Postilla – Ancora una volta la finzione

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Ad un certo punto del film La la Land, ritorno al musical, piuttosto goffo, nella sua generosità con una apertura al Cinemascope anni sessanta, senza la luce e l’armonia di grandi maestri, senza la follia segreta, il respiro delle stelle, la bravura di Ginger Rogers e le gambe di Cyd Chiarisse, senza i marinai veri e presunti di Fred Astaire e i Gene Kelly, senza il respiro dell’arte geometrica dell’Op’ Art , senza la leggerezza giocosa degli acquarelli ottici e dei trompe-l’oeil, e, in teoria, gli studi di Rudolf Arnheim Art and Visual Perception che per gli artisti americani sono stati un punto di riferimento costante. L’arte del musical, in questo film resta come sospesa, resta senza respiro, come soffocata, impotente. Gli stessi dialoghi, senza la convergenza musicale restano assenti, come pure i paesaggi dal vero, le vecchie caffetterie, dove suonano il jazz e le canzoni pop, che cercano di rivisualizzare le coreografie di Minnelli, di Stanley Donen senza trovare equivalenti popolari, senza quel ‘falso’ pittorico carico di nostalgia, sia pure artefatta, senza l’infinito riflesso e lo specchio immobile di Hopper, ‘la nouvelle nature’ e la luce del Nuovo Mondo. Anche i balletti che sembrano respirare, quando sono all’aria aperta, quando ‘ballano’ davanti alla città di notte e di giorno, solcando le strade, decadono nei trucchi a teatro. Decadono nella finzione, restano inerti.

Ma c’è un punto nel film di Damien Chezelle, che cambia registro, che acchiappa la follia del poeta, la follia dell’ispirazione, la follia dello sguardo, e la follia della commozione, ed è il salto della poesia sulla Senna, quel silenzio sulla scena, rotto dalla giovane attrice che ‘recita’, sommessamente e poi in tono innalzato, parlando di un fiume vero e sognato, quale simbolo di libertà e di invenzione, come canto che sembra muoversi in un riflesso inventato e su una musica alla Satie inesistente, che è il segno dell’arte; non il reale ma il ‘sogno’, quel che Malraux diceva a proposito del pittore ‘ce n’est pas la nature, mais le tableaux’ è quel che interessa l’artista. Ancora una volta la finzione, lo stravolgimento del vero.

Edoardo Bruno

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