Godard ( s ) ( 3 )

In ‘ Passion ‘

Isabelle Huppert, operaia sindacalista, durante un’ intervista, trova a fatica le parole giuste. ‘ La parola operaia- spiega Godard- balbetta. L’ intervista ad un operaio alla televisione non sarebbe possibile, ci sono troppi silenzi e la tv non sopporta il silenzio. Gli operai cercano le loro parole e i loro pensieri e questi non si trovano belli e fatti ‘ .Godard ‘ scrive’  un film – allegoria, infrange il discorso narrativo per una serie di quadri e ricompone un dittico su due momenti paralleli che si intrecciano in un’ impossibilità di trovare un’ articolazione unitaria. Paradossalmente impossibilità di essere film, cioè di diventare una storia e non una serie di contrasti dialettici, una metafora sulla luce e sull’ ombra. Per prima cosa rimette in gioco l’ elemento unitario, ‘ gira’ con la luce ricomponendo la casualità, osservando, spiando gli abbagli come un pittore en-plein-air, rifiutando lo standard e inciampando sull’ imponderabile.

E Raoul Coutard traccia un tessuto luminoso, ricostruisce un arazzo dove ogni piccola spirale di luce si avvolge della calda passione dell’ occhio, della vibrazione inattesa. Dove un filo tirato crea emozioni diverse accettando di entrare per caso nella composizione ; lo stesso ‘ caso’ che presiedeva la luce nei film primitivi.

Anche questo è un modo di appropriarsi della classicità, affrontando con tecniche nuove gli eterni problemi dell’ imprevisto, della modificazione continua.

” Quattro operatori diversi hanno rifiutato di girare il mio film- confessa Godard- e io sono ritornato alla mia vecchia amante che aveva orgoglio e umiltà : Raoul Coutard. Gli altri non avevano che dell’ orgoglio. Hanno rifiutato di lavorare senza luci in esterni. Io dicevo: comportatevi come un turista o un pittore che va alla scoperta di una foresta o di un campo. Prendete la luce da fuori per poterla ridare in studio e non solamente a colpi di proiettore!’

Così la luce ricostruisce il senso dell’ imponderabile mentre il regista del film nel film osserva l’impossibile ripetitività dei grandi pittori, Goya, Delacroix, Rembrandt sono quadri viventi, metafore di una impossibile perfezione che Godard lascia intravedere tra le righe.Da una parte c’ è un film immaginario sulla Passione diretto da un regista polacco ( Jerzy Radziwilowich, il Maciek de ‘ L’ uomo di ferro’ ) che non riesce a concludere e che, in tal modo, prende le distanze dall’ oggetto narrato e dirige il significante verso indicazioni solo allusive; la parola ‘ solidarietà ‘ che ricorre ( ‘ un’ immagine non è mai bella o buona perchè brutale o fantastica ma perché la solidarietà delle idee è lontana e giusta ‘ ) diviene simbolo e precisa indicazione ideologica. E dall’ altra parte c’ è una storia che si svolge in un’ officina, dove il padrone ( Piccoli ) con il ‘ fiore in bocca’ diviene segno interlocutore di Isabelle, l’ operaia che balbetta, rappresentazione di una impotenza politica.

Impossibile la discussione, impossibile concludere il film. Su questa doppia impossibilità Godard propone la sua allegoria,chiude in una obsoleta rassegnazione la sua messa in scena. In una strada illuminata da un sole al tramonto, una luce forclusa dilata le ombre attorno a Isabelle, in una dimensione che è già crepuscolare.

Assumere l’ allegoria a senso del film significa guardare dentro un significante privilegiato, sfumare i contorni di un paesaggio della memoria, rintracciare un lungo percorso compiuto attraverso le immagini. Significa,  per Godard, rivedere tutti i vari film realizzati, riassumere come esperienza la distruzione compiuta di certe forme di cinema, per costruire un nuovo discorso. ( E.Bruno ) ( segue )

a.p.

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