Monthly Archives: gennaio 2017

MEMORIA: Annelies Marie Frank alla finestra

a.p. (ringrazio Doriano Fasoli)

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MEMORIA

a.p.

esce oggi in alcune sale italiane “Austerlitz”

di Sergei Lonitzsa.Così da Venezia Daniela Turco: ” (..) Quello specchio in cui si riflette ciò che umano, che per Diaz è il cinema, e che in Voyage of Time: Life’s Journey Terrence Malick, nella sequenza in cui un uomo primitivo, dopo aver visto per la prima volta nell’acqua il riflesso del suo volto, associa alla scoperta dell’identità e alla nascita della violenza, diventa, in Austerlitz di Sergei Loznitsa lo specchio scuro su cui scivola e sprofonda la tragica inconsistenza della nostra contemporaneità. Il titolo del film proviene direttamente dall’ultimo, stupendo libro di W.G. Sebald, testo stratificato di senso, contrappuntato da foto in bianco e nero, che racconta la ricerca dolorosa e a ritroso di un professore di storia dell’architettura delle proprie origini, e dei fatti tragici della sua infanzia, durante l’ultima guerra mondiale. Nel libro si incrociano gli sguardi dell’io narrante con quelli del professore, Jacques Austerlitz appunto, e occasionalmente con quelli di altri personaggi, in un incastro di piani sfuggenti, la cui struttura fonda anche il film. Già con The Event (2015) ma soprattutto con Maidan (2014), Sergei Loznitsa aveva già mostrato, nel suo modo rigoroso e pacato di condurre le riprese, di essere impegnato a rimodulare un’idea di cinema documentario che per essere una testimonianza viva e reale degli eventi, deve, rossellinianamente, saper aspettare, lasciare spazio all’attesa – aprendosi dunque all’inatteso -, lasciando soprattutto allo spettatore la scelta di prendere o meno posizione di fronte a ciò che viene mostrato. Con Austerlitz il compito dello spettatore non è mai stato decisamente tanto gravoso: all’inizio, come spesso accade con il lavoro di Loznitsa, non ci si orienta bene, ciò che si vede sono masse di turisti, alcuni assorti in ascolto di guide audio, altri semplicemente distratti, mentre si muovono nei viali circondati dagli alberi in un giorno qualsiasi d’estate. Dove siamo? Quando infine appare un cancello con la scritta Arbeit Macht Frei, cominciamo a entrare, anche noi, insieme ai visitatori, all’interno di quello che risulta essere il campo di concentramento di Sachsenhausen, vicino a Berlino, e, nello stesso tempo, all’interno della visione. Ma non è il campo di Sachsenhausen il nucleo centrale di un film che lavora con determinazione sui margini, sull’opacità della visione, sul suo punto cieco, nel senso evangelico, di avere occhi per non vedere.

Lo sguardo implacabile e neutro della candid camera di Sergei Loznitsa ci mostra in Austerlitz fino in fondo la tappa finale, il punto estremo di non ritorno della società dello spettacolo, che arriva qui a consumare, una merce come un’altra, anche il campo di concentramento, cioè quello che è stato il buco nero del Novecento, l’evento più umanamente irricevibile e irrapresentabile. Qualcosa si è rotto, o è andato perduto nella nostra memoria collettiva, questo almeno è ciò che ci dicono queste immagini che effettivamente hanno dell’insostenibile, quando si vede, ad esempio, una ragazza mettersi in posa, con le spalle contro il buio dei forni crematori per farsi scattare una foto, mentre altri visitatori mangiano, o altri ancora mimano contro i pali gli ultimi gesti dei condannati alla fucilazione, accompagnati dalle varie guide che spiegano in lingue diverse, come in un qualsiasi museo o monumento, i dettagli e le funzioni di quegli ambienti, nel rumore di fondo incessante dato dal cigolio delle porte che vengono continuamente aperte e rinchiuse durante la visita.
Sergei Loznitsa non dimostra ma mostra pianamente ciò che forse inconsapevolmente siamo diventati in questo film insostenibile che a più riprese, fa venire voglia di abbassare gli occhi – sia benedetta la vergogna di Kafka! – davanti alla stupidità tragica dei selfie che hanno come sfondo la scritta Arbeit Macht Frei, alle magliette con le scritte, al cibo consumato tranquillamente e soprattutto alla distrazione dominante che anche in quel luogo prende il sopravvento. Nella trasparenza fredda dell’occhio della macchina da presa si riflette così questa nostra umanità, che ci ri-guarda, da cui sarebbe troppo semplice chiamarsi fuori con un moto di repulsione; il film di Sergei Loznitsa, che Robert Kramer avrebbe amato, va semmai preso come un avvertimento silenzioso, che senza nessuna carica retorica non vuole tanto mostrarci le cose vere, quanto come stanno veramente le cose. Forse, non siamo soltanto questo, ci sono alcuni, rari momenti sospesi, in Austerlitz, in cui nel brusio di fondo, si fa strada un po’ di silenzio; quando vengono filmati certi riflessi evanescenti sui vetri delle finestre, molto cari a Loznitsa e già presenti nel suo bellissimo corto all’interno di I ponti di Sarajevo (2014), in cui viene lasciato uno spazio di possibile/impossibile incontro tra i volti di alcuni tra i visitatori del presente e i fantasmi della Storia, che in un tempo tragico e lontano erano già stati là.
Bisogna filmare per poter vedere, è sempre stata la lezione godardiana, che qui Loznitsa raccoglie e fa sua, in questo film tremendo, insostenibile e necessario, contro la banalità quotidiana dell’obli”

(estratto da “Viaggio al termine della notte” pubblicato nel n. 667/668)

a.p.

la poesia filmata dal cinema di poesia

Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906-Roma 21 gennaio 1977) filmato da Mario Schifano nel film “Umano non Umano”

a.p. (ringrazio Doriano Fasoli)

ieri John Boorman ha compiuto 84 anni

ricordiamo che al cineasta inglese nel 2005 avevamo consegnato il premio Maestri del Cinema-Filmcritica Campidoglio

a.p.

Marco Bellocchio alla Cinémathèque Française

a.p.

(ringrazio Paulo Soares)

ricordando Gianfranco Bettetini

che ha dato una svolta importante al dibattito sul rapporto cinema e semiotica parlando di cinema come linguaggio

nasceva il 14 gennaio 1925

(nel link il film intero):

a.p.

non solo cinema. Continuando ad ascoltare Zygmunt Bauman che ci ha lasciato

a.p.

da oggi in sala, in versione restaurata, “The Kid”e “Sherlock Jr.”

nei link i due film completi

a.p.