” Postilla” su Hedy Lamarr, Tourneur e il Barocco

” ‘ È proprio della letteratura filosofica ritrovarsi da capo, a ogni sua svolta di fronte alla questione della rappresentazione’ ( W. Benjamin, Il dramma barocco tedesco) e ricominciare da capo, considerando barocco, di fronte alla questione della rappresentazione, il film di J. Tourneur ‘ Schiava del male ( Experiment Perilous ) ‘,

riguardandolo soprattutto come fatto estetico; nell’ abisso di un estetismo nel quale affondare i punti di vista di un racconto nervoso, di un ‘recit’ intricato tra ammirazione e amore, in un ambiente di inizio secolo, nell’ oscuro impianto di una scenografia, con le prime lampade elettriche in sostituzione di quelle al petrolio, capaci di involgere in altre ombre personaggi di impronta espressionista, e costruendo un’ altra atmosfera, una diversa ‘ suspense’, più psicologica, più basata su osservazioni marginali che nell’ andare dei fatti, precipitati in una tensione d’ amore da minimi segni e ricordi, da piccole margherite a silenzi improvvisi. Hedi Lamarr, qui rinata come figura celestiale, come espressione di un desiderio inaccessibile, sbiadita ma gelosa nella piega malinconica del suo sorriso, tra umiliazione e esaltazione, occupa il centro dell’ esistenza, come ‘ l’ incarnazione della dissonanza’ ( Nietzsche ). L’ estatico del suo volto dà luce alla situazione drammatica, al piego improvviso assunto dalle cose, sino all’ ambiguità del finale, che rovescia una situazione che sembrava perduta, in un ritrovarsi in un prato d’ amore, da sempre sognato. Il Barocco non rinvia a una ‘ essenza’ ma piuttosto a una funzione operatoria, a un tratto. ‘ Il ne cesse de faire des plis’ – osserva Deleuze in ‘ Le plis, Leibnitz et le Baroque’ – ‘ il courbe et recourbe les plis..Le trait du Baroque, c’ est le pli qui va à l’ infini’. Un labirinto segreto, una figura metaforica, un segno di un incanto perduto. Così il film dischiude un segreto, il segreto di un ricordo iniziale, perduto tra le righe di un diario, letto come in uno scritto misterioso, trovato e perduto in una borsa smarrita.
( E. Bruno, ‘ Postilla’ , n.663 della rivista )

a.p.

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