Lynchiana ( 10) e fine…

” Nel film intitolato ‘ Mulholland Drive ‘ Lynch prosegue questo suo percorso negli inestricabili risvolti mentali, entra ed esce da un segno di realtà, mette insieme più mondi e interferisce – nel senso anche di ‘ ferisce’ – quasi in una schizofrenia manifesta, dove domina l’ imprevedibilità.

Hollywood – cinema entra con la grandiosa visione del contrappunto tra intenzioni e condizionamenti, in quelle scene allucinate dell’ imposizione produttiva, con gli echi di una impositività metafisica con risvolti onirici assurdi, in quelle di gratuita violenza risolti a colpi di pistola nella quasi quotidianità del lavoro burocratico e in quelle stupende del provino

dove di materializza finalmente la forza dell’ emozione tra finzione e verità. In questa concreta fattualità che si addensa di sorpresa e ironia, Lynch riesce a reificare il sentimento dell’ ansia e irretire il diegetico nel regime dell’ assurdo impietoso, svelando una serie di impulsi impudenti che nel ritratto verginale della fanciulla sembravano esclusi. Ma è nella finzione che si scopre il carattere di fondo, che si ritrovano nei risvolti drammatici – nell’ urlo è bello spasmo- quel senso artaudiano dell’ allucinazione, quella follia regressiva e perversa della notte dell’ esclusione. Così il film diviene il viaggio speculare di un incubo, il percorso nel sogno di un reale fantasmatico, tragitto mentale di una serie di luoghi bui, ottusi, precipitati.

In questo senso si ritrovano gli echi di tutti i suoi film precedenti, Lynch trascina con sè, come in una ripetizione, qualcosa che è accaduto fisicamente, l’ eco di una realtà semanticamente costruita che lo involge come la ‘ sua’ realtà – esperienza. Tutto è perturbante, tutto si ripropone come un ‘ male oscuro’, come uno stato di premonizione. Coesistono più strati di pensiero, e ci esistono più mondi, come un territorio ondulato in continua oscillazione, dove un pensiero riordina in uno scarto paradossale lo sviluppo di un reale fantastico. Il luogo chiuso del teatro ‘ El Silencio ‘ gioca questo enclave metafisico, sposta il senso dal significato, sdoppia la causa e l’ effetto, il canto appassionato dalla commozione della cantante, il gesto dal risultato.

Si tratta di un uso delle immagini come metafore che non sono metafore, piuttosto spie di un perturbante ipnotico, di un onirismo provocato, quasi indotto da droga. Ci si le apparizioni del mostro o la visione del proprio corpo disfatto dalla putrefazione, come dai vuoti di memoria improvvisi disseminati dalle tensioni affettive tra le due donne perdute in una ‘ bèance’ sessuale. ( E.Bruno )

a.p.

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