Dov’è la libertà? di Roberto Rossellini

“Le fasi deformate in senso espressionistico non esauriscono il racconto di questo ritorno alla normalità, in una Roma tradita dalle opere del regime, del barbiere Lojacono che non ritrova più la sua bottega. Tutto il dramma si inscrive sulla maschera di Totò martoriata e mobilissima: Totò incide la fiducia e gli spasimi, le perdute occhiate d’amore, il rider sarcastico. Dov’è la libertà?, nella sua intonazione grottesca sorretta dalla audacia stilistica della deformazione, colora persone e situazioni di mostruosità: notate l’usuraia che sogguarda Abramo traverso le dita, per spiarlo nella finzione del pianto convulso”. (Marcello Clemente, Filmcritica n.36, maggio 1954)

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