‘ Eau argentée- Syrie auto-portrait’

da Cannes al Torino Film Festival a Filmmaker ( stasera a Milano ). Così Lorenzo Esposito nel numero 645/ 646 della rivista: ” Ciò che colpisce, nei film più belli, è la volontà di risalire dal fondo della Storia, dalle macerie e dal grado zero della memoria, attraverso la domanda che non può smettere di porsi: che cos’è il cinema.Per esempio la Siria ridotta a terra bruciata raccontata nel nuovo film di Ossama Mohammed, ‘ Eau argentée- Syrie auto- portrait’ . Non si tratta solo della forma dispersa e universale a un tempo di una difesa guerrigliera fatta da mille occhi e centinaia e centinaia di telefonini e camerine, che poi diventano un solo sguardo che è lo sguardo di tutti, coraggiosamente inventato e sottratto alla violenza da una giovane curda di Homs ( Wiam Simav Berdixan, di fatto co-regista ), straniera in una città martoriata, sventrata, inondata di sangue, dove rimangono solo bambini e gatti mutilati che vagano fra le macerie – una città irriconoscibile, straniera a se stessa.Tutto il popolo siriano filma ( ….) È che questa cosa di nome cinema, costretta tutte le volte a chiedersi cos’è veramente, e di nuovo cos’è un piano fisso, cos’è il realismo ( … ), è ancora capace di mostrare il punto invisibile della speranza, il fiore che semplicemente cresce ai piedi di una casa rasa al suolo. Capace di mostrarsi laddove l’ umanità si bea dell’ accecamento, e si dimentica di essere umana”

a.p

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