stasera a Roma al MedFilm Festival lo straordinario “Jours de France”

Così da Venezia Edoardo Bruno: “Un’opera prima di Jèrome Reybaud, con l’entusiasmo e la forza visiva dell’ala della giovinezza, ancora nouvelle vague, ancora emozione. Un passaggio dentro la provincia francese, piccole città solitarie, attraversate da larghe spirali di strade, viste in macchina in una poetica dell’attesa, della ricerca di un corpo, di un incontro fuggevole. Uomini che si cercano, avventure gentili, Marjolaine cantata dal vivo, in un luogo per anziani, l’amore venduto – la tristethe l’asta zza della solitudine; e poi via, nelle notti e nei giorni, nel buio di una strada perduta e nella luce di piccole città di cultura – la libraia, il teatro, Mozart e la musica, Così fan tutte; e la vecchia attrice, che ricorda Corneille nello splendore del verso e Racine, in una prospettiva d’ombra, dove i gesti si fanno parola.
Reybaud ‘ferma’ il tempo, iscrive il suo film in un angolo filosofico, disegna l’atto erotico come una deriva in attesa di qualcosa, ma la scomparsa per un momento di Peter è un grido lancinante.
Viaggio in continuo movimento, vivere negli intervalli, incontri casuali, azioni ripetute, in un piacere estetico abbandonato al caso e al sentire del sesso. Gioia ed esultanza. Ancora Mozart(..)”
(estratto da ” Un detour filosofico”)

e Bruno Roberti:”(..)Un andirivieni lungo i confini tra un qui e altrove, tra le due sponde, o le frontiere nebbiose, nei luoghi di una Kora platonica, di un luogo in cui fondere i corpi, rendere i muri trasparenti per sciogliersi volando come un “vagabondo stellare” londoniano, oppure un viaggiatore stendhaliano, o ancora un ultimo-primo uomo che appare e scompare che dal mare alla terra si discioglie nell’elemento aereo e acquoreo, risalendo le proprie radici, compiere un viaggio di formazione, un vagabondaggio diffratto nell’esplorazione delle proprie regioni-ragioni: è ciò che fanno quattro magnifici film come The Last of Us di Ala Eddine Slim, The Net di Kim Ki Duk, Jours de France di Jérôme Reybaud, Vangelo di Pippo Delbono(..)Quello di Reybaud dis-ponendo in fuga dall’altro sé verso il proprio corpo un itinerario che disperatamente tende a illuminare tra i giorni e le notti un abbraccio perduto e ritrovato, anche attraverso i muri-schermi che si disciolgono in luce, o nel segreto di una scatola buia che è camera oscura e foro di luce attraverso cui si proietta la verità del corpo, nell’incontro come figura spostata ogni volta lungo la traiettoria di un paesaggio che scompare appena raggiunto, in un teatro vecchialiano di fronte allo specchio(..)”
( estratto da “Itinerari della luce”)

Gli scritti sono pubblicati nel n. 667/668

a.p.

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