Monthly Archives: aprile 2014

BUON COMPLEANNO PAUL VECCHIALI

una traccia

a.p.una traccia

giorni (di festa) cantati

easter day : il sogno, il canto e la danza coloratissima della star Fred Astaire, la voce della Metro Goldwyn Mayer , e quello dell’ ex star Ufa Veronika che , rintocchi delle campane pasquali fuori campo, sogna, prima di morire in un bianco e nero che è luce , una lontanissima Hollywood , in un canto che evoca i veri cancelli del cielo, case di produzione mai abitate

 

 

 

a.p.

FILMCRITICA PASOLINI

cinepresa03

 

Ripubblichiamo il testo di una lettera che Pier Paolo Pasolini scrisse a “Filmcritica” alla fine degli anni cinquanta.
Caro Edoardo,
ti ringrazio di aver pensato a “La notte brava” per il numero natalizio di Filmcritica. La cosa non è priva di significati, a parte l’implicito consenso per il testo.
Ti mando due brani: l’inizio del film fino al funerale del Mosciarella, e la parte centrale, l’episodio dell’ala rubata. Il primo brano servirà di introduzione e di campione per il “filologo” (quando, finalmente, ci si occuperà di cinema filologicamente) che volesse operare nei confronti tra testo scritto e testo girato. Il secondo brano invece è quasi del tutto solo scritto, perché nel film, la scena si è ridotta ad un moncone, mentre nella sceneggiatura è un vero e proprio episodietto. È abbastanza interessante che esca completo nella tua rivista perché, come forse saprai, darò prima o dopo a Garzanti un racconto che si intitolerà appunto “La notte brava”, e che sarà la riduzione narrativa della sceneggiatura. Vero e proprio monstrum delle nuove lettere. In tal racconto la parte centrale sarà l’unica cambiata: sarà cioè molto più realistica e infinitamente meno natalizia. Perciò questo episodio dell’ala vedrà la luce solo in Filmcritica. Piccola pezza d’appoggio per il “filologo” inesistente.

Grazie ancora e molti auguri per la tua rivista

Pier Paolo Pasolini.
(novembre 1959)

PASOLINI E ROMA

“Pasolini e Roma” al Palazzo delle Esposizioni.
Solo gli esseri umani tra i viventi, nel creare e nel ri-vedere immagini di se stessi e del mondo, hanno la possibilità di fermare istanti del tempo, ossia di scrivere su carta che brucia e serbare memoria degli stati dell’essere, incalzati dalla continua minaccia della loro sparizione e dalla nostalgia di essi.
Se il dispositivo è testimone della morte, la morte definisce la vita e le conferisce senso compiuto.

A.C.

borgnapasolini (2)

INGRAO

Anticipazione dell’editoriale del prossimo numero (il 644, a breve in uscita) di “Filmcritica”.

nube
Ingrao compie 99 anni: la storia, la poesia, la politica. Un attraversamento
che corre per tutto il Novecento, tra utopia e storia, che trasforma
la ricerca e il dubbio in un concreto sentire e operare. Un secolo
drammatico, il Novecento, di anni “grandi e terribili” dove l’utopia
stessa diventa la grande speranza, l’ordito dove appigliarsi, il vero più
vero del vero, il quid dove poter determinare la dialettica tra correlazione
e opposizione.
Tutta la vita, Ingrao ha inseguito questo tracciato poetico-politico,
ha vissuto il comunismo come espressione di un umanesimo
integrale, ha urlato il suo no alla soggezione di classe, all’ossequio del
contadino verso il padrone, e ha preceduto, nelle analisi politiche, i
disastri dell’alienazione e del consumismo.
Ha superato nell’estetica sin dagli inizi il contenutismo che avvolgeva
le analisi intellettuali della sinistra di allora, sottolineando l’elemento
cognitivo del testo, e rilevando il quel che dice la poesia al di là
della parola “proprio perché il testo poetico” fatto del senso della parola
ma anche del “suono” come dice a proposito della poetica di
Leopardi; e di ordine di espressione, cioè di “montaggio”, come diceva
Barbaro (anche lui come estremo, appassionato lettore di Leopardi)
nel sottolineare nel Caro mi fu quell’ermo colle l’impegno proprio dell’ordine
di montaggio, del suono, del movimento, propri del linguaggio
poetico, sottolineando che “al di là di quanto il poeta ci racconta,
e al di là del modo con cui ce lo racconta, al di là, per dirla con
Vitruvio, del quod significat, c’è il quod significatur”. Che è “l’essenza vera
dell’arte”.
Ingrao, anche nei momenti più aspri della politica, ha mantenuto
viva l’attenzione ai movimenti dell’arte; l’amore per il cinema da sempre
il suo amore primario per entrare nello spazio della visione,
cogliendone il senso segreto del linguaggio, quel “parlare” a ciascuno
pur nella popolarità della comunicazione. Ha sentito l’intelligenza
poetica di Straub, ne ha immaginato più che comprenderne la poetica,
il soggetto del fondo che emerge nella memoria, quelle immagini
fisse dentro le quali ritrovare il rigore della materia.
e.b.