( Auto ) Ritratto. Ciminiana ( 1 )

Lontani da Locarno, dove Michael Cimino è stato insignito in questi gg del Pardo d’ onore, si è pensato di ‘ omaggiare’,  ‘ a modo nostro ‘,  un autore da sempre seguito e amato dalla rivista pubblicando, quasi per intero, ‘ Cimino, o dello spazio’ , il  saggio di  Edoardo Bruno a lui dedicato nel 2006 nel suo ‘ Ritratti Autoritratti ‘ edito da Bulzoni.

” ‘ Una calibro 20 per lo specialista’ segna l’ inizio di un percorso filmico fatto di fughe, di violenza,  di amicizia fra uomini ( Clint Eastwood e Jeff Bridges ) e soprattutto di aria e di luce, in un rapporto preciso tra spazi e memorie”

( nel link il film completo in italiano )

” Michael Cimino apre così questa nuova pagina del cinema Usa, debutta, con Scorsese, Coppola, in quello che è stato chiamato il secondo tempo del cinema di Hollywood e con ‘ Il cacciatore ‘ ( ‘ The Deer Hunter’ ) continua questo ‘ ritorno al genere’ , in una oscillazione tra revival e cronaca, riallacciandosi a quel ‘ gran romanzo’ che Douglas Sirk, Elia Kazan, Vincente Minnelli, George Stevens, William Wyler avevano lentamente costruito sul tronco della commedia classica.

Ripropone la narrazione come elemento preminente, la dilatazione dei fatti, la durata nel tempo e si ricollega, in un certo modo, al ‘ Padrino’ di Coppola, che a sua volta riscopriva l’ importanza analitica di un lungo sguardo che trasferisce i segni espressivi sulla durata e sulla ripetizione. (..) Gli emigrati, la famiglia, l’ amarezza ( e il ricordo degli emigrati dall’ Armenia in ‘ America America’ di Kazan )

si saldano a questi emigrati russi de ‘ Il cacciatore’, alla loro vita collettiva, in fabbrica, in casa, in guerra e dopo (..) Come nei film di Douglas Sirk ( e penso soprattutto a ‘ Tempo di vivere e tempo di morire ‘)

lo spazio e la durata acquistano spessore e rilevanza, divengono struttura portante, mentre l’intreccio si estende per tutto il tessuto che ricompone l’ ottica persistente della diegesi americana.Non è tanto la violenza della guerra(..) che ha rilevanza, nel film, quanto la dimensione del crescere dentro, di muoversi nel tempo con un senso inarrestabile e una profonda malinconia per il lento degradarsi delle cose,  si pensi alla visione di Hanoi distrutta, fuori e dentro, dal fuoco, dallo sfruttamento, dal consumismo importato, dall’ indifferenza. Metafora di un malessere profondo, del vivere nella paura e nel rimorso, il ritorno del protagonista nell’ inferno di Saigon, la sua discesa all’ inferi per riprendersi l’ amico senza il quale ‘ non poteva andare più a caccia’ , e la sua morte suicida, disperata e inutile,

come l’ ultima pallottola sparata nella guerra di secessione nella ‘ Tortura della freccia’ di Fuller, risolvono in una dimensione fantastica il mito di Orfeo.

a.p

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