Monthly Archives: dicembre 2014

auguri a tutti gli amici di filmcritica

a cui dedico questo splendido, freddo e incandescente racconto filmico  di K.Anger, restaurato.Buon anno..( ma il cinema nasce alla luce del sole o della luna?)

a.p.

mini retrospettiva sul duo browning chaney

in queste sere natalizie a fuori orario.Nel link due preziosi documentari su questo anomalo duo ( poco ) infernale

a.p.

buone feste a tutti gli amici di filmcritica

vo. senza sott.

a.p.

KHAN KHANNES

 

Giochi di parole? No, giochi di lettere.

A.C.

a proposito di panico e

di Basil Dearden

a.p.

‘ A proposito di panico

e di telefono, che in Panic ( 1978, 18′, colore, 35mm )

esercita il ruolo diegetico più importante ( …) e fa, alla lettera, da filo conduttore di un thriller, non nuovo sotto il profilo dell’ horror stradale – vanta come antenato un piccolo classico di Ida Lupino, ” The Hitcher-Hiker, La belva dell’ autostrada” , 1953

; il più famoso, ” The Hitcher” di Robert Harmon verra molto dopo,

) –  basato non solo sui due personaggi all’ uno e all’ altro capo del telefono ( in ” Panic ” l’ interlocutore non è invisibile come in ” La voce umana ” , ha un bel volto giovanile, e anche un nome, Paul ) ma su più di due. Ma perché,appunto? Perchè l’ assassinio si consuma davvero, non solo in effigie.E non si tratta dell’ assassinio di lei ( …), si tratta dell’ assassinio di lui. James Dearden ( figlio di Basil  Dearden, uno dei più prolifici registi inglesi degli anni Cinquanta e Sessanta, morto in un incidente d’auto  a sessant’anni anni ), non risparmia nessuno degli stereotipi del thriller stradale (…), anzi ne enfatizza funzioni e occorrenze, poichè è convinto di avere quell’ espediente del telefono che, ad esempio, Ida Lupino non ha contemplato e che in ” Panic”  funge invece  da escamotage di tutti gli affanni accumulati da Meady, la protagonista (…) Con, oltre al già multivalente telefono, un movente ancor più multivalente rispetto all’ odissea raccontata ex ante da Lupino e a quella raccontata ex post da Harmon: la ‘ lady hitcher’ o ‘ lady hitch- hitcher ‘ (…) non è un’ autostoppista (…) James Dearden, memore probabilmente della pura accidentalità del caso costato la vita al padre, non fornisce, saggiamente, alcuna chiave di lettura del delitto (…) Negli esigui 15′ del test horror che James ha scelto di produrre e girare (…) c’ è tutto il tempo (…) per inscenare alla grande un ‘ viaggio della paura ‘ ( è il titolo francese del lungometraggio seminale di Lupino ) che non può che scandirsi per attese, anticipi e ritardi, improvvise pulsioni suicide , tardivi appelli alla vita ( …) ‘

( da ‘ Il corto’, Sergio Arecco, numero 649, pg. 478- 479-480)

a.p.

Joe Cocker ci ha lasciato

..e la sua prima apparizione sullo schermo, il suo canto più che libero, dolce e rabbioso non poteva che essere in multi-screen ( montata anche da scorsese? )

a.p

Leggere nel silenzio

‘ Proiettando il dvd restaurato di ‘ The Docks of New York ‘ di Josef von Sternberg ( 1928 ) la prima cosa da fare è spegnere l’ accompagnamento musicale inserito  e ritornare al regno del silenzio proprio del film. Assaporare le immagini di un bianco e nero forcluso, in una notte di nebbia e di umido, nei docks  di una New York solitaria, allo sbarco di un gruppo di marinai fuochisti,chiusi davanti alle macchine dove brucia il carbone e il caldo assorbe il sudore e il rumore degli ingranaggi, come metafora del movimento, futuristicamente immersi nel silenzio, soglia dell’ inaudito, ‘ è ‘ il valore dovuto e ‘ restituito’ a questo film restaurato.

Talvolta  l’ educazione all’ oblio fa dimenticare i dettagli, ma l’ occhio di Sternberg li inchioda, li fa sentire come corpi, rende tattile il calore e il sudore e visibile il pensiero e i desideri, dopo le lunghe giornate di navigazione, la gioia dello sbarco, atti fisici che ritornano come echi lontani del mito.In un tutto sognato, reale  e irreale, visto come un flusso di coscienza, attraverso ricordi, paure,previsioni ( ….) L’ attrice Olga Baclanova (…) è la forma poetica sternberghiana che riesce a rivelare l’ essere delle cose, e a condizionare anche il destino riluttante del suo uomo. Archetipo di altre storie d’ amore, di impossibili ritorni (…) Come la scommessa impossibile e il rischio del gioco pascaliano ( en étant obligé à jouer ) in ‘ Marocco’ , altra grande illuminazione epica di una storia d’ amore

con Marlene Dietrich, dove il corpo e l’ anima dominano la filosofia, la sensualità, l’ amour fou in un ‘ gioco’ che ( contrariamente a quanto afferma Diderot nel ‘ Paradoxe sur le Comédien )  diviene  tanto più perfetto quanto più esprime un sentimento vissuto e, viceversa, è tanto più vissuto quanto più perfettamente è ‘ recitato’ (…)

( E.Bruno, Filmcritica n.649, pag.477-478 )

a.p.

