Auguri a Jean- Luc Godard, nato il 3 dicembre 1930. Godard (s ) ( 1 )

Per festeggiarlo pubblichiamo per intero il capitolo a lui dedicato nel libro di Edoardo Bruno ‘ Ritratti Autoritratti’,  Bulzoni Editore, 2006

” ‘ Histoire(s) du cinéma’ di Jean-Luc Godard é una reinvenzione del cinema, neanche nella direzione del suo primo libro, ma proprio come una rivisitazione ‘ di un mondo, il cinema – scrive-, che credevo esistesse, mentre in effetti era l’ isola del tesoro che adesso è scomparsa..’, un discorso su qualcosa ‘ che non é mai stata un’ arte e ancora meno una tecnica ma un mistero.’ Parole che nascondono nelle pieghe l’ amore per questo ignoto, per la scoperta di un territorio che si anima ogni volta che si vuole, che riemerge come ‘ nostra’ memoria di tutte le cose vissute e di tutte le cose desiderate. Il cinema è Proust, e Godard, affermando questa identità, certamente si riferisce a quella tazzina di caffè di ‘ Deux ou trois choses que je sais d’ elle’ dalla quale nascono i ricordi, le immagini, il nostro occhio collettivo e privato.

Ma anche a chiunque altro, a Bataille, a Artaud, a Joyce, possa costituire una identità interrogante dietro cui nascondere un discorso enigmatico, ricco di riflessioni sul cinema come mistero e non come linguaggio, cinema come Orfeo che guarda Euridice, senza farla morire. Paradossi, flussi di coscienze e conoscenze, provocazioni contro la perdita delle immagini, la fragilità dei supporti, la difficoltà di vedere i film di ieri e il desiderio di più storie del cinema, il cinema fatto e quello pensato, nel lavorìo delle proprie interpretazioni. Godard non accetta che il cinema fissi definitivamente il passato e che ogni cosa proiettata sia irrimediabilmente accaduta, come una immagine statica di Buster Keaton o del ragazzo di ‘ Ladri di biciclette ‘ , il cinema è ancora e sempre il presente, perché l’ accaduto riaccade ogni volta nella mente dello spettatore, cambia di posizione, nella sua mutabilità continua, rispetto agli eventi, vive nel tempo presente dell’ ermeneutica. In ‘ Je vous salue  ‘,

Marie, ripercorrendo a ritroso ‘ prima del nome’ , prima del saluto dell’ Angelo, Godard ripercorre l’ accaduto che riaccade, ritrova una Marie e un Joseph che vivono una esistenza qualsiasi, lui e lei in una stazione di servizio che sembra una citazione di ‘ Les parapluies de Cherbourg ‘

di Demy, come fidanzati qualunque; ma l’ annuncio della maternità non prevista sconvolge la loro quotidianità e devasta la stessa ragione di ‘ purezza’. Entrano nelle immagini le sovrapposizioni di frasi staccate, ripercorse da filosofie esistenziali alla ricerca di un indefinito compiuto, di un dio come entità  superiore, nel rapporto dialettico tra anima e corpo. Più ancora di ‘ Passion’ ,

Godard tende all’ indimostrabile, al mistero del corpo che visualizza una scansione spaziale, che ritorna sui suoi stessi attimi, con la didascalia ‘ en cet temps là ‘, che ricostruisce di continuo una nuova identità temporale.

Nel silenzio di immagini isolate – il vento, la luna, le nuvole, il mare d’ erba – Godard scopre il corpo di Marie con la forza dell’ implosione, scopre la sessualità negata, la violenza terribile della verginità a cui si sente condannata ed esaltata, la dissolta fragilità di una decisione imposta. Con le immagini rapprese Godard incorpora suoni incomprensibili, parole inaudibili, costruisce un suo sistema ottico-sonoro ripercorrendo le esperienze di ‘ Numéro deux’

e di ‘ Tour Détour’

e, trattenendo il respiro, si riappropria dei dettagli di Bresson, le mani di ‘ Pickpocket’,

il corpo di ‘ Au hasard Balthazar’.

a.p.

 

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