Archivi del mese: gennaio 2018

Twin Peaks: Un traslato onirico

[…] Lynch in Twin Peaks, il ritorno non abbandona i suoi stereotipi, i miti, le autostrade riprese in corsa, la linea bianca di Strade perdute, non abbandona i primi bianco e nero di Eraserhead col rumore assordante delle macchine industriali, e ricostruisce i percorsi virtuali attraverso la narrazione dell’Avventura. I suoi eroi richiamano la letteratura western dei primi fumetti, lo Sceriffo, le Guardie, i Posti di polizia di piccole città, all’ombra della foresta, Twin Peaks, stato di Washington. Il ritorno si muove tra il passato e il futuro, in una narrativa del già visto, i luoghi, le azioni, i personaggi sembrano riemergere dopo 25 anni di assenza e in questa ripetizione lo spazio ritrovato e lo spazio circolare del sogno, sembrano condannati a ripetersi, in una allucinazione. Cooper, Diana, lo Sceriffo, Gordon e gli altri personaggi, sono come fermati nel tempo, con i loro difetti e con le parole di uno slang che supera l’inversione degli anni. D’improvviso una luce nera si apre, in una data del 1945, nel New Mexico, allo scoppio delle prime prove atomiche; il buio si infrange in tante piccole spore, il silenzio spaziale si impone e prende la forma di un ritmo musicale, reiterato e continuo. Il cinema si fa oggetto della visione, e come in una vecchia sala cinematografica le immagini in bianco e nero ‘escono’ dallo schermo, l’uomo elegante abbraccia la ragazza-bambola, l’oscurità viene attraversata da un raggio appena colorato da un giallo/marrone che poi si dilegua nel buio: 1956, una forma volatile, forse un insetto, entra nella bocca spalancata nel sonno, di una ragazza. […]

di Edoardo Bruno, estratto dal numero 681/682 (Gennaio/Febbraio 2018)

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ANNO LXVIII – Gennaio/Febbraio 2018 – ABBONATEVI!

Cinema è poesia

Ha scritto Martin Heidegger in Pensare e poetare: “Il poetare, la poesia schiettamente intesa, è la «poesia». La parola è formata secondo il verbo greco ποιεíη, che significa: fabbricare, produrre”, anche il cinema è poesia, nel suo creare infiniti mondi possibili. Da Umberto Barbaro a Edoardo Bruno (Film come poesia) fino a David Lynch e a Raúl Ruiz, in un “vai e vieni”, caleidoscopio (καλειδοσκόπιο, nel suo senso etimologico) tra realtà e sogno, eyes wide shut… come il sogno-incubo twinpeaksiano che entra, poeticamente, nel corpo non solo attraverso gli occhi ma anche attraverso la bocca, nel bianco e nero della visione “dove lo sguardo – in tanta luce – è nero” (come recita il meraviglioso verso di Fernanda Romagnoli), ancora ad occhi aperti-chiusi, così vicino al nero che apriva l’Arca sokuroviana: “Ho aperto gli occhi e non ho visto niente”.

In questo primo numero del nuovo anno ricordiamo ai lettori che l’unica forma di finanziamento per la nostra rivista è l’abbonamento, che abbiamo mantenuto da anni, e che è anche l’unico modo per sottolineare il vostro consenso nel nostro percorso politico e teoretico.

Editoriale di m. m.

Un’astratta forma di pensiero

Guardando L’insulto di Ziad Doueiri si ha come l’impressione di guardare dentro un rècit piegato e ripiegato come la pli di Leibniz, barocco nell’espressione, barocco nelle insidie del discorso, parola contro parola; parole che sottendono una grande ferita, che esprimono lo sdegno dell’inespresso e la relatività dell’inconscio.
Cinema di una razionalità spinta al massimo grado della logica, da divenire un’astratta forma di pensiero, Doueiri insegue un doppio binario semantico, da una parte una fisica esasperazione con la quale filma la paura e l’attesa, e dall’altra una logica conseguenzialità nella narrazione dei fatti.
Scolpito nei personaggi – il meccanico libanese e l’edile palestinese – ciascuno chiuso nella propria sensibilità e nel proprio egoismo, incasellati nei ritagli di spazio e di legalità che una società multipla può a loro riservare, (per la prima volta Beirut viene mostrata nella sua ‘grandiosità’ di accoglienza, protetta e imposta dall’ONU) L’insulto esprime l’inesprimibile, il lato nascosto, l’altra faccia dell’apartheid, il meticoloso rimando alle regole minute di una interpretazione spesso illogica ma formale delle leggi. “Uno dei compiti dello scrittore – scrive Salmon Rushdie – è dire l’indicibile”, mostrare il non detto, girare attorno alle parole e ritrovare il gusto per la retorica.
Edoardo Bruno

L’insulto
Regia: Ziad Doueiri. Sceneggiatura: Ziad Doueiri & Joelle Touma. Fotografia: Tommaso Fiorilli. Montaggio: Dominique Marcombe. Musiche: Eric Neveux. Interpreti: Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Diamand Bou Abboud, Rita Jurdi. Distribuzione: Lucky Red. Origine: Libano, Francia, USA, Belgio, Cipro 2017. Durata: 112’

il 14 gennaio 1925 nasceva a Tokyo Yukio Mishima

Poeta, scrittore, drammaturgo, cineasta. Nel link, intero, il film Yukoku (Patriottismo, 1966), da lui scritto, diretto e interpretato.

a.p.
(ringrazio il blog “Sacrificium Intellectus”)

Non solo cinema. Un saluto al grande filosofo Mario Perniola che ci ha lasciato ieri

a.p.