ancora su “Magic Mike”

In ogni spogliarello, maschile o femminile che sia, i confini dell’offerta (più o meno esplicita) erodono costantemente quelli dell’allusione – ma in quello maschile ho l’impressione che si verifichi uno strano fenomeno: l’offerta, da parte dello stripman resta palpabile (quasi “misurabile”), mentre persiste da parte del pubblico femminile una sorta di “nostalgia d’allusione” (o d’illusione). Nostalgia di sublimazione, si potrebbe anche definire, di cui in “Magic Mike” si fa portatore il personaggio di Brooke, la sorella di Adam, che tende a identificare la persona di Mike (ciò che è) con ciò che fa. Per moralismo? In parte, ma non solo… E’ come se “la” donna non riuscisse (per fortuna) a liberarsi mai del tutto dal marchio lacaniano del “Non è questo…”. Allora l’ombrello fallico dello spogliarellista equivale al dardo che l’angelo fa l’atto di scagliare contro santa Teresa – resta preso inevitabilmente nella rete del simbolico.

a.c.

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