Monthly Archives: gennaio 2012

ancora angelopoulos: la recita

Il cospiratore disilluso dice: “Esulterò quando i giovani reciteranno versi, non inni”.

Si, forse “recitare gli inni” (l’indottrinamento ideologico) è la maledizione che gli uomini si portano dietro, se neppure la democrazia se ne può dire esente. Angelopoulos invece “recitava versi”, attraverso lo spettro semovente del cinema. Che un “movimento di macchina” (di una motocicletta impazzita) in una strada del Pireo, alla fine lo abbia ucciso, rappresenta l’ultima paradossale consonanza con un destino di morte (non solo economica) che sembra incombere di nuovo sulla Grecia (non solo sulla Grecia).

Forse un giorno Roma (o la Grecia) si permetterà di scegliere a sua volta?

a.c.

CINEMA AMERICANO: BRAD BIRD E TOM CRUISE

Nella tradizione di Filmcritica, sempre attenta a quella flagranza misteriosa che unisce avanguardia e popolarità, segnaliamo l’importanza dell’ultimo Mission: Impossible – Ghost Protocol (sul quale torneremo più a lungo), film sospeso e sorpreso, rallentato e malinconico, una macchina celibe e ombrosa e non detta (tanto quanto De Palma era magnifico punto cieco e Woo iperteorico e Abrams ipertelevisivo) frutto non casuale della collaborazione fra un membro della squadra Pixar (Bird) e il sempre più stupefacente Tom Cruise, il cui sguardo (davvero wide/shut) si eleva, come una stella lontana ma luminosissima, su tutto il film.

 

 

 

l.e.

Una certa idea di cinema americano – Morgan Dews: Must Read After My Death

Un film costruito a partire da una serie di dischi dictaphone, il sistema in voga decenni fa negli Stati Uniti per incidere a poco prezzo la propria voce. Il ritratto di una madre e di una paese. Una storia di isteria che potrebbe assomigliare a un melodramma di Robert Aldrich. Un film come un mosaico che è anche un viaggio in un’America rimossa, periferica, che non ha più cittadinanza nel cinema USA ufficiale.

Il regista, Morgan Dews, lavorando con la tecnica del found footage ha realizzato un film toccante e sperimentale che dimostra, ancora una volta, come i discorsi sul cinema anmericano oggi siano sostanzialmente tutti da rifare.  (g.a.n.)

R.W. Fassbinder e gli Amon Düül

Un momento molto particolare da Die Niklashauser Fahrt (1970) 

g.a.n.

 

 

Volker Koepp, un regista della DDR

Tra i grandi documentaristi della DDR, Volker Koepp merita senz’altro un posto di rilievo. Il suo fluviale lavoro documentario Mädchen in Wittstock nel quale ha seguito nel corso di decenni l’evoluzione della vita delle operaie di una fabbrica resta a tutt’oggi come uno dei lavori più significativi prodotti nella DDR. Nonostante fosse sotto sorveglianza speciale da parte della Stasi, la qualità del lavoro di Koepp non ha tardato ad affermarsi sia all’interno dei confini della DDR che al di fuori.

Nel 2008, Koepp ha vinto il primo premio al Festival dei Popoli con Holunderblüte, film girato a Kaliningrad, capoluogo e centro principale dell’ Oblast tra Polonia e Russia  con accesso al Baltico. Prima della seconda guerra mondiale la città si chiamava Koenigsberg, ex Prussia Orientale, regione poi persa dalla Germania.

Il film è una dolente riflessione su ciò che resta della storia, lì dove la storia sembra essersi fermata. (g.a.n.) 

THEO ANGELOPULOS

Una sequenza da O Megalexandros (1980) in ricordo del regista appena scomparso.

 

 

l.e.

Sonic Outlaws di Craig Baldwin: un classico del cinema underground USA

Craig Baldwin: un cineasta da riscoprire, facilmente dimenticato, eppure ricco di aperture teoriche e politiche. (g.a.n.)Sonic Outlaws

opera prima (di erich von stroheim, completa )

” Il primo film completo di Stroheim è ” Blind Husbands” del 1918. Più breve, meno articolato degli altri, è anch’ esso diretto a definire l’ ipocrisia come posizione di privilegio, come denuncia di una morale che gioca sulle forme. Vi si ritrovano i motivi essenziali di Stroheim regista, il gusto per l’inganno, la fredda costruzione dei personaggi e la menzogna che caratterizza il protagonista pur di arrivare. Non c’ è ancora Vienna con i suoi scenari, ma vi è, pungente, nei suoi tratti, il ”suo” personaggio tipico, il seduttore. il bell’ ufficiale dalle maniere insinuanti (…) La breve composizione drammatica esemplifica una ricerca, scavando dentro i personaggi, muovendo con spregiudicatezza nei sentimenti, graffiando una realtà – quella della convenzione borghese – rappresentata nei suoi difetti esