Per gli 80 anni di J.- M. Straub (8 gennaio) e in ricordo di Danièle – Cronaca di Anna Magdalena Bach –

STRAUB  O LA SINESTESIA ROVESCIATA

(da Filmcritica n.204-205, febbraio/marzo 1970)

 

“Il segno cinematografico Bach, attraverso il codice foto-dinamico, rimanda ad una referenza (la musica, la libertà, il lavoro ecc.) e ad un referente (il musicista G. Leonhardt); che a sua volta è segno (tridimensionale, reale) con una certa referenza (il modo di suonare, di interpretare ecc.) e un referente (“Bach che suona”). Il segno cinematografico è dunque il referente del segno tridimensionale. Ma Straub non accetta l’ineluttabilità della legge: il suo sforzo costante sta nel cercare di far coincidere il segno cinematografico Bach col segno cinematografico Leonhardt (far coincidere cioè il segno cinematografico col segno tridimensionale), di filmare Leonhardt e non Bach, nonostante il materiale profilmico indichi Bach (le parrucche, i costumi…) e il film sia intitolato ad Anna Magdalena. Il film dunque è su Bach … ma tende asintoticamente a porsi come film su Leonhardt; questo avvicinamento progressivo (la coincidenza è ovviamente impossibile) viene operato da Straub mediante la distruzione quasi totale dell’aura interpretativa. Attraverso pazienti tentativi e numerosissime ripetizioni, l’attore viene distrutto come tale e non per “diventare Bach” (l’illusione del naturalismo, la mimesi attaverso la finzione), ma per diventare semplicemente “un uomo che suona” (un uomo che fa un lavoro): “… un film … rimane malgrado “l’attore” pur sempre un documentario su questo attore.”

E tuttavia: il significato globale del film rimanda a Bach. A Straub interessa un film su Bach, non su Leonhardt … Ne consegue la struttura dialettica fondamentale del film: la globalità dice Bach; le sequenze, i piani, le inquadrature, dicono Leonhardt.

Ma questo in fondo è possibile solo perché un pazientissimo lavoro preliminare era andato alla ricerca di una identificazione a monte, attraverso la semplicità e la scarnificazione, la chiarezza e la ripetizione: sicché al limite coincidessero documentario su Bach e documentario su Leonhardt.”

Alessandro Cappabianca

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