Monthly Archives: maggio 2015

Realtà e finzione

” ‘ Qualcosa di noi ‘  di Wilma Labate, un documentario, una settantina di minuti su un gruppo di giovani attori invitati a passare qualche giorno insieme, nel paesaggio di una Romagna contadina, a parlare di realtà e finzione con una giovane donna, Jana, di mestiere prostituta. La realtà del recitare e il fingere il reale è il senso del film, il lavoro dell’ attore, che acchiappa le parole già scritte, fingendo emozioni, in un alternare tra il vissuto e il sognato, ma sempre tenendo presente brechtianamente l’ io distinto dall’ Altro. L’ io, come il corpo della prostituta, nel compiere il suo compito, senza adesione, involontariamente estraniata. Parlare liberamente, come tra amici, con Jana, rende ‘ gioco’ l’ addentrarsi sottile nelle pieghe del corpo, l’ emozione dei giovani attori entra nell’ enigma del sesso, tra curiosità e disinvolture; e apre alle confidenze, alla percezione improvvisa di un sentire involontario, verso una finzione di piacere uguale a un piacere. A questo punto sublime, raggiunto l’ orgasmo, Jana confessa che un cliente ha esclamato ‘ Ti amo ‘ e lei, in quel solo momento, ha risposto ‘ Anche io’ . In un ribaltamento assoluto dei rapporti, recitare una finzione portandola fino al suo assoluto può voler dire annullare, improvvisamente, la scena, e creare un diverso reale, come nel western di John Ford ‘ My Darling Clementine’, quando Victor Mature improvvisa, nella confusione fattasi silenzio, ‘ Essere o non Essere ‘ di Skakespeare ( nel link il film di Ford completo in vo con sott. inglesi ).

Nel film di Wilma Labate, il teatro Valle, in quei giorni dell’ occupazione, visto dall’ alto, apre la metafora, tra cordami e scene non ancora dispiegate, tra ombre e polvere del tempo, dà voce ai due giovani attori : il teatro come sogno, come contemplazione dell’ interdetto, come il falso reale, svelato allo sguardo profano”

( Edoardo Bruno, Argomenti, all’ interno del numero 655 della rivista. Nello stesse pagine  una ricca e lunga intervista a Wilma Labate a cura di Bruno Roberti e Daniela Turco)

a.p.

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è morto ieri il regista dropout Claudio Caligari

nel link un clip tratto da ‘L’ odore della notte’

a.p.

solo oggi e domani nelle sale

” Faber in Sardegna & L’ Ultimo Concerto di Fabrizio De Andrè ” di Gianfranco Cabiddu

a.p.

da Cannes ( 6 )

Giustamente premiati i due sguardi estremi e incandescenti di Hou Hsiao-hsien

e di László Nemes. Nel link un suo corto proiettato al San Francisco Jewish Film Festival, altrettanto rischioso e ai bordi del visibile e del rappresentabile

( ringrazio Cecilia Ermini )

a.p.

da Cannes ( 5 )

dopo l’ anteprima, a inizio maggio, al Teatro Rivoli di Porto ( vedi link ) siamo entrati finalmente ieri sera a fare ‘ Visita ‘ alla casa – cinema di Manoel de Oliveira, inoltrandoci nelle sue ‘ Memórias e Confissoes ‘. Ancora complice Agustina Bessa- Luis, coautrice con Manoel del testo, guidati da due voci off e dai fantasmi, abitiamo le stanze di un luogo di vita e di pensiero che sta per finire. Postumo. Abissale. Infinito. Folgoranti le apparizioni del nostro amato cineasta che ci guida nel suo passato, presente, e futuro. Girato molto prima di morire, proiettato per sua volontà dopo la morte. Ma la vita del suo cinema ancora continua

Una Louisiana  e un film, The Other Side, divisi in due. Una comunita  marginale di tossici e di esclusi e un gruppo  di soldati impegnati in esercitazioni tattiche, accompagnati come sempre da una giusta distanza che non vuole giudicare ma vuole comprendere. Ancora una volta lo sguardo  rosselliniano di Minervini riconosce  la tenerezza come unica posizione morale al cinema.

a.p  d.t

 

