Monthly Archives: settembre 2015

Gonçalves, uno dei mille occhi di Trieste

L’ appassionata resistenza de I Mille occhi ( ” Il festival ritiene indispensabile proiettare i film realizzati in pellicola nei formati originali, almeno finché i musei non esporranno copie digitali dei dipinti ” queste le parole del direttore Sergio M. Germani ) la cui XIV edizione si è conclusa la scorsa settimana ha visto l’ assegnazione del Premio Anno Uno al regista portoghese Vitor Gonçalves. Docente alla scuola di cinema di Lisbona e autore di due folgoranti lungometraggi realizzati nell’ arco di trent’anni , Gonçalves ha partecipato inoltre a un incontro insieme a Roberto Turigliatto raccontando la sua formazione con il grande Antonio Reis e le sue collaborazioni con Pedro Costa e Joaquim Pinto. Di seguito un estratto della conversazione ‘ Stati di mutamento’ curata per Filmcritica da Lorenzo Esposito ( n. 504 , aprile 2000 )

” Quando si filma, subentrano delle situazioni che possono capovolgere del tutto quello che si era pensato in fase di scrittura. Perciò rispetto alla sceneggiatura mi pongo in uno stato d’ animo di completa apertura verso quello che potrebbe accadere in seguito. Il montaggio infine, richiede un’ ulteriore capacità di farsi sorprendere. Bisogna cogliere nel materiale filmato ciò che non si è riusciti ad esprimere durante le riprese e cercare di dargli una forma, una nuova realtà. Il montaggio è come un lutto, ma in ogni lutto c’ è un segno di vita, la possibilità di una rinascita. A me interessa filmare lo spazio dell’ occhio, il posizionamento dello sguardo, perchè è in questa zona che lavorano il pensiero e la fantasia dello spettatore. Volevo che lo spazio della finzione diventasse subito movimento nel tempo di un pensiero e che lo spettatore vi lavorasse dall’ interno. ‘ Uma rapariga no verao ‘ ( in italiano ‘ Una ragazza in estate’ ) mette in scena delle relazioni mentali aperte in mille direzioni possibili”

( nel link il film completo in v.o con sott. Inglesi )

a.p.

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da Venezia ( 5 )

‘ Ci muoviamo su un terreno minato. Camminiamo sull’orlo dell’ abisso, dietro ogni angolo è in agguato l’ imprevisto, l’ inimmaginabile. Non possiamo dare niente per certo, potrebbe finire tutto di colpo, nel modo che meno ci aspetteremmo’ ( J. Skolimowski )

Se ‘ 11 Minuti  ‘ non fanno, fassbinderianamente, un giorno, possono però farsi materiale incandescente nelle mani di J.Skolimowski. Più figure /attori, che personaggi, del quotidiano, volutamente senza un forte e connotato spessore psicologico, si muovono vorticosamente in 81 minuti di proiezione, incrociandosi e allontanandosi fino al crash finale, in uno spazio tempo coagulato e entropico. Una riflessione sulle tante durate nel cinema che può eccedersi e riavvitarsi grazie a un montaggio dove tutto è immanente e dove il trascendente sembra non avere più possibilità di accesso.

d.t.  a.p.

per Pietro Ingrao

” Pensammo una torre/scavammo nella polvere”.

Poeta-politico si avvicinò al nostro lavoro, illuminò
nella furia degli anni con la sua amicizia,
il suo incoraggiamento morale,
la difficile strada per una cultura nuova,
confermando le difficili scelte.
Erano gli anni del fine secolo, la delusione e le speranze
ancora si intrecciavano con la disperazione della fine dell’utopia
anche se a questa fine nessuno di noi
pensava di arrendersi.
Lui, Ingrao, voleva la luna.
Noi, ancora.

Edoardo Bruno

Un saluto a Jean-Marie Drot

E’ scomparso un caro amico che ha diretto l’Accademia di Francia a Roma fino al 1994, favorendo, incoraggiando e promuovendo molte iniziative assieme alla nostra rivista.

Jean-Marie Drot

da venezia ( 4 )

‘Non essere cattivo ‘ di Claudio Caligari

Terzo e ultimo film di Claudio Caligari, morto appena prima di concluderlo, film incollocabile, terminale, interminabile e straziante, che mette furiosamente al lavoro corpi, sguardi, idioletti che riescono a incrociare i mondi paralleli di Pasolini e Citti, parlando ancora di Ostia, baretti, lungomare, palazzoni e abbandono, dove, oltre trent’anni dopo ‘ Amore tossico ‘, alla dipendenza dall’eroina si è sostituito il circuito della coca e delle droghe sintetiche. E’ la storia di due amici, Cesare e Vittorio, che si svolge nel 1995 e Claudio Caligari, che aveva filmato e colto sul vivo i movimenti e le assemblee degli anni Settanta, anche per averli vissuti di persona, sa come inquadrare i corpi, per restituirne la rabbia, la disperazione e l’innocente candore, filmandoli semplicemente, con devastante, sincera poesia, con la sfrontata dolcezza che apparteneva al suo cinema, smarrito e mai riconciliato con se stesso.

‘ Bagnoli Jungle ‘ di Antonio Capuano

Giggino corre per allenarsi alle Olimpiadi e vive di piccoli furti alle auto in sosta, o cantando canzoni nei ristoranti, mentre suo padre Antonio corteggia la badante ucraina, e tiene a domicilio a pagamento delle lezioni su Maradona, Marco è il garzone di una salumeria che porta la spesa a casa e che incontra durante le consegne l’umanità che vive nell’area delle rovine industriali di Bagnoli, lo snodo che lo sguardo lucido, politico e antropologico di Antonio Capuano ci mostra come una zona di disperata resistenza, anticapitalista e, malgrado camorra e assenza cronica di lavoro, ” internazionale ” – scorrono alla fine le bandiere rosse del corteo del 1° maggio – , un luogo ancora in lotta, restituito nel mosaico vivente delle sue contraddizioni e nella violenza dei suoi colori, con malinconia e con passione, con la forza di un realismo magico presente e segreto.

(nel link ‘Pianese Nunzio 14 anni a maggio ‘, completo )

d.t.

da Venezia ( 3 )

Il festival è finito, siamo ( colpevolmente ) in ritardo con le segnalazioni dei ‘nostri’ film ma a Roma e Milano  in questi giorni sono in corso le panoramiche veneziane e comunque alcuni di questi si potranno vedere, si spera, anche nelle nostre sale..e forse, al di là di tutto, tutto oggi è recuperabile, prima o poi…

‘Rabin, the last day’ di Amos Gitai

L’ ultimo giorno di Yitzhak Rabin, ricomposto da una realtà frammentata che si va costruendo tra i brandelli di un documentario amatoriale e la necessità etica di rivedere, ricreare e ricomporre i fatti. E’ il cinema stesso di Amos Gitai, sempre teso e azzardato tra finzione e documentario, che qui si fa dispositivo puro, spingendosi oltre ogni categoria d’uso per interrogare una delle pagine più dolorose del Medioriente, la morte di Rabin per mano di un estremista religioso ebreo. Gitai si muove nel solco di un pensiero critico, dove le contraddizioni diventano nevralgici punti di forza, per proiettare una precisa traiettoria storico-politica che si salda fulmineamente al presente, costringendo le immagini a un’ alternanza drammatica e inconsueta tra lunghi piani-sequenza e serratissimi campi controcampi, praticando così una sintassi mai sperimentata, che gli permette di avvicinarsi all’Altro, deliberatamente, per accostarne e comprenderne il punto di vista, in una tensione di pensiero, analitico e brechtiano, in cerca della verità, che muove dal cinema di Rossellini e Lang

( d.t. )

 

Venezia 72 ( 2 )

Dalle sale della National Gallery alle strade popolate e resistenti di ‘ Jackson Heights ‘ , un quartiere multietnico del Queens. Wiseman ancora una volta osserva, ascolta e registra un reale vasto e diversificato a cui dare la parola . Un microcosmo in lotta contro l’ avanzata feroce del capitalismo finanziario. I volti, i negozi, i racconti, i canti, le preghiere, le malinconie, i cortei, la rabbia come manifestazioni di un visibile non sottomesso, la’ dove l’ umano trova nel filmico il suo luogo essenziale.

‘ Neon Bull’ del brasiliano Gabriel Mascaro. Prima vera grande sorpresa del festival . Uomini e tori, una madre e una bambina, una piccola comunità errante, apparentemente inattuale e sospesa nel tempo, marginale ma non desolata, che grazie allo sguardo vibrante del giovane cineasta, riesce a parlarci in totale libertà di corpi , sensualità , tenerezza ( al ) lavoro. Indimenticabile per erotismo e potenza il lungo piano sequenza di un  amplesso notturno tra il mandriano e la custode di una fabbrica in stato di avanzata gravidanza. Misterioso, ellittico è segretamente politico.

( a.p. d.t )

Venezia 72 ( 1 )

” Mi piaceva il suono della parola ‘ Francofonia’, la sua tonalità, come se la musica impregnasse il cinema. Quanto al titolo racconta qualcosa di ciò che stavo cercando, qualcosa che evoca un accento francese anche se i tedeschi e i russi hanno pure loro un posto nel film”
” Mi sembra sempre che qualsiasi cosa faccia sia sempre piena di difetti, per questo il mio rapporto col cinema  è quello di un eterno studente”
( A. Sokurov)

un viaggio quasi stellare ‘ Francofonia’ , che, proiettato ieri , dà finalmente senso a una mostra rimasta finora quasi inerte. Tra gli spettri delle guerre del Novecento che si stratificano su più schermi la voce off di Sokurov ci guida e ci sollecita musicalmente in un itinerario sospeso tra elegia e sinfonia. Gli interni del Louvre si ‘ aprono’ su materiali d’ archivio e sul mistero dell’ arte, sul volto dei dipinti e su quello della Storia. Tra i molti altri fantasmi Godard , de Oliveira, il Mosè di Antonioni.

( a.p  d.t )

anteprima da Venezia

Stasera al Lido, in attesa dell’ inizio ufficiale della mostra del cinema , la copia restaurata e doppiata in italiano dell’ Otello di Welles

( nel link il film in vo.sott.inglesi )

a.p.