Monthly Archives: novembre 2015

‘ In Jackson Heights ‘ di Wiseman, da Venezia a Milano,

oggi in concorso a Filmmaker.

” Un quartiere, una porzione di una città, New York, una radiografia del mondo occidentale – lutti, dolori, illusioni, speranze. Come in tutti i film di Frederick Wiseman le immagini sono ‘ parole’ , sono eventi, ricordi, dati di fatto, sono la verità delle cose, l’ essenza della sua narrativa, la scrittura diretta, lo stile; sono lo spirito dell’ immagine, la poetica delle cose. Ma sono anche la politica, la denuncia delle sue leggi e delle sue contraddizioni, l’ epica delle emozioni, l’ allegoria, il ‘ Moby Dick’ di un presente che ‘ si fa’ futuro, la drammatica disperazione di una società in disfacimento. Ogni intervista, ogni considerazione, ogni commento riguarda ognuno di noi: americano, messicano, europeo, le loro voci parlano del loro reale, con lo stesso slancio, con lo stesso alimento di odio e di impotenza, con la stessa partecipazione indignata e inconscia, che riguarda l’ attuale perdita di umanità, la difesa della creatività minacciata, l’ assenza di libertà ( …) La realtà esce dai confini, la lingua è la stessa nei toni, racconta il disagio, esprime la stessa malattia, la stessa disperazione del piccolo impresario, soffocato dal grande mercato, la stessa impotenza del disoccupato, la febbre del vivere senza più speranze. La cultura, la scuola, l’ avvenire sono confini impossibili. Wiseman ‘  parla ‘ con la voce degli altri del suo dolore e della verità sovversiva, e vive questa drammaticità con l’ esplorazione del suono, del rumore della città.”

( estratto da E. Bruno, ‘ Reale come radiografia’ , n.659 )

” ( …) Wiseman pone un occhio insubordinato ‘ dentro ‘ Queens, occhio circolante come l’ economia dello sguardo e del prelievo che miracolosamente Wiseman sa far trascorrere e ‘ scorrere ‘ come un sistema di affluenti, come fiumane parallele, rivoli di storie e parole e ‘ prese di posizione ‘ e lotte civili e scambi di esperienze e auto rappresentazioni e intersecazioni del diverso e del molteplice. Nel film emerge continuamente una placida urgenza di un punto critico e di cambiamento, un punto di rivolgimento che scivola per le strade e immette un movimento uguale e contrario a quello del potere che mimeticamente cerca di fagocitare e assorbire la diversità (…) c’ è qualcosa di lucido e sciamanico nel film , come di ‘ trance controllata ‘ e lucida, capace di fissarsi nei racconti- possessione di molti volti – voce , di molti ‘ fattori umani ‘ che, davanti alla macchina da presa, è come se incarnassero sacralmente la propria esperienza ( ad esempio il racconto del viaggio allucinante tra Messico e Stati Uniti ). C’ è un magnetismo, come sempre in Wiseman, un filmare preciso e sismografico che ora, accordandosi – discordandosi con un ‘ suolo ‘ newyorkese che è come calpestato e percorso secondo sentieri rituali, secondo echi ancestrali ben dissolti e dissimulati ‘ dentro-sotto’ le strade percorse di Queens. E in tal senso l’ uomo diventa paesaggio e le strade della terra, il pianeta- occidente tutto a sua volta si interiorizza, così come nel cielo e sulla terra sembra dissolversi in pulviscolo tutta intera l’ umanità , e il suo dialogico raccontarsi, rovesciata tra est e ovest, tramonto e alba, in una terra – aleph dove il centro è dappertutto e la circonferenza in nessun luogo.(…)

( estratto da B. Roberti ‘ Vai e Vem. Invisibile. Città ‘ , n.660 )

a.p.

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‘ L’ Aquarium et la nation ‘ di J-M.Straub

