Category Archives: lingua

FINE D’ANNO: FILMCRITICA 680

In questo numero: Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa, Esiltà, Il pensiero pensato, Il cinema come partitura, La peste: scenari di una metafora, Cavità abitata, Interfaccia, Protesi (su Divorati di Dave Cronenberg), Nemesi di Walter Hill, Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve…

Annunci

“Cinema&Arti. Brera 2017”

A Milano dall’11 al 13 dicembre la settima edizione della rassegna, curata da Francesca Alfano Miglietti, Laura Lombardi e Elisabetta Longari, per  l’ Accademia di Belle Arti di Brera. Si presentano “film su alcuni dei protagonisti che hanno contrassegnato l’evoluzione della cultura visiva contemporanea, e film realizzati da artisti che hanno scelto il cinema come mezzo espressivo”. La peculiarità della rassegna consiste nel mostrare esiti ottenuti dal cinema che incontra altri ambiti artistici quali la danza, la musica, il teatro, il design, la fotografia, la moda.. Per il programma completo vedi, da questa sera,  sul sito : http://www.cromedanza.it

 

a.p.

Auguri Jean-Luc! (3 dicembre 1930)

nel link una conversazione tra Godard e Jean Douchet

a.p.

Tutto il cinema di Alberto Grifi a Filmmaker 2017

Si è aperto ieri a Milano e durerà fino al 10 settembre il Filmmaker International Film Festival, diretto da Luca Mosso. Come sempre è il cosiddetto documentario e il cinema di ricerca e di sperimentazione il campo sul quale si forgia, da molti anni, questa manifestazione (che comprende convegni e Masterclass), da vedersi più come un laboratorio, un campo di forze, che un festival, più o meno tradizionale, anche se non manca la sezione dei film in competizione. Molte le opere importanti presentate quest’anno, ci basti segnalare gli ultimi lavori di Wang Bing (“Mrs Fang”, proveniente da Locarno), il portoghese “La fabrica de nada” di Pedro Pinho (reduce da Cannes), “I Pay for Your Story”, del grande cineasta Lech Kowalski, l’omaggio a Alain Cavalier, del quale verranno presentati i suoi “Six Portraits XL”. Dopo Torino Luis Fulvio ripresenterà qui il suo lavoro ” ’77 No commercial use” (vedi  post precedente). Ma l’evento di Filmmaker 2017 è, senza ombra di dubbio, nel decennale della scomparsa, la retrospettiva dedicata all’opera omnia di Alberto Grifi compreso, sotto forma di installazione, il girato integrale de “Il festival del proletariato giovanile al Parco Lambro”. Per il programma completo basta guardare ovviamente sul sito di Filmmaker.

a.p.

il ’77 al Torino Film Festival

“È il ’77, finalmente il cielo (rosso) è caduto sulla terra. (A) Soffiare sul fuoco, attraverso la zizzania, la gioia (armata), rivolta (di classe) e cospirazione, senza tregua, è uno strano movimento di strani studenti, congiura dei pazzi senza famiglia, senza galere. La prateria è in fiamme, la rivoluzione è finita abbiamo vinto.” Luis Fulvio

Segnaliamo il lavoro analitico, appassionato e militante del nostro compagno Luis Fulvio (Fulvio Baglivi) sul 1977, un anno impossibile e irriducibile, mai elaborato, e largamente rimosso. Ci voleva qualcuno come Luis Fulvio, nato quello stesso anno per mostrare, con schegge, pezzi e brandelli in un ossessivo cortocircuito tra cinema e telegiornali, il punto di incandescenza, l’assalto al cielo, la rabbia disperata e la gioia sovversiva di una generazione che voleva ad ogni costo riprendersi la vita.
Frammenti di Herzog, Brakhage, Akerman, abbracciano nel montaggio Giorgiana Masi, Patrizia Vicinelli, perfino Renato Vallanzasca, intercettando le immagini di Fassbinder, Browning, Buñuel, con Lama fuori dalla Sapienza, Bifo, le assemblee, il punk, in un mosaico selvaggio e libero che alla fine riesce a dire una parola politica su una generazione e su un anno “che non finì”

Il film “77 No Commercial Use” passa al Torino Film Festival sabato 25 novembre, alle ore 20; domenica 26 novembre alle ore 10 a.m., e martedì 28 novembre alle ore 13

1510685755232

d.t.

FILMCRITICA 679

Frederick Wiseman, Jean Roach, David Lynch, Jerry Lewis, James Toback, Vincente Minnelli, Michael Bay, Raul Ruiz, Marco Bellocchio… Venezia 2017

Verso l’Apocalisse

Un film, un film documentario di Abel Ferrara ‘girato’ in un punto centrale di Roma, pieno di migranti che tentano di rifarsi una vita, senza la violenza e la rabbia di Abel Ferrara, anche se Abel in persona, provoca le domande/risposta, in un dialogo disteso, in una intermediazione temporanea da una città ad un’altra, in un luogo disatteso e deluso.
Ma c’è una filosofia, un sottofondo nello sguardo indifferente di una città distratta niente affatto disposta ad essere l’ultima tappa di un viaggio terribile ed è la delusione che si avverte negli occhi dei sopravvissuti, mortificati e ridenti, pronti a ricominciare, anche se impigriti dal sole, sui marciapiedi dove sdraiarsi addormentati, in una indolenza senza futuro.
Punto finale senza destino – “morire, dormire, nulla di più”, Roma appare indefinita e distratta senza gli incubi di una città nascosta dentro un’altra città, come la città di Minnelli, Altra città, visione metafisica, come la scala inquietante della palazzina Novecento della Casa Pound, vista dall’interno, ultimo gradino verso l’Apocalisse, richiamo al suo 4:44 Last Day on Earth sulla fine del mondo.
Qui, in un rovesciamento ontologico, si avverte allora tutta la tragicità di una visione violenta, e la rabbia, di una inarrestabile fine. Un pensiero che attraversa la Storia e riguarda le macerie imperiali con il fermo immagine di un cinema del futuro.

e. b.

  • Questo l’editoriale del prossimo numero di Filmcritica 679

Venezia 74. I nostri film (6)

A conclusione della Settimana della Critica, a Venezia, e già presente nelle sale, Veleno di Diego Olivares, lascia un segno preciso per il suo percorso spoglio e dolente nella martoriata Terra dei Fuochi, che emerge in controluce con tutta la violenza trattenuta di una realtà in atto, dalle storie di alcune famiglie della zona. Filmato nei toni inattuali e nella declinazione melò di un Matarazzo rimodulato, in Veleno si fa strada con determinazione lo sguardo coinvolto di un regista che osserva con lucidità un territorio amaro, mantenendosi all’altezza dell’umano, e raccontando di corpi spesso malati, abusati, sfruttati, ma ancora impegnati nella lotta per una vita diversa.

Film composto di materiali d’archivio e di incontri, Cuba and the Cameraman di Jon Alpert, abbracciando un intervallo temporale di oltre quarant’anni, mette al centro del suo film Cuba, un’isola che con i suoi abitanti ha osato sfidare con la sua differenza rivoluzionaria il paese più potente del mondo. Il film, personale e politico, commovente e lontano da qualsiasi intento di mera propaganda, sorprende per l’umanità e la ricchezza degli incontri, da quelli più istituzionali, con il Fidel Castro del 1979 nel corso della sua visita all’Onu, a quelli più intimi, come quello con tre fratelli campesinos cubani, ripetutamente incontrati e filmati nel tempo da Alpert.
La vita, la politica, i sorrisi degli abitanti di Cuba malgrado tutte le difficoltà, la vertigine di un progetto rivoluzionario che diventa narrazione quotidiana, lasciandosi prendere nel passo del cinema.

d.t.

ECCOCI: FILMCRITICA 678

Rossellini, Serra, Zemeckis, Schrader, Malick, Straub-Huillet e… tanto altro…

Venezia 74. I nostri film (1)

Al quinto giorno dall’inizio della mostra ancora nessuna scoperta. Abbiamo però re-incontrato alcuni grandi autori che hanno spinto il loro e il nostro sguardo oltre il limite dell’umano e del visibile.
Il diavolo e l’esorcista, ancora, probabilmente. Usando solo in apparenza la forma documentario, Friedkin in “The Devil and Father Amorth” lavora sui margini di un reale indemoniato da esorcizzare con la potenza artigianale di una sequenza quasi senza stacchi e di un’indagine sui rituali più oscuri del cattolicesimo che si incarnano nella figura carismatica e inquietante di padre Amorth, in cui sprofondare lo sguardo. Film saggio sulla paura, sull’ambiguità e sul dubbio.

Il cinema fisico e di pensiero di Bresson, Dreyer, Bergman, De Oliveira, Scorsese, Hitchcock e De Palma formano la carne e il sangue dell’ultimo, folgorante film di Schrader ‘First Reformed’, finora il nostro Leone d’oro. La scrittura e il suo rovescio, filosofico e politico. Lungo viaggio di un corpo di dolore verso un brutale stacco in nero che taglia le immagini prima dei titoli di coda, là dove  il trascendente è sospeso e dove l’ amore la morte e il cinema si compenetrano alla ricerca dell’ assoluto.

a.p.   d.t.