The last concert di D. Lynch

 

‘ Un punto interrogativo bianco disegnato, scheggia d’ animazione apolide, si sposta in alcune inquadrature, appare e scompare, poi si spezza, chi lo ha creato lo manda in frantumi varie volte. Quel corpo minuscolo contiene il senso dell’ esperimento filmico ‘ Duran Duran Unstaged ‘ composto da D. Lynch sul palco del Mayan Theatre di Los Angeles nel 2011 in occasione del concerto che vedeva ri-unirsi in formazione originale il gruppo pop inglese guidato da Simon Le Bon.Di fronte a questo collage sensoriale, a questa sovrimpressione espansa nella quale co- esistono la musica i suoni le parole delle canzoni dei Duran Duran e le onde visive oniriche dell’ autore di ‘ Mullholland Drive’ (…) bisogna porsi delle domande e, al tempo stesso, non chiedersi delle spiegazioni.

 

 

(…) ‘ Piuttosto che incasellare ogni tassello ( ogni apparizione reale o virtuale, ogni effetto speciale che mostra la musica, ogni analogia tra parola e immagine, ogni scorribanda- di bambole leopardi  giocattoli pupazzi di altri animali esili fili di palloncini con maschere al posto dei palloncini…- che anima quadri fisici/ astratti fermi/ in movimento), meglio lasciarsi trasportare nel gioco cromatico non innovativo ma confermativo della poetica rigorosamente messa in scena da D. Lynch

 

(…) ‘ Il film (…) si pone, in una delle sue molteplici identità, come il controcampo alle scene ambientate nel teatro losangelino delle illusioni di ‘ Mullholand Drive’ .Palcoscenico e spalti quasi deserti, abitati da pochi illusionisti e cantanti e da altrettanto sparuti spettatori di una performance senza musica, dove tutto è registrato. Il film girato al Mayan Theatre riempie quei vuoti, li popola di musica live e di corpi in continua azione.Osservati danzare da Lynch, artista che, certo con molto narcisismo,introduce l’ esperimento che sta per compiersi per poi eclissarsi, rinunciare a mostrarsi alla fine del concerto insieme alla band (…)

( G.Gariazzo, ‘ Duran Duran Unstaged’, numero 649, pag. 476-477 )

 

a.p.

 

 

perché Filmcritica deve continuare a ( r)esistere : l’ eccezione e la regola

” Il piacere del testo, il piacere del film. Plaisir/Jouissance questo è ciò che determina l’ arte del film, questo stare insieme di eventi reali, di cose immaginarie, di utopie, quel che noi chiamiamo poetica / politica, forma di estetica militante ( ‘ anche se ci ho messo quasi una vita’ , come scriveva Garroni,’ per riuscire a capire che cosa l’ estetica sarebbe’ ).
Insistendo su ‘ poetiche’, perché il film, da qualunque parte lo si rigiri, è la forma narrativa, come si sa, che più si identifica con la poesia. Primi piani improvvisi, paesaggi, voli pindarici, una sincera passione di libertà nel trasformare il mondo, Holderlin, Majakovskij, Brecht, Beckett, Minnelli, Godard, Rossellini, Straub, Diaz…questo è il testo del film, il testo del piacere,non facile sempre da decifrare, per intendere, all’ interno dell’ intendere, ciò che sfugge.
Una riflessione filosofico- estetica si impone, uno sguardo complesso che significa tentare una ‘ teoria dell’ arte’ , delineare una poetica d’ autore, come tema di generi forse non omogenei – musical, storia, fantascienza – tali da sostenere lo sforzo interpretativo. Interpretazione come ‘ ri- creazione’ , come riflessione, motivandola come scoperta, come assunzione in proprio, come ‘ forma della volontà di potenza che esiste, non come un ‘ essere’ ma come un processo, un divenire in tanto che passione!’ ( Nietzsche, citato da Barthes ) .
Questa la funzione di una rivista militante, tra l’ eccezione e la regola

( Edoardo Bruno, Argomenti, ‘ Funzione di una rivista’ , numero 649 )

a.p.