Lo spettatore critico: Quasi un realismo magico

Mal di pietre di Nicole Garcia

Con Marion Cotillard, Louis Garrel, Alex Brendemuhl

Francia, Belgio 2016; 120’

Francia 1950, Alta Provenza. Dopo una festa contadina e una descrizione sommaria dei personaggi, marito e moglie, in macchina, accompagnano il figlio, più o meno quindicenne, al Conservatorio per una audizione importante. D’improvviso la macchina nell’imboccare una via si deve fermare per permettere ad un camion di scaricare la merce, e la mamma Gabrielle (una Marion Cotillard molto intensa) scende di corsa, come allarmata ed entra in un portone. Via e numero precisi, come nei racconti di Bontempelli, quasi in un realismo magico, tutto cambia, viene arretrato a quindi anni prima, quando il ragazzo non era ancora nato , il racconto va indietro, ma i costumi no, i vestiti, il colore locale, i volti degli attori, restano identici, ma i fatti seguono l’alternarsi degli eventi.

Nicole Garcia, la regista, ha voluto rifarsi ad un clima particolare ed entrare, così, in una specie di realismo magico, con tutti i dati realistici di una rappresentazione, mantenendo costante l’aria del paesaggio, il clima esasperato di una guerra lontana e i rilievi di una storia romantica? Abbandonando il romanzo di Milena Agus ambientato in Sardegna?

Nel film, la guerra con l’Indocina, raggela il racconto. L’incontro di Gabrielle, ricoverata per il ‘male di pietre’, con un ufficiale ferito mortalmente, interpretato da Louis Garrel, in un ospedale anche militare, denso di nebbie umide e di ombre, dà un rilievo bretoniano al racconto, vivo e morto surreale nei continui incontri e ricordi, spettro e realtà, esile amante impotente, capace di amare, di un amour fou incredibile, manuale, tattile e nello stesso tempo intenso, fino ad incidere sul carattere del figlio, inseminato nello stesso tempo dal legittimo padre. Il bambino che nasce ha i silenzi, le malinconie e l’amore per la musica suonata dall’ufficiale. Qui, a questo punto la trama si interrompe, quasi un sipario improvviso riporta ogni cosa al suo posto, l’audizione al Conservatorio, la gioia dei genitori, la musica, la stessa che suonava con fatica Garrel.

e. b.

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