Uccidere la guerra


[…] L’invisibile si rende visibile nella danza, nel canto, nel corpo d’una bambina e poi d’una adolescente, sulla terra, sulle colline, sugli alberi, tra le nuvole, tra le pecore che brucano, nelle capanne appena rischiarate dalla luce di qualche candela. Su un cavallo più grande di lei, accompagnata da uno zio che sembra provenire direttamente da Ma Loutte, Jeanne, pastora guerriera, si avvia lungo il greto d’un torrente, verso il destino che l’aspetta, per uccidere la guerra.

Il soprannaturale è esso stesso carnale
E l’albero si interra nelle profonde radici
La stessa eternità è nel terreno
E il tempo è un tempo senza tempo.
Péguy

Dalle riflessioni di Alessandro Cappabianca al film Jeannette, l’enfance de Jeanne d’Arc di Bruno Dumont. Da Filmcritica 681/682 (Gennaio/Febbraio)

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