stasera a Milano, in prima italiana, a Filmmaker

” Quasi la metà del film di Straub dantesco di ‘ O somma luce ‘ è immersa nel buio più totale , percorso solo dalle percussioni sonore di un brano di Edgar Varèse, ” Deserts “, nato tra l’ altro, sì , come musica da film, ma come musica ‘ per un film da fare’, rovesciando la prassi consueta: film da fare, ispirandosi alla musica, tipo ‘ Fantasia ‘ di Disney ( che però Varèse non amava, pur stimando molto il grande Walt ). Un film sulla Luce ( divina ) comincia dunque nel buio totale, affidando l’ attenzione alla colonna sonora – poi, seduto su uno sgabello all’ aperto, in pieno sole, appare Giorgio Passerone, studioso dantista, che recita ( parte a memoria, parte leggendo) i versi del canto 33 del ‘ Paradiso’.Recita? Non so se si può dire. Piuttosto li legge, e li legge male, come inciampando nelle parole di una lingua che non padroneggia del tutto. Attorno, dal canto suo, la Luce cambia, a seconda dello svariare delle nuvole, e di ciò resta testimonianza visiva nelle due versioni del filmato: tra l’una e l’ altra, solo variazioni di luce, appunto. Si tratta dunque di una Luce naturale, una Luce in divenire, soggetta ogni momento a variazioni- in questo senso, tutt’ altro che una Somma Luce ( …) Già la musica di ‘ Déserts’ era tutt’ altro che tranquillizzante, come del resto non sono tranquillizzanti i versi con i quali Dante dichiara la disfatta della sua fantasia , come d’ogni altra fantasia umana, di fronte a una Luce che la abbacina e la sconvolge. Per Straub, come per Dreyer, come per de Oliveira, la Luce non è il prodotto di qualche riflettore in più o in meno – è semmai il riflesso precario di una  metafisica, sempre sul punto di spegnersi appena sfuggita agli agguati del buio. Neppure la Luce del Paradiso è una luce pura visto che in essa si possono sempre scorgere i lineamenti fragili dell’ umano- come se Dante avesse percorso tre regni per ritrovarsi alla fine, affannato e commosso, davanti all’ immagine scomposta di se stesso, riflessa in uno specchio malgrado tutto ancora opaco.

( estratto da A. Cappabianca ‘ Parola. Corpo. Luce’ , n.660)

a.p.

IL PREMIO ALLA CULTURA “VITTORIO DE SICA” A EDOARDO BRUNO

Di seguito una breve nota di Edoardo Bruno vincitore del Premio De Sica

Sono grato per l’alto riconoscimento che premia il mio lavoro di studioso, di autore di libri in cui traccio il cammino teorico di una estetica del film in continuità con gli studi iniziati da Galvano Della Volpe con il Verosimile filmico, sul piano di un risarcimento marxista dell’arte, impegno culminato con l’invenzione di una rivista come Filmcritica che da più di sessanta anni coniuga la teoria con la pratica di una critica militante che ha sempre accompagnato gli autori verso un cinema modernamente inteso tra poesia e politica, nella grande lezione dei film di De Sica e Rossellini, nel panorama di un realismo critico inteso come “forma” linguistica.
Ringrazio pure per il riconoscimento delle altre mie sperimentazioni nel teatro e nel cinema, in particolare per il film La sua giornata di gloria del 1968, sulle inquietudini di quei giorni, rivissuti sulle tracce della Comune di Parigi.
Filmcritica è nata nel 1950, negli anni del Politecnico di Vittorini, negli anni della nuova cultura in cui l’entusiasmo di un ragazzo controcorrente rovesciò il modo di intendere la critica cinematografica, chiusa, in Italia, in un sociologismo inerte, nonostante la severa eredità degli studi teorici – Arnheim, Barbaro, Balasz – e i primi film del neorealismo, Sciuscià, Roma città aperta, Ladri di biciclette. Proprio con i protagonisti di quegli anni, Rossellini, Barbaro e poi Della Volpe, si formò il direttivo della rivista che voleva riportare la critica all’interno del film e restituire alla scrittura filmica il suo posto nella storia dell’arte.
Oggi, riguardando i suoi 660 fascicoli – dieci all’anno – Filmcritica appare come una grande lezione di un cinema contemporaneo che riguarda la cultura e la filosofia con la forza di un linguaggio tra l’epica e la poesia. Per questo lavoro in comune ringrazio tutti i redattori che hanno dato e continuano a dare volontariamente alle pagine della rivista il meglio della loro sensibilità e della loro cultura, vera band à part di una nuova estetica, come già dopo i primi numeri, ci definiva Alberto Latttuada.

Il Premio ‘ Vittorio De Sica’ viene assegnato quest’anno all’ ” inventore ” della nostra rivista Edoardo Bruno che sarà presente stasera, a Roma, alle 19.30 , alla cerimonia di assegnazione dei premi, Palazzo Barberini, Sala di Pietro da Cortona

i tre volumi di Gomes domani al Torino Film Festival

e venerdì prossimo, a inaugurare Filmmaker a Milano.

