chi può veramente dirsi Charlie?

” Forse quel ‘ Je suis Charlie’ con quel ‘io sono’, voleva sottolineare proprio la ragione del dubbio, sempre presente nella filosofia cartesiana, e dunque anche la terribile falsità, a Parigi, della giornata unitaria tra vittime e carnefici, dove libertè, fraternitè non avevano semioticamente nessuna ragione di stare assieme. Peggio, dove l’ambiguità e l’ipocrisia hanno svilito il senso di una presa collettiva di coscienza di un intero paese, per l’assassinio dei redattori di Charlie Hebdo, vittime innocenti della libertà di espressione, e degli altri morti, nella furia seguita il giorno dopo. Nel vedere Netanyau e altri feroci ministri marciare simbolicamente assieme ad Abu Mazen, proprio loro che sono i responsabili della perpetuazione di questa vera tragedia storica che è la Palestina occupata, ci sentiamo come afferrati da un brivido di dolore, in un abisso oltre ogni nostra comprensione”.

( un estratto dall’editoriale di Edoardo Bruno che aprirà il prossimo numero di Filmcritica, in preparazione)

a.p.

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