurato giovedì scorso e terminerà l’8 ottobre il MilanoFilmFestival (season 22). Il programma è come sempre ricchissimo e lo si può consultare sul sito. Tra le varie iniziative segnaliamo domenica 1 ottobre l’inaugurazione della mostra “NOI. Milano 1968-1977” curata, tra gli altri, da Ranuccio Sodi, che “entra tra i filmati del Collettivo Cinema Militante di Milano per tracciarne temi e mappe”. Non mancherà una maratona di film militanti restaurati in collaborazione con l’Archivio del Cinema di Impresa di Ivrea e Fondazione Cineteca Italiana.

Domani verrà inaugurata la mostra fotografica “Enrico Appetito per Michelangelo Antonioni sui set 1959-1964” a cura di ETICAARTE e Istituto LUCE Cinecittà, realizzata in collaborazione con l’Archivio Storico Enrico Appetito e Sandro Bernardi, “un’esposizione che, attraverso gli scatti di Enrico Appetito, fotografo di scena per “Deserto rosso” e “L’ avventura”, scandaglia l’archeologia dei set di Michelangelo Antonioni e investiga il suo rapporto con la natura”

(nel link, completo, “Deserto rosso”)

Sabato 7 ottobre Abel Ferrara, giurato del Concorso lungometraggi, terrà una Masterclass in cui presenterà i sue due ultimi lavori, “Piazza Vittorio” e “Alive in France” e in cui “racconterà il suo eclettismo e la sua necessità, quasi carnale, di fare film”

a.p.

Venezia 74. I nostri film (6)

A conclusione della Settimana della Critica, a Venezia, e già presente nelle sale, Veleno di Diego Olivares, lascia un segno preciso per il suo percorso spoglio e dolente nella martoriata Terra dei Fuochi, che emerge in controluce con tutta la violenza trattenuta di una realtà in atto, dalle storie di alcune famiglie della zona. Filmato nei toni inattuali e nella declinazione melò di un Matarazzo rimodulato, in Veleno si fa strada con determinazione lo sguardo coinvolto di un regista che osserva con lucidità un territorio amaro, mantenendosi all’altezza dell’umano, e raccontando di corpi spesso malati, abusati, sfruttati, ma ancora impegnati nella lotta per una vita diversa.

Film composto di materiali d’archivio e di incontri, Cuba and the Cameraman di Jon Alpert, abbracciando un intervallo temporale di oltre quarant’anni, mette al centro del suo film Cuba, un’isola che con i suoi abitanti ha osato sfidare con la sua differenza rivoluzionaria il paese più potente del mondo. Il film, personale e politico, commovente e lontano da qualsiasi intento di mera propaganda, sorprende per l’umanità e la ricchezza degli incontri, da quelli più istituzionali, con il Fidel Castro del 1979 nel corso della sua visita all’Onu, a quelli più intimi, come quello con tre fratelli campesinos cubani, ripetutamente incontrati e filmati nel tempo da Alpert.
La vita, la politica, i sorrisi degli abitanti di Cuba malgrado tutte le difficoltà, la vertigine di un progetto rivoluzionario che diventa narrazione quotidiana, lasciandosi prendere nel passo del cinema.

d.t.

Ci piace ricordare anche così Harry Dean Stanton,

non solo un grandissimo attore, fatto ‘vibrare’ da registi che si amano come, fra i tanti, Lynch e Wenders

a.p.

da oggi al 21 settembre a Trieste la XVI edizione del festival “I 1000(o)cchi”

Si apre oggi a Trieste (dopo l’ anteprima romana dei giorni scorsi) il festival internazionale del cinema e delle arti “I Mille Occhi” diretto da Sergio M. Grmek Germani. La selezione dei film è frutto, come sempre, delle ricerche e della cinefilia radicale del suo ‘creatore’. Tutti i film sono proiettati nel loro formato originale. Per consultare il ricchissimo programma, gli orari delle proiezioni e per poter scaricare gratuitamente il catalogo basta andare sul sito del festival. Tra le numerose rarità il film hardcore del grande autore recentemente scomparso Wes Craven, “The Fareworks Woman”, proposto in copia 35mm nella versione estesa italiana e col titolo “La cugina del prete”.