” (..) un film – costellazione ‘ As Mil e Uma Noites ‘ di Miguel Gomes, scandito in tre capitoli, per una durata complessiva che oltrepassa le sei ore, in cui un desiderio narrativo potenzialmente illimitato si intreccia ad un piacere di filmare evidente, che insegue irregolarmente la traccia delle ‘ Mille e una notte ‘ , usato come dispositivo ludico e sensuale e come sorprendente struttura a incastro, anche per raccontare trasversalmente la crisi portoghese, tra l’ agosto del 2013 e il luglio 2014, quando, in seguito alle misure imposte dalla Troika si era determinato un consistente impoverimento del paese (..) Miguel Gomes proviene dalla critica cinematografica ed è molto evidente, anche se il cinema che ha visto e ha amato non viene mai chiamato in causa apertamente, le citazioni esplicite non trovano alcuna sponda nel film. Invece il suo lavoro sembra insistere su una ricchezza molto più vasta e frammentata di ‘ contatti ‘ , voluti e casuali, appoggiandosi su un incrocio di sguardi, su una sorprendente polifonia di visioni. Si avverte uno sguardo critico continuamente messo al lavoro e in grado di far convivere Jean – Marie Straub  e Danielle Huillet con Randall Kleiser, Raoul Ruiz con Roberto Rossellini, Robert Bresson e Joaquin de Andrade, e molti altri, oltre, naturalmente, al rapporto unico e singolare con Jean- Luc Godard, evocato a più riprese (..) Il condominio che chiude il secondo capitolo del film, ‘ The Desolate One’ , con tutti i suoi abitanti, umani e animali, rappresenta uno degli snodi poetico-politici più intensi e cruciali di tutto il film.

Gomes ha girato nello stesso condominio di Santo Antonio de Cavaleiros, in cui tempo prima si era suicidata una coppia di anziani, e molte delle storie dei suoi residenti, sono state messe in scena dagli stessi protagonisti.Marx e Charles Darwin, heavy metal e swing, sono i fili leggeri e presenti che compongono la trama di un film- tappeto volante (..) a emergere è soprattutto la sconfinata bellezza di una molteplicità di storie interamente restituite al popolo, che ne è assoluto protagonista e cantore (..) Sono le storie abbaglianti, real/ meravigliose di un Portogallo resistente, mitico e attuale, si formano e si disfano come onde, potenti ed effimere, davanti ai nostri occhi , nelle case, nei cantieri, nelle spiagge  davanti al mare, filmate con partecipazione insieme a una meravigliosa noncuranza, di impronta rosselliniana. Miguel Gomes, filmando, fa risuonare con partecipazione e calore le storie del popolo portoghese, così come risuona il canto libero dei fringuelli alla fine del film, in una gara organizzata in aperta campagna, alla periferia di Lisbona, da una strana comunità che alleva gli uccelli, e ne registra il canto, organizzando competizioni fra loro. Il film si chiude con la durata potente di un camera – car che non sembra  finire mai che accompagna la marcia, scandita da un coro di bambini, di Chico Chapas, allevatore di uccelli, personaggio e attore, solido come una roccia, realtà e metafora di un Portogallo in crisi e in lotta permanente, per la sua luce e la sua bellezza.

( D. Turco, ‘ Racconti immorali’ , n.656/657 )

a.p.

 

 

 

 

” Il terrorismo si combatte con la conoscenza e con l’ imposizione della pace, soprattutto in Medio Oriente. Il sogno di Lawrence d’ Arabia, una grande confederazione del Medio Oriente, con libertà di culto e libertà etnica ” ( Edgar Morin, Rimini, 15 novembre 2015 )

“Grazie Isabella,

per il tuo sorriso, per la tua voce, per la tua ri-lettura della vita di Ingrid, tua madre, quando era bambina; e mentre tu parlavi e leggevi le parole alle immagini, sembrava parlassi di te stessa, piccola, con la testa bionda, immagini di sogno, di antichi fotogrammi di famiglia. Mentre leggevi, le immagini scorrevano via come in un libro, con lo stile di un racconto, sino ai suoi primi film in Svezia, sino a ‘ Intermezzo’ , rigirato in America con Leslie Howard,  e lei pianista seduta al pianoforte, con le sue magnifiche mani. Poi gli anni del successo, Hitchcock, ‘ Notorius’ , la paura e l’ incanto, e quel volto sempre pronto a sorridere anche quando la minaccia gravava le immagini, quelle severe di una Giovanna d’ Arco di Fleming, o quelle allegre, vestita da suora con Bing Crosby e drammatiche di ‘ Casablanca ‘ e ‘ Per chi suona la campana ‘ … Il coraggio, l’ avventura, l’ amore, con quell’ improvviso ‘ ti amo’ scritto a Rossellini, che rovesciò un mito, e rivoluzionò il cinema – ‘ Stromboli’ , ‘ Viaggio in Italia’ , ‘ Europa ‘ 51, ‘ Paura’ e di nuovo, Giovanna d’ Arco dalle pagine di Claudel. Grazie Isabella, per averci fatto entrare nelle pagine di famiglia, la commozione di Santa Marinella, di quel mare blu sotto il sole, percorso sul motoscafo con Roberto, e i pomeriggi trascorsi sul letto con tutti i suoi figli, con la ‘ maiala’. Poi Renoir con ‘ Eliana e gli uomini ‘, ‘ Anastasia’ con Litvak e ‘ Indiscreto’ di Stanley Donen e infine l’ ultimo atto ‘ Sinfonia d’ autunno’ che la riportò in Svezia con la regia di Ingmar Bergman, ancora una volta pianista, con le sue mani sulla tastiera del pianoforte.”