 

da Cannes ( 4 )

i film che stiamo continuando a vedere
e ad amare

i soldati dormienti nel sorprendente, primo film ‘ diurno’ di Apichatpong. Un ospedale come cantiere dell’ immaginario che si affaccia su uno spazio misterioso dove il tempo ( in )sondabile si stratifica e si materializza nel corpo e nelle parole di una giovane medium, tramite dell’ invisibile

un trittico esplosivo quello delle notti arabe di Miguel Gomes, che partendo  dalla struttura a incastro delle mille e una notte racconta le forme di un Portogallo contemporaneo devastato dalla crisi finanziaria ma ancora vitale e resistente.  Poesia  e prosa in un quotidiano che continua a sfondare nella vitalità dell’ immaginario

lontano dalle regole informi della fiction televisiva con Mediterranea di Jonas Carpignano ci si trova a fianco di due immigrati africani che dopo la traversata del deserto e del mare arrivano a Rosarno. Il lavoro nei campi, la ricerca crescente di comunicazione, la rivolta. Lo sguardo del giovane cineasta italo-americano si posa libero da pregiudizi e ideologismi su un set funzionale / reale, che persiste oltre i titoli di coda

 

 

da Cannes (3)

The Se of the Trees

Attraverso la favola

Realtà dell’immaginazione come atto di percezione: Gus van Sant costruisce The Sea of Trees come un’analisi dentro se stesso, come una decisione fredda a morire interrotta da un’improvvisa insurrezione di vita, come una impensata variante dopo che si è deciso di farla finita, in pena d’amore e di affari. Il film ha un inizio rapido, nervoso, ossessivo, una partenza sans bagages verso il Giappone, per andare sotto il monte Fuji, a Aokigahara, nella misteriosa foresta chiamata Mare d’alberi, zona non-luogo, carica di suggestioni mortali, denominato luogo ‘dei suicidi’.
Arthur Brennan, il protagonista, per noi ancora uno sconosciuto, si immerge nella foresta, tra le foglie verdi degli alberi che sono come un viatico ad un’immersione solitaria, un invito a morire: l’uomo si sdraia e prende qualche pastiglia con effetto di droga ed entra nel sogno, per ritrovare le immagini della prima volta, delucidando i problemi tra anima e corpo.
Come in una reverie, il racconto entra nell’immagine ‘eccessiva’ dell’immaginazione autonoma, dove affonda la verità nascosta.
Lo sconosciuto, ai nostri occhi, prende rilievo e consistenza, rivediamo la sua vita quotidiana, l’amore per la moglie, la malattia, le parole non dette, i sentimenti estremi, i dolori e gli affetti; e le ombre viste come personaggi reali – il giapponese ferito, smarrito nella foresta, che cerca di uscire dal labirinto. Ancora incubi o realtà, immagini-sogno, che risvegliano, una ragione di solidarietà, che attraversano esistenze reali rivissute solo nella fantasia e che ‘viaggiano’ attorno ai temi di vita e di morte, in un’impazienza a bruciare le tappe. Le immagini si intrecciano ai ricordi e il sognatore, come attraverso una cisti di vetro, si riappropria della vita reale e con la vita reale, di nuovo, del sogno, delle musiche di Un americano a Parigi sussurrate tra le voci del vento e di Hansel e Gretel, per cercare una via di uscita attraverso la favola.
Tutta una vita riemerge, tra la fantasia e il mondo esterno, e concentra, attraverso lo spazio, sentimenti reali, poeticamente il ricordo, tra la vita e la morte, all’interno di una filosofia del dettaglio.

Edoardo Bruno

da Cannes ( 2 )

i film che più stiamo amando

Saul Fia di László Nemes

The Sea of Trees

Mad Max : Fury Road di George Miller

L’ ombre des femmes di Philippe Garrel

Arabian Nights di Miguel Gomes

Trois souvenirs de ma jeunesse di Arnaud Deplechin

a.p.

da Cannes ( 1 )

il festival già dai primi giorni sta esplodendo, code di ore per entrare nelle sale anche per noi accreditati, difficoltà quindi di vedere i film e aggiornare il blog. Inspiegabilmente attaccato e letto in chiave quasi esclusivamente sociologica da molta stampa il film di apertura di Emmanuelle Bercot

‘ La tete haute ‘. Solo in superficie un melodramma giudiziario, solo in apparenza domina l’ azione regolamentatrice della Legge su un’ adolescenza ribelle e ‘ deviante’ , prevale invece un realismo duro e asciutto che impregna i corpi e le immagini e mostra i sentimenti al lavoro. Finale commovente e rosselliniano, per niente consolatorio nè moralistico. Le scale di un palazzo di (in) giustizia discese dal ragazzo a testa alta col suo bambino in braccio liberano un ‘ immagine tempo intensa , potente e già indimenticabile.
..e poi Mad Max , incandescente e esplosivo..ci ritorneremo

a.p. d.t.

Maggio 2015: Filmcritica, il congedo del maesto DE OLIVEIRA e…

BUNUEL, PLACIDO, MORETTI, REITZ, YIMOU, LABATE…

Copertina Filmcritica 655