Si segnalano inoltre due documentari dedicati a Luce Vigo, figlia del grande Jean, scomparsa lo scorso febbraio, e alla quale il festival dedica la presente edizione.

a.p.

Venezia 74. I nostri film (5)

La mostra del cinema è finita ma alcuni piccoli e grandi film continuano a
parlarci. In un paesaggio svuotato dell’epica e della mitologia western il
vagabondare di un ragazzo che non potrà essere un cowboy, e un cavallo
ferito. “Lean on Pete”, di Andrew Haigh è un racconto di formazione,
rallentato e trattenuto, segnato dalla morte e dalla ricerca di una propria
casa. Lo sguardo del regista segue partecipe la fragilità di un corpo
attoriale che sta nascendo.

Altre erranze, al di qua e al di là dell’ Edipo, nel silenzio di un
paesaggio innevato. “La nuit où j’ ai nagè”, di Damien Marivel e Igarashi
Kohei. Completamente privo di dialoghi, il film, nelle sue ellissi, rende
verosimile il percorso solitario, in sè inverosimile, di un bambino di pochi
anni che vaga “indisturbato” e quasi invisibile agli altri, animali esclusi,
al limite del fiabesco. Posta in gioco: lo sguardo del padre che protegge il
sonno ritrovato.

Piccola vibrante prova d’orchestra “La mélodie” di Rachid Hami che mette a
fuoco, con delicatezza e intensità, il rapporto tra il singolo e la
collettività e dove il passaggio tra l’assolo e il corale è una metafora,
anche politica, della necessità di apprendere, a doppio senso, dagli
insegnanti e dagli allievi.

a.p. d.t.

ECCOCI: FILMCRITICA 678

Rossellini, Serra, Zemeckis, Schrader, Malick, Straub-Huillet e… tanto altro…

Buon compleanno al nostro amico e Direttore Edoardo Bruno

qui ritratto, insieme a Roberto Rossellini e Beniamino Joppolo, al Festival di Spoleto del 1962

gli amici di filmcritica

(ringrazio per aver “scoperto” la foto Cecilia Ermini)

Venezia 74. I nostri film (4)

Momenti di soprassalto in cui la flagranza del cinema ancora una volta emerge, in questa Mostra, pur sporadicamente, ci sono finora stati. Los Versos del olvido di Alireza Khatami, film fantasmatico e ruiziano, in cui un vecchio e un becchino cieco si muovono sotto il cielo del Cile postdittatura, ma soprattutto in un labirinto ” in abisso” di oblio dell’Oblio, o di “memoires des apparences”, o meglio di ” disapparenze”, naufragando in un kafkiano “villaggio più vicino” in cui i corpi dei trapassati perdono e riacquistano nomi. Con un esito ferreriano dove si spiaggiano due balene che fino a poco prima avevano volato nel cielo azzurro.

In “Brawl in cell block 99” di S.Craig Zahler si respira un aria forsennata e fagocitante, si percorre il precipizio da un carcere all’altro, fino ai sotterranei di una prigione di massima sicurezza, dove un mastodontico criminale “malgre’ lui” persegue la violenza implacabile ed etica nel proteggere a distanza una creatura che attende nel ventre della sua donna, sequestrata dai suoi ex complici. In un parossismo carpenteriano si torna ai climi ossessivi dei noir anni 40 come Gun Crazy di Josep H.Lewis, e si effonde il vento classico del cinema scolpio nelle sue forme dure a colpi secchi e micidiali.

In “The Private Life of a Modern Woman” James Toback filma acting, setting killing di una attrice che, rinserrata nel suo appartamento, compie un delitto gidianamente gratuito, apparentemente per legittima difesa, eppure “atto” di affondo nell’inconscio ( figurato dai mostri di Bosch in split screen) e perlustrato dallo stesso Toback che interroga come in una anamnesi analitica la sua attrice. Set duplicato dall’interrogatorio che un Alec Baldwin detective intraprende con l’attrice sul filo sottile della visione e funzione.

B.R.