ETTORE ZOCARO

Un amico, se ne è andato, in silenzio, dopo avermi promesso, appena l’altro giorno, di terminare quell’articolo interminabile sulla sceneggiatura come testo letterario, con cui voleva ritornare ad occuparsi di cinema. Lo spettacolo per lui era ormai il teatro – l’opera o la prosa -. quell’irrappresentabile momento della regia, ‘testo’ che si sovrappone al testo, visione della messinscena, che da Jean Vilar a Strehler, a Visconti, a Ronconi a Bob Wilson restava il segreto della ‘nascosta memoria’ non codificabile. Lavoratore attento, nonostante l’età, continuava a correre per le scene del mondo, memore delle grandi rappresentazioni internazionali del TeatroClub di Roma e del Festival Europeo: il suo occhio ‘fermava’ la regia, la messinscena, quell’impatto immediato che fondeva il gesto, la parola e la favola, in un irripetibile stato di grazia, in un teatro della memoria che conservava prezioso nell’archivio della memoria.
Edoardo Bruno

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