Lynchiana ( 3 )

” Questa attenzione a uno spazio percettivo mentale, occluso in un universo claustrofobico si accentua in ‘ Dune’ che recupera attraverso un occhio smisurato le remote distanze dei secoli di un Futuro, dove gli oggetti e i corpi hanno come una fascinazione primordiale, bronzei e pesanti le macchine, mostruosi e fetali i grumi di carne.

Qui un surreale da fantascienza si sposa con un Futuro che ha memoria del passato, in cui l’ Ulisse ritrova l’ Utopia. In un remoto periodo futuro, l’ anno 10.091. Lynch delinea uno spazio percettivo che la distanziazione nel tempo restituisce alla libera invenzione di un delirio visivo rivestendo il Grande Assoluto di forme che raccordano Verne a Rabelais, in un incredibile gioco di metafore, tra macchine ‘ straordinarie’ e corpi smisurati. La luce ottusa, piena di ombre, ha il colore del rame, delle unità claustrofobiche, delle penombre implosive che minacciano continuamente catastrofi e si estende in città sotterranee e in impervi desertici, dove vermi giganti dilacerano le distese di sabbia. Palazzi barocchi, saloni immensi, macchinari di rame e di bronzo costituiscono il territorio preistorico di questo universo futuro, proiettato nella Nuova Rinascenza dove persiste un passato in cui le cose costruite dall’ uomo ancora resistono; l’ Utopia è questo tempo trascorso che diviene memoria, in una immobilità che accentua il senso del pànico ( E.Bruno )

a.p.

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