su Giordano Bruno, sul Sole intellettuale, sull’ immaginazione

“E se l’incomprensibile / fosse l’immaginazione?”, si chiede Cesare Viviani all’inizio di una delle sue poesie di Credere all’invisibile (Einaudi, 2009), un distico meraviglioso in cui la parola ‘incomprensibile’ sembra voler indicare, etimologicamente, l’impossibilità di prehendĕre, prendere o afferrare qualcosa, in sé, di inafferrabile: l’immaginario e dunque l’immagine, l’imago; “Il potere immaginativo, o la ‘facoltà immaginativa’” di cui scrive, in questo numero, Edoardo Bruno nei suoi Appunti su Giordano Bruno, facendo risaltare, con il filosofo nolano, il “primato dell’immaginazione nel processo conoscitivo”. Immaginazione che dà forma all’interpretazione, come attività di incessante riflessione, di continua e instancabile interrogazione di ciò che appare e si rende visibile. Il sentire delle immagini è il sentire dell’immaginario, con-fuso alla forza delle passioni dell’anima, a voler ricordare Cartesio – il filosofo che coinvolge e seduce con il suo pensiero la regina Cristina di Mika Kaurismaki (The Girl King, si veda qui il Vai e Vem di Bruno Roberti); un sentire e una forza che riportano alla mente, al pensiero, altri versi di Viviani: “Erano così chiare, evidenti le cose / non per loro autenticità, / ma per eccesso di immaginazione”.

Michele Moccia, estratto da “Argomenti.Dell’ immaginazione”, pubblicato nel n.673

 

 

“Giordano Bruno (1548-1600) respinge l’interpretazione cristiana dogmatica che ne dà la Chiesa e aspira a tornare ad una religione, meglio ad una religiosità, pura; lascia cadere quello che chiama l’apice metafisico del sistema, vede oltre il mondo celeste, un ‘Uno Sovraceleste’ o ‘Sole Intellettuale’, che raggiunge mediante l’unificazione delle immagini nella memoria. Per Bruno il ‘Sole intellettuale’, raggiunto attraverso questo processo unificante, non doveva avere un aspetto trinitario, (aspetto che avrebbe abolito più tardi nei Sigilli), ma un potere unico, il potere immaginativo, o la ‘facoltà immaginativa’, che varca immediatamente le porte della memoria e che si fa tutt’uno con la memoria;’ e più di ogni altro suo contemporaneo, (Giulio Camillo) sviluppa l’arte della memoria in arte ermetica, come ‘sigillo’ della memoria. Nell’Ars memoriae analizza diversi tipi di immagini mnemoniche e inserisce la ruota ‘con le trenta intenzioni delle ombre’, come esempio per fissare la potenza dei concetti delle idee – raccordi come ricordi – quasi in una anticipazione delle Mnemosine di Warburg. Occultando un sistema di memoria razionale in un sistema ‘magico’ e collegando ai segni dello zodiaco le ‘stanze’ del suo teatro, in una tecnica magico-religiosa, l’ex frate passionale mette in luce una delle radici del suo antiaristotelismo, in quel suo volgersi verso i raggruppamenti astrali della natura. Attraverso la magia delle immagini vede i raggruppamenti naturali come collegati tra loro da anelli magici, il che poteva essere interpretato nel Rinascimento, come una ‘magia artistica’, un dominio della fantasia. Zeusi, il pittore che dipinge le immagini interne della memoria nei Sigilli (1583), introduce una comparazione della pittura con la poesia. Il pittore eccelle nell’arte dell’immaginazione, il poeta nell’arte cogitativa, entrambi richiamandosi a ‘ut pictura poesis’ di Orazio come manifestazione del primato dell’immaginazione nel processo conoscitivo; anticipando di conseguenza l’arte dell’ermeneutica, che vede uniti, nel processo interpretativo, filosofi , critici, autori e pittori(..)”

Edoardo Bruno, estratto da “Appunti su Bruno: magia e interpretazione”, pubblicato nel n.673
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