FESTIVAL DI VENEZIA: E’ TEMPO DI CAMBIARE

I film ci sono, gli autori anche, i  nuovi (Minervini), le sorprese (Sarmiento), i classici (de Oliveira), i quotidiani (Malick, Kitano, Kim Ki-duk, Bellocchio, Gitai, Lee, Wakamatsu, Assayas…) i ‘retrospettivi’ (Rajzman, Welles, Hawks): mancano le ragioni di un Festival, la frammentazione in sezioni, Orizzonti, (con il capolavoro Three Sisters di Wang Bing) disperde le scelte, la rigida impostazione  del concorso finisce col segnare l’intera manifestazione.

È tempo di rovesciare i regolamenti, di reinventare scrittura e impaginazione, dopo  tre quarti di secolo.

Per noi è una tradizione non seguire i percorsi tracciati, i festival sono occasioni per vedere e pensare, sono ricognizioni tra il visibile e l’enunciabile, tra le due facoltà che operano in un pluralismo, dove la forma rispecchia il contenuto, il piego di una poetica. Occasione per entrare negli spazi ipotetici, di ‘dépasser les mots et les phrases’ (Foucault) verso gli enunciati e la visibilità e ricostruire la dialettica di un pensiero.

e.b.

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