E.Bruno ( pubblicato nel n.660 di prossima uscita )

a.p.

a Parigi, fino al 14 febbraio 2016, una ricchissima mostra su Scorsese alla Cinémathèque

a.p.

vedo ‘ con gli occhi dell’ Altro’

” Vedo lo sguardo di chi guarda, vedo attorno a me l’ occhio che ha guardato gli oggetti, le opere che ho visto, la teoria degli istanti che ho selezionato, gli angoli amati, i sensi descritti. Vedo il suo sguardo, la tenera affettuosità dei suoi pensieri, vedo la vita. La ‘sua’ vita, la ‘ sua’ emozione, i film che hanno ‘ preso’ il suo sentire, il raccordo del senso, la memoria. Ogni ‘ cosa’ parla, è ricordo di un ‘ guardato’; c’ è nelle cose viste parte del suo sguardo, un’ emozione nascosta, un quid che partecipa dell’ occhio di chi guarda. Come scrive Roland Barthes – osservando la fotografia dell’ ultimo fratello dell’ imperatore- ‘ vedo gli occhi che hanno visto l’ imperatore’ . Anche io, avanti al corpo di Cristo adagiato sulle gambe di Maria de ‘ Il Messia’,

vedo l’ occhio di Rossellini, vedo il suo sguardo ricco di studi, di elaborati, di citazioni, ma ‘ vedo ‘ anche la sua ironia, il suo semplice senso delle cose, l’ atto materialistico della composizione : ‘ l’ unico momento di perfetto equilibrio’ mi disse quando notai quel difficile punctum. Dietro ogni oggetto vissuto c’ è lo sguardo dell’ autore, ogni cosa guardata è come ri-guardata, ri-vissuta, nell’ acquisizione e nel momento dell’ oblio, perduta e ritrovata. La violenza della verginità di Marie, in ‘ Je vous salue Marie ‘ , in cui Marie si sente condannata ed esaltata: c’ è l’ affondo di Godard, che rende la materialità del paesaggio dell’ anima e registra suoni e voci appena percettibili – il rumore del vento, dell’ acqua, dei fili d’ erba che crescono; e la voce dell’ altrove. È come se decine e decine di pagine esprimessero senso, come se una evoluzione dello sguardo sostituisse impronte perdute. La poesia del cinema.

Vedo con gli occhi dell’ ‘ altro’, la vita insieme raddoppia il sentire, affina le sensazioni, muta il giudizio. Il dubbio, la discussione, il patrimonio dell’ arte e la critica del gusto, le pagine del viaggio di Dos Passos della ‘ Trilogia USA’ , flusso di coscienza e disordine, o le pagine – elegia e disperazione – di Sergei Esenin su Mosca perduta e ritrovata. Sfogliando con le dita vecchi libri nella biblioteca, rivedo le immagini, come sequenze. Immagini di una immaginazione dispersa, di un viaggio immaginario, perduto; mai in solitudine. (…) Penso, con paura, al buio improvviso, al momento dell’ oblio, al nero, che è l’ antifotografico, all’ orma di uno sguardo che non c’ è più, come portato via dalla polvere del tempo. ‘ O temps, suspends ton vol!’ scrive Augé in ‘ Les formes de l’ oubli ‘ quando ‘affascinato da qualche film culte’ richiama come immagini della memoria qualche istantanea ‘ insistente, amica della nostra memoria’ , la prima apparizione di Ingrid Bergman in ‘ Casablanca’

… O quella del geranio di Von Stroheim ne ‘ La grande illusione ‘

Così via via i ricordi di film divengono la nostra vita reale, corrono come emozioni vissute, come ( per me ) quell’ attraversamento di Firenze fatto di corsa nella Galleria degli Uffizi – metafora geniale di storia, politica, arte e cultura – di Rossellini nell’ episodio di ‘ Paisà ‘

Sono parte di una vita, forza fisica che ha aiutato a crescere, film di autori che hanno formato la nostra cultura. Ci siamo formati più nei cineclub che nei musei, Chaplin, Ejzenstejn, Hitchcock, Ozu, Rossellini, de Oliveira, Godard, Truffaut..hanno modellato l’ immaginario del nostro tempo almeno quanto Piero della Francesca, Renoir, Picasso…; e hanno formato il nostro pensiero critico, la nostra filosofia almeno quanto Kant …

E. Bruno ( estratto dalle ‘ Note di teoria ‘ pubblicate nel numero 660 , di prossima uscita )

a.p.

il 12 novembre 1915 nasceva Roland Barthes

a.p.