Monthly Archives: ottobre 2015

Implacabilmente filmico: Il resto di niente di Antonietta De Lillo dieci anni dopo…

“La luce che sorprende la scrittura, che riempie di allusioni, di sensi nascosti, incrociando i tempi, leggendo il prima e il dopo, le speranze e le delusioni, in una rappresentazione dove i giorni consumano le tracce e annodano gli eventi, presente e passato, è il segno cruento di questo film di Antonietta De Lillo Il resto di niente. Film implacabilmente filmico, costruito su un impianto visivo che sgretola il narrativo in tante memorie, piccoli frammenti avanti e indietro della storia ed della vita di questa Eleonora de Fonseca Pimentel, eroina della rivoluzione napoletana del 1799 impiccata dai borboni, interpretata da Maria de Medeiros, un’attrice che conserva il sapore deoliveiriano, con i suoi grandi occhi che riflettono come schermi l’amarezza della tragedia. E nel riflesso di questi occhi si ritrovano il sapore dell’analogia, le ansie, le paure, gli orrori di un’età non dissimile che diviene tutt’una con la rappresentazione e il mondo della regista.”

(Dalla recensione di Edoardo Bruno al film di A. De Lillo, in Filmcritica 555)

Il resto di niente 2

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tutto può accadere a broadway

Una perfezione da sbalordire di ritmi, incastri, tempi comici. Un grande ritorno di Peter Bogdanovich.

a.c.

solo oggi e domani in sala

per Morando Morandini

a.p.

Il titolo postumo di de Oliveira

l.e.

Venezia da rifare

In  anteprima gli ‘ Argomenti ‘ di Edoardo Bruno che aprono il nuovo numero della rivista.

” Come diceva Roland Barthes ‘ la rilettura ‘ è importante : rileggere le impostazioni dei festival cinematografici del passato è una sfida e una provocazione. I film, gli autori, i debutti : i festival più o meno seguono questi schemi, Berlino, Cannes, Locarno, tra pochi giorni San Sebastiano ( questi ultimi due sono i soli che hanno mantenuto le retrospettive ), contribuiranno a far ‘ vedere’ le ultime novità attraendo gli interessi del pubblico e mantenendo vivo l’ amore per lo spettacolo. Ma il cinema è soprattutto un’ arte. La comparazione tra i festival è un esercizio inutile e, come diceva Kant in maniera sottile, la valutazione positiva porta verso l’ alto o il grande assoluto e non verso il piccolo o il medio. Venezia, ricordo, anche nel dopoguerra, quando la Mostra si svolgeva a Palazzo Ducale con i film in concorso e al cinema San Marco con le sezioni parallele – avanguardia, nuove forme poetiche, debutti – non dimenticava mai le retrospettive denominate, come si usa nelle Mostre d’ arte, le ‘ personali ‘ . È lì che ho visto con gli ultimi film di Renoir e di Dreyer presentati in concorso, i precedenti loro capolavori, è lì che ho cominciato a discutere di cinema, a ragionare sulla forma del’ arte, che per un giovane anche oggi sarebbe oltremodo attrattivo, piuttosto che quelle malinconiche esibizioni di film commerciali. Perdere il gusto per le retrospettive è stata una grossa caduta per Venezia che ancora in questa edizione con la sezione ‘ Classici ‘ e con i molti restauri offerti avrebbe potuto impostare una scelta rigorosa su un autore – nel caso William K. Howard dimenticato – su Sokurov, di cui ha presentato in concorso l’ ultimo capolavoro, per non parlare della grave offesa fatta ignorando completamente un Maestro come de Oliveira, che tra l’ altro ha sempre dato grande prestigio al Festival.

Ad Amalia

FILMCRITICA 659: ALLEGRIA DI NAUFRAGI

“E SUBITO RIPRENDE
IL VIAGGIO
COME
DOPO IL NAUFRAGIO
UN SUPERSTITE
LUPO DI MARE”
(Giuseppe Ungaretti)

Con: Sokurov, Howard, Wenders, Demme, Gitai, Gomes, Carpignano, Caligari, Mascaro, Bellocchio … … … … …

Copertina 659

ieri Chantal Akerman ci ha lasciato

” Ecoutez, ma mère m’ a dit : ‘ Parfois, il vaut mieux mourir que vivre’, et puis après, elle s’ est laissée mourir. Peut- etre pour elle cela a-t-il été une libération, je n’ en sais rien. Je ne suis pas encore passée par là, bien que je passe tous les jours par là un petit peu ”

( ” Sentite, mia madre mi ha detto : ‘ Alcune volte sarebbe meglio morire che vivere’, e dopo si è lasciata morire. Forse per lei questa è stata una liberazione, io non ne so niente. Non ci sono ancora passata, benchè io di là ci passi tutti i giorni almeno un po’ ” ) ( Chantal Akerman )

( d.t. a.p. )