Archivi Categorie: polis

New York, New York. Non solo Lumière

Nel primo link dei magnifici materiali girati a New York, nel 1911, dalla Swedish company SF Studios e restaurati dallo storico Guy Jones. Il sonoro non è originale.

Nel link che segue ancora New York filmata nel 1930. Il sonoro è questa volta originale

a.p.

(ringrazio per la segnalazione Doriano Fasoli)

Annunci

nei due video Vittorio Taviani parla di Rossellini

presidente di giuria a Cannes nel ‘77 e al quale si deve la Palma d’oro per “Padre padrone”

a.p.

ancora un’ altra triste perdita oggi, Vittorio Taviani

Lo ricordiamo con lo scritto di Edoardo Bruno sul film “Una questione privata”, diretto dal fratello Paolo e a cui Vittorio aveva partecipato in sede di sceneggiatura.

“Un film insolito ‘Una questione privata’ di Paolo Taviani (Vittorio firma solo la sceneggiatura) ispirato al romanzo breve di Fenoglio, con la lotta partigiana vista più dalle pagine di Giovanni De Luna (La Resistenza perfetta), in un Piemonte nebbioso, attorno alla Grande Villa aristocratica, senza le asperità e le scene cruenti della guerra civile, che le davano un sapore di lotta di classe.
Taviani ha voluto fare un film anomalo, esasperando i tratti del personaggio gentile e di innamorato inquieto, che gira attorno alla guerra con un metafisico respiro, perduto, tra la nebbia e il sogno. La prima parte del film, con l’arrivo dei due amici partigiani davanti alla Casa, dà lo scatto al ricordo e alle brevi, ma intense, digressioni amorose. C’è nel film tutta una imaginerie attorno ad un vecchio e grande albero, con una scalata per i rami, che può ascriversi tra le cose migliori di un Taviani alla ricerca dell’inedito, in una guerra partigiana fredda, opaca, con le camicie nere ‘alla Pavolini’ e i colpi partigiani poco convincenti. E un richiamo imprevisto a Pierrot le fou, alla fine, con una cantata pop sulla inutilità della guerra”

(pubblicato sul numero 683,marzo 2018)

la parola, ancora, a Milos Forman, che ci ha lasciato oggi

sott, a scelta, anche in francese

Ritorno alla fantascienza: Ready Player One di Steven Spielberg

Cibernetica, realtà virtuale, Guerra dei mondi, Spielberg ritorna alla fantascienza, ritorna a quell’impasto di immagini che si giustifica nel rimpianto di una attualità sfuggita, di una realtà del prossimo futuro, (anno 2045), in una New York appena riconoscibile, nella furia di un abbattimento della vita e dei consumi, vivibile in una visione immaginaria, che è l’unica realtà di cui gli uomini dispongono.
In questo deserto umanizzato di macchine e di asteroidi ormai residuati, Spielberg rievoca i miti di una preistoria, i miti di una America hollywoodiana – il gorilla di King Kong ancora minaccioso dall’alto del grattacielo e il Bacio che uccide per amore.
In questa sorta di romanticismo rievocato, rivivono le violenze, le sparatorie elettroniche, le pistole, rivive la polizia, rivive il lieto fine, in una logica intellettuale da ançien régime dell’ultimo tycoon, della Hollywood di oggi. È come un omaggio al cinema dei vecchi trucchi, degli oggetti volanti che l’obiettivo della mdp rende di grandezze inimmaginabili, ricostruiti sui micro modellini che attraversano lo spazio celeste, con la patina del tempo, lo stesso tempo ‘intellettuale’ di una narrazione simbolica.
Edoardo Bruno

Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina a Milano

Si è aperta ieri e durerà fino a domenica 25 marzo la 28a edizione del festival che da molti anni esplora il meglio del cinema contemporaneo dei tre continenti e che vede, fra i selezionatori, il ‘nostro’ Giuseppe Gariazzo. Il programma è come sempre molto ricco e articolato e prevede, oltre al concorso lungo e cortometraggi, una sezione dedicata ai film di alcuni registi italiani, girati nei tre continenti, che cercano di indagare la drammatica realtà dell’immigrazione, e, nella sezione “Flash”, una panoramica di film di importanti autori, già proiettati in altri festival internazionali. Il programma completo è visibile ovviamente sul sito del Festival. Da segnalare, in particolare, “Une saison en France”, di Mahamat Saleh Haroun

“The Wandering Soap Opera”, di Raul Ruiz e Valeria Sarmiento

“On the Beach at Night Alone”, di Hong Sang-soo

e, nella serata conclusiva del Festival, “Legend of the Demon Cat” di Chen Kaige

a.p.

Filmcritica 683…

Eccoci in stampa… con Clint Eastwood, Roman Polanski, Steven Spielberg, Kathryn Bigelow, Paul Thomas Anderson, Raul Ruiz, Martin McDonagh, Vittorio Taviani… e tanto altro…

BFM 2018

Si è inaugurato ieri, con l’apertura della mostra personale di Jonas Mekas, al Palazzo della Ragione, e con la proiezione della copia restaurata de “L’ultima risata” di Murnau il Bergamo Film Meeting che si concluderà il 18 marzo. All’interno del fittissimo programma, consultabile sul sito del festival, si segnalano gli omaggi a Liv Ullmann (della quale verranno proiettati non solo i film di Ingmar Bergman che la vedono protagonista ma anche tutte le opere da lei dirette) e a Jonas Mekas (del quale si potranno vedere “Out-Takes from the Life of a Happy Man”, un collage di materiale omesso dai lavori del filmmaker di origine lituana tra il 1960 e il 2000, e “Seasons”) e tre retrospettive dedicate all’austriaca Barbara Albert, a Stéphane Brizé e al rumeno Adrian Sitaru

(nei link, intero, il film di Murnau e un estratto di “Out-Takes from the Life of a Happy Man”)

a.p.

ci ha lasciato ieri André S. Labarthe

prolifico e sempre illuminante critico, attore e ‘cineaste de notre temps’

a.p.

per Angela

Agire la pellicola, lavorarla, filmarla per approfondire la visione assoluta di un cinema autoreferenziale, che guarda e si guarda, che esiste per guardarsi e farsi guardare. Universale e nello stesso tempo intimo. Come scrivere appunti con la luce, dettare frammenti di pensiero nell’istante in cui si vede. L’estremo lembo di un cinema sperimentale, magmatico, fisico (nel senso di un reciproco rapporto di tangibilità tra la macchina da presa e ciò che sta di fronte) passa attraverso l’opera di autori sperimentatori come Jervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, e ora che Angela se n’è andata, il ricordo va alla sua tenacia e al suo sorriso forte e aperto. Sapeva comunicare con gli animali e questo, ai miei occhi, faceva di lei una donna di inesauribili sorprese, curiosa e aperta e accogliente, come un grande albero, con radici robuste e rami aerei.

Grazia Paganelli

nei link alcuni film realizzati da Gianikian e Ricci Lucchi