Monthly Archives: febbraio 2014

L’UNICO COMUNISTA CHE CI HA VOLUTO BENE

Dopo Barbaro, l’unico comunista che ‘CI’ ha voluto bene è stato Gianni Borgna.Il CI sta a significare che ha voluto bene a noi tutti , alla rivista, al nostro modo di fare critica, di leggere attraverso la razionalità e il  pensiero e di amare quel cinema che in un certo senso gli abbiamo fatto amare – Rossellini, Truffaut, Godard, Hitchcock… a  lui che  giovanissimo si era accostato  alla rivista che allora si trovava in edicola.

Dopo Barbaro, che al comitato centrale del partito comunista ci aveva difeso dagli attacchi dei soliti settari che non volevano sentire parlare di forma (né di Della Volpe) è stato Gianni nella sua qualità di segretario della Federazione giovanile  comunista di Roma che ci ha permesso di continuare nella nostra  battaglia di rinnovamento, con entusiasmo e proselitismo. La rivista aveva già i suoi anni, la crisi nelle edicole significava che già allora  lo scavo nella battaglia delle idee per un risarcimento marxista dell’arte, non era una impresa facile, con il rovesciamento degli idola e lo stile editoriale ‘povero’ di un quaderno bodoniano. Borgna ci aiutò nella diffusione, si impegnò perchè la distribuzione, almeno nelle librerie, fosse garantita affidandoci ad ‘Occhetto padre’ che era titolare di una distribuzione di dischi della ‘Nuova Compagnia di Canto popolare’.

Pur non essendo mai stato iscritto al pci,  con Gianni presi a frequentare il suo ufficio al Bottegone, facendo proselitismo anche in quelle stanze del sesto piano dedicate alla cultura, e partecipavo in tutta Italia alle riunioni pubbliche dell’ARCI, tenendo le mie prime lezioni di cinema, fuori dall’Università. Gianni collaborava con scritti e suggerimenti alla rivista, con entusiasmo e rigore  ma anche con spensieratezza, facendomi conoscere i suoi amici, Goffredo Bettini tra i primi, e trascinandomi nella cifra del loro dissacrante linguaggio, che era poi il mio disincanto.

Gianni era allora un semplice consigliere alla Regione Lazio, quando ci venne in mente di  organizzare le prime Grandi Retrospettive e Convegni istituendo il Premio Biennale ‘Maestri del Cinema’, dedicando la prima edizione ad Alfred Hitchcock, con un convegno internazionale  sotto gli auspici di Truffaut. È stato Gianni a trovare i mezzi finanziari che consentirono, in seguito, durante gli anni del suo Assessorato di arrivare alla quindicesima edizione nel duemila e cinque con la Retrospettiva di Raul Ruiz tenuta al festival di Roma, grazie a Bettini.
Potrei ancora continuare ma la cosa più importante per me fu il segno della sua amicizia. Per me era il comunista più libero e irregolare che ho conosciuto, vòlto all’utopia con i piedi per terra e alla improvvisazione. Con La sua droga si chiama Julie fece il suo ingresso Annamaria: si erano conosciuti con Gianni sui banchi del liceo ma poi ognuno aveva presa una strada diversa e si erano ritrovati con quel film di Truffaut che su loro richiesta feci proiettare all’Officina: ri-amati e sposati. Anche questa fu una impennata cinematografica piena di gioia e di fantasia, specchio del suo carattere di pensiero e di ragione. La malattia non doveva interrompere una vita  ancora così piena di sorprese e di svolte; aveva una serie di progetti da mandare avanti, sul cinema e sulla politica, sulla filosofia, sulla musica. E su Pasolini del quale aveva curato la grande Retrospettiva già presentata in Spagna, attualmente a Parigi e presto a Roma e Berlino.

Mi piace concludere questa nota con le parole di Goffredo Bettini sul ‘Manifesto’: “Ha attraversato la malattia con la saggezza di un filosofo e l’occhio innocente di un bambino che fa finta di credere che  la morte non arriverà mai”.

Edoardo Bruno

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FILMCRITICA 641/642

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