Ritorno alla fantascienza: Ready Player One di Steven Spielberg

Cibernetica, realtà virtuale, Guerra dei mondi, Spielberg ritorna alla fantascienza, ritorna a quell’impasto di immagini che si giustifica nel rimpianto di una attualità sfuggita, di una realtà del prossimo futuro, (anno 2045), in una New York appena riconoscibile, nella furia di un abbattimento della vita e dei consumi, vivibile in una visione immaginaria, che è l’unica realtà di cui gli uomini dispongono.
In questo deserto umanizzato di macchine e di asteroidi ormai residuati, Spielberg rievoca i miti di una preistoria, i miti di una America hollywoodiana – il gorilla di King Kong ancora minaccioso dall’alto del grattacielo e il Bacio che uccide per amore.
In questa sorta di romanticismo rievocato, rivivono le violenze, le sparatorie elettroniche, le pistole, rivive la polizia, rivive il lieto fine, in una logica intellettuale da ançien régime dell’ultimo tycoon, della Hollywood di oggi. È come un omaggio al cinema dei vecchi trucchi, degli oggetti volanti che l’obiettivo della mdp rende di grandezze inimmaginabili, ricostruiti sui micro modellini che attraversano lo spazio celeste, con la patina del tempo, lo stesso tempo ‘intellettuale’ di una narrazione simbolica.
Edoardo Bruno

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