Cannes 71. I nostri film (7)

Anche In My Room di Ulrich Köhler è un film diviso in due, aspetto singolare e comune a diversi fra i film visti al Festival, che hanno lasciato una traccia più profonda. Armin, il protagonista, nella prima parte del film, ambientata a Berlino, oscilla tra insuccessi al lavoro e con le ragazze, ma quando ritorna in provincia nella casa del padre per la morte della nonna, dopo una notte passata a sbronzarsi in macchina, il mattino seguente tutto improvvisamente è cambiato.

Ogni presenza umana sembra scomparsa dalla faccia della terra, solo gli animali, cavalli, capre, cerbiatti, galline, perfino un alce – sono rimasti in un panorama da post-catastrofe, già declinato con crudele poesia dal cinema di Marco Ferreri. Armin, coltiva la terra, munge le capre e caccia gli animali, e quando compare Kirsi, unica donna, ad abitare con lui questo nuovo mondo, gli echi lontani di Il seme dell’uomo si fanno ancora più evidenti. In my room affascina perchè fa paura, mentre mostra senza filtri, con pacatezza e senza dramma, tutta la precarietà, la fragilità e la solitudine della condizione umana.

d.t.

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