ROMA-TORINO (E UN’INTERVISTA A JOSEPH LOSEY)

Anteprime d’autore e di opere prime, Festival Internazionale del Film di Roma e Torino Film Festival, certezze versus incertezze di una scelta difficile, di dubbi e ricerche. Con in più una retrospettiva difficile e rara dedicata a Joseph Losey e una sezione Onde sotto il segno di una grande maestro scomparso, Stephen Dwoskin,  “nel ritratto del tempo abitato dalle età dei corpi “. E omaggi (Tonino de Bernardi, ZimmerFrei, Miguel Gomes…) da ricordare.

Ritorneremo su Losey, su The Lawless, King & Country, The Go-Between, The Assassination of Trotsky…, opere di forte rigore e impegno, quest’ultimo metafora ribaltata, che ripropone  in maniera stimolante  il discorso sul cinema poetico/politico.

e.b.

 

 

L’ASSASSINIO DI TROTSKY

(Dall’intervista rilasciata a S. Schadhauser per Filmcritica  222, febbraio 1972)

 

“Il film,  come dice il titolo, è incentrato sull’assassinio di Trotsky e non sull’assassino: che sia stato un delitto politico non c’è dubbio. Infatti lo  psichiatra – cui avevo chiesto se l’assassino avesse  agito per ragioni ideologiche –  ha affermato che questo è certo. Quando gli ho chiesto se poteva  ritenersi possibile che l’assassino avesse agito in quanto ricattato, egli ha risposto che si trattava di un delitto motivato da una convinzione  ideologica e non da un ricatto. Tutto questo è molto importante  perchè il film diventerà oggetto di molte controversie e sarà probabilmente attaccato da  molti punti di vista diversi. Il mio passato politico mi ha causato dei guai ma ho anche avuto  tante soddisfazioni.

… Non era a causa delle idee se sono stato costretto a lasciare gli Stati Uniti: se tu avessi vissuto quel periodo storico e avessi subìto gli interrogatori, nessuno ti avrebbe domandato “Cosa pensi?” oppure “Sei comunista? E allora prima di tutto ci puoi definire cosa significa per te comunismo?” oppure “Cosa  rappresenta per te Marx?” oppure ancora “Cosa vuol dire essere marxista?”  Domandavano invece solamente “Sei stato o non sei stato membro del Partito comunista? Si o no?” Questa non è più  questione di opinioni. Però se uno  non rispondeva a queste domande, oppure rispondeva con delle motivazioni personali, si trovava coinvolto in persecuzioni giudiziarie che non finivano mai, a meno di non diventare un informatore. E per essere un informatore  bastava dire “Sì, sono stato comunista” o “Sì, ero presente  all’assemblea della Lega delle donne che fanno la spesa’? O cose del genere, e che c’erano 18 persone presenti…” e allora quelle diciotto persone venivano segnate  sulla lista nera  e venivano sottoposte a interrogatori anche si trattava di una assemblea innocua; ovviamente io era di sinistra e ovviamente tutta la mia attività si collocava a sinistra. Non si trattava di un segreto, ma nessuno mi chiedeva quali fossero le mie idee e non lo domandavano a nessuno.”

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