ELLE

“Elle”. Un ritratto di donna (Michèle/Isabelle Huppert), filmato da Verhoeven secondo mille sapienti sfumature; ma per comprenderlo a fondo qui è necessaria una terminologia lacaniana. Il trauma dello stupro costringe Michèle a una continua ripetizione fantasmatica – ma cosa la induce a non denunciare l’aggressione? La sospensione della risposta è la forza del film. C’è da un lato, in lei, l’imperativo d’un “Encore” desiderante (alo stesso modo in cui Santa Teresa agogna la trafittura dell’Angelo), dall’altro il “Non è questo”, un disperato non-trovare, una continua delusione senza oggetto. Ma non solo: quasi simmetricamente, avviene l’inverso da parte maschile, visto che lo stupratore, una volta smascherato, non riesce ad eccitarsi davanti a una Michèle in apparenza consenziente. Ha bisogno di violenza e, ancora di più, della sua maschera.

elle

A.C.

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