Monthly Archives: febbraio 2013

ADDIO ALEKSEI GERMAN

Scompare un vero cineasta. Qui sotto un estratto dell’ultimo film cui stava lavorando da anni, Hard To Be a God. (l.e.)

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FILMCRITICA N.631/632

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Ecco il nuovo numero di “Filmcritica”.

All’interno, oltre a questo saggio su Spielberg, troverete:

Pagine su Jean-Marie Straub e John Ford

 Unchained di Quentin Tarantino

I migliori film del 2012

 

Lincoln – Un vuoto insensato

Inserirsi in un personaggio, appropriarsi di un’epoca, di un momento breve, di una decisione, di un gesto e penetrare nella sua identità, come entrando nella sua casa e rintracciare i gesti quotidiani, le perplessità i dubbi : questo ha fatto Spielberg nel suo film su Lincoln. Ha rivissuto la storia della Storia, quel breve tratto del 1865 in cui Lincoln maturò e prese una decisione sul tredicesimo emendamento della Costituzione, e ha guardato i fatti, le ansie, i rancori che, in quei giorni di guerra, respiravano le cronache e i giorni. Spielberg ha inseguito, nella traccia di una memoria storica, anche una realtà evanescente, i sogni di un uomo politico, riassumendoli nel personaggio, trovando un attore che, come un quadro, ne riassumesse il senso, le tracce, e parlasse e si esprimesse come un io rovesciato, l’io della finzione e della realtà. Con quel quid che permettesse di assumere la Storia, raccontando ciò che un attante potesse allora pensare, entrando nelle pieghe dei fatti, delle supposizioni e dei dubbi. Un io che è e non è Lincoln ma che identifica un metodo, e segna un percorso. Partendo alla ricerca della Storia consultando parole, documenti e appunti, e reinventando storicamente il personaggio, sotto forma di un immaginario, in una finzione che suscita una questione in abisso: dove giunge l’autore?

Nel cinema l’autore si confonde con il personaggio più che nelle altre arti, l’io diviene il tramite complesso, diventa oggettivamente i fatti, l’ambiente e la Storia. Allo stesso modo di Rossellini, Spielberg in questo film ne diventa il protagonista perché assomma i fatti, le frazioni di identità, i pensieri, i moti d’animo, come specchio di sé, e al tempo stesso come persona che rivive sussumendo le responsabilità, facendo proprie le interpretazioni – come Socrate, Pascal, Cartesio… – un modo di fare ‘geografia’ del personaggio, e di tracciare analisi e filosofia del pensiero. E antropologicamente di ricostruire l’ambiente, perchè la storia è il modo di rivivere l’ambiente, sono le cose che ci circondano, la spiegazione delle parole e delle emozioni, lo specchio dell’esistente; e l’interpretazione.

E non per un determinismo che vede i flussi della storia costretti nella rigidezza delle strutture ma pensando all’ideologia come ad un’illusione ineluttabile. Così le parole acquistano un significato, diventano lingua, politica, abili sotterfugi per fare accrescere la democrazia, in una forma di conoscenza libera e spregiudicata, come  appunto insegna Rossellini con quella attenzione alla materialità delle cose, dei luoghi, come apparati di elaborazione inconscia – il legno oscuro della  Camera dei deputati e  il nitore della Casa Bianca – e la passione civile nel frastuono del voto. La fine con l’uccisione di Lincoln al Teatro Ford non insegue la tradizione di Griffith o delle stampe d’epoca ma astringe il dramma come una rappresentazione invisibile in un vuoto insensato.

Edoardo Bruno

BERLINALE 2013: HALA LOFTY, KEIKO TSURUOKA, MARCIN MALASZCZAK

Tre opere prime di grande impatto, vere scoperte. (l.e.)

 

Sieniawka di Marcin Malaszczak (Germania-Polonia)

 

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Kujira no machi (The Town of Whales) di Keiko Tsuruoka (Giappone)

 

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Coming Forth by Day di Hala Lofty (Egitto)

 

BERLINALE 2013: TOKYO FAMILY di Yoji Yamada

Il più bel film visto a Berlino ancora del grande Yamada, stavolta alle prese col remake di Viaggio a Tokyo di Yasujiro Ozu. (l.e.)

 

Tokyo Kazoku (Yokyo Family) di Yoji Yamada

 

FILMCRITICA ALLA BERLINALE: SODERBERGH + DOILLON

Due grandi film sullo stesso effetto collaterale che qualsiasi cineasta sogna di trovare: l’immagine indipendente. (l.e.)

Side Effects di Steven Soderbergh

Mes séances de lutte di Jacque Doillon

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the scarlet claw – r. w. neill – per victor erice

questo è il film del 1944 che Victor Erice vide a cinque anni, e di cui parla nel bellissimo La mort rouge (2006).

a.c.

FILMCRITICA N. 30

E’ uscito il nuovo numero di Filmcritica!

 

NOTE DI TEORIA:

– Pensiero come atto d’amore

Forme del sensibile

FILM:

– Un sapore di ruggine e ossa

FESTIVAL:

– Festival Internazionale del film di Roma

– Torino Film Festival

CONVERSAZIONI:

– Dario Argento

– Victor Erice

 

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