IL PREMIO ALLA CULTURA “VITTORIO DE SICA” A EDOARDO BRUNO

Di seguito una breve nota di Edoardo Bruno vincitore del Premio De Sica

Sono grato per l’alto riconoscimento che premia il mio lavoro di studioso, di autore di libri in cui traccio il cammino teorico di una estetica del film in continuità con gli studi iniziati da Galvano Della Volpe con il Verosimile filmico, sul piano di un risarcimento marxista dell’arte, impegno culminato con l’invenzione di una rivista come Filmcritica che da più di sessanta anni coniuga la teoria con la pratica di una critica militante che ha sempre accompagnato gli autori verso un cinema modernamente inteso tra poesia e politica, nella grande lezione dei film di De Sica e Rossellini, nel panorama di un realismo critico inteso come “forma” linguistica.
Ringrazio pure per il riconoscimento delle altre mie sperimentazioni nel teatro e nel cinema, in particolare per il film La sua giornata di gloria del 1968, sulle inquietudini di quei giorni, rivissuti sulle tracce della Comune di Parigi.
Filmcritica è nata nel 1950, negli anni del Politecnico di Vittorini, negli anni della nuova cultura in cui l’entusiasmo di un ragazzo controcorrente rovesciò il modo di intendere la critica cinematografica, chiusa, in Italia, in un sociologismo inerte, nonostante la severa eredità degli studi teorici – Arnheim, Barbaro, Balasz – e i primi film del neorealismo, Sciuscià, Roma città aperta, Ladri di biciclette. Proprio con i protagonisti di quegli anni, Rossellini, Barbaro e poi Della Volpe, si formò il direttivo della rivista che voleva riportare la critica all’interno del film e restituire alla scrittura filmica il suo posto nella storia dell’arte.
Oggi, riguardando i suoi 660 fascicoli – dieci all’anno – Filmcritica appare come una grande lezione di un cinema contemporaneo che riguarda la cultura e la filosofia con la forza di un linguaggio tra l’epica e la poesia. Per questo lavoro in comune ringrazio tutti i redattori che hanno dato e continuano a dare volontariamente alle pagine della rivista il meglio della loro sensibilità e della loro cultura, vera band à part di una nuova estetica, come già dopo i primi numeri, ci definiva Alberto Latttuada.

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