Ciminiana ( 2 )

” Altro mito, del Western selvaggio, dell’ Epica americana, rovesciato e  risolto in una dimensione fantastica, ‘ Heaven’ s Gate ( I cancelli del cielo )’ sembra rincorrere, sul filo del ricordo, sogni e desideri, muovendo sulla traccia di un ballo, che nella splendida irruzione iniziale, costituisce il prologo fantasmatico ad una storia di violenza e paura, che si sviluppa in tutt’ altro versante.”

Lo sguardo dilatato sulla superficie cromatica della festa nel college, si restringe sulle immagini dei primi insediamenti degli immigrati europei e della lotta con i proprietari terrieri per sopravvivere. Anche qui Cimino osserva questa minoranza con la stessa attenzione con la quale aveva riguardato gli immigrati russi ne ‘ Il cacciatore’ , ne registra la dimensione popolare, i balli, i costumi; la scena del grande pattinaggio è esemplare come emblema di una allegrezza, di una disponibilità a vivere negli spazi ritrovati dell’ America dei pionieri.

Ma la violenza, l’ insidia e la condanna pronunciata dai grandi proprietari, decretano lo sterminio, mettono in moto un meccanismo di tensioni che sconvolge questo stato di comunanza.

E in questo clima di ottusa violenza Cimino struttura l’ intreccio dei fatti attraverso una metafora d’ amore che ripropone i personaggi del western, la donna, i due uomini, il coraggio, la paura;

lo scontro violento tra i proprietari e i contadini viene condotto con la partecipazione dell’ esercito che arriva con i suoi cavalieri di morte a rovesciare la leggenda fordiana.La ‘ vittoria dei nostri’ con la carica mortale della cavalleria mortifica le gesta eroiche di una Storia fatta invece di intolleranza e stermini.

Il ricordo della guerra del Vietnam entra per analogia tra le pieghe di questa ‘ Nascita di una Nazione’ , che nella grandiosità epica ha accenti griffithiani, nello stile e nella tecnica. In una concezione fisica degli spazi e del suono le ampie panoramiche, le riprese ariose, le lunghe carrellate sul paesaggio, interrotte da intensi primi piani compongono la prospettiva di uno spazio ideale, come nei quadri della Rinascenza, riproponendo il conflitto simbolico tra il corpo e il paesaggio, tra il viso e l’ orizzonte.( E.Bruno )

a.p.

 

 

 

 

 

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