vedo ‘ con gli occhi dell’ Altro’

” Vedo lo sguardo di chi guarda, vedo attorno a me l’ occhio che ha guardato gli oggetti, le opere che ho visto, la teoria degli istanti che ho selezionato, gli angoli amati, i sensi descritti. Vedo il suo sguardo, la tenera affettuosità dei suoi pensieri, vedo la vita. La ‘sua’ vita, la ‘ sua’ emozione, i film che hanno ‘ preso’ il suo sentire, il raccordo del senso, la memoria. Ogni ‘ cosa’ parla, è ricordo di un ‘ guardato’; c’ è nelle cose viste parte del suo sguardo, un’ emozione nascosta, un quid che partecipa dell’ occhio di chi guarda. Come scrive Roland Barthes – osservando la fotografia dell’ ultimo fratello dell’ imperatore- ‘ vedo gli occhi che hanno visto l’ imperatore’ . Anche io, avanti al corpo di Cristo adagiato sulle gambe di Maria de ‘ Il Messia’,

vedo l’ occhio di Rossellini, vedo il suo sguardo ricco di studi, di elaborati, di citazioni, ma ‘ vedo ‘ anche la sua ironia, il suo semplice senso delle cose, l’ atto materialistico della composizione : ‘ l’ unico momento di perfetto equilibrio’ mi disse quando notai quel difficile punctum. Dietro ogni oggetto vissuto c’ è lo sguardo dell’ autore, ogni cosa guardata è come ri-guardata, ri-vissuta, nell’ acquisizione e nel momento dell’ oblio, perduta e ritrovata. La violenza della verginità di Marie, in ‘ Je vous salue Marie ‘ , in cui Marie si sente condannata ed esaltata: c’ è l’ affondo di Godard, che rende la materialità del paesaggio dell’ anima e registra suoni e voci appena percettibili – il rumore del vento, dell’ acqua, dei fili d’ erba che crescono; e la voce dell’ altrove. È come se decine e decine di pagine esprimessero senso, come se una evoluzione dello sguardo sostituisse impronte perdute. La poesia del cinema.

Vedo con gli occhi dell’ ‘ altro’, la vita insieme raddoppia il sentire, affina le sensazioni, muta il giudizio. Il dubbio, la discussione, il patrimonio dell’ arte e la critica del gusto, le pagine del viaggio di Dos Passos della ‘ Trilogia USA’ , flusso di coscienza e disordine, o le pagine – elegia e disperazione – di Sergei Esenin su Mosca perduta e ritrovata. Sfogliando con le dita vecchi libri nella biblioteca, rivedo le immagini, come sequenze. Immagini di una immaginazione dispersa, di un viaggio immaginario, perduto; mai in solitudine. (…) Penso, con paura, al buio improvviso, al momento dell’ oblio, al nero, che è l’ antifotografico, all’ orma di uno sguardo che non c’ è più, come portato via dalla polvere del tempo. ‘ O temps, suspends ton vol!’ scrive Augé in ‘ Les formes de l’ oubli ‘ quando ‘affascinato da qualche film culte’ richiama come immagini della memoria qualche istantanea ‘ insistente, amica della nostra memoria’ , la prima apparizione di Ingrid Bergman in ‘ Casablanca’

… O quella del geranio di Von Stroheim ne ‘ La grande illusione ‘

Così via via i ricordi di film divengono la nostra vita reale, corrono come emozioni vissute, come ( per me ) quell’ attraversamento di Firenze fatto di corsa nella Galleria degli Uffizi – metafora geniale di storia, politica, arte e cultura – di Rossellini nell’ episodio di ‘ Paisà ‘

Sono parte di una vita, forza fisica che ha aiutato a crescere, film di autori che hanno formato la nostra cultura. Ci siamo formati più nei cineclub che nei musei, Chaplin, Ejzenstejn, Hitchcock, Ozu, Rossellini, de Oliveira, Godard, Truffaut..hanno modellato l’ immaginario del nostro tempo almeno quanto Piero della Francesca, Renoir, Picasso…; e hanno formato il nostro pensiero critico, la nostra filosofia almeno quanto Kant …

E. Bruno ( estratto dalle ‘ Note di teoria ‘ pubblicate nel numero 660 , di prossima uscita )

a.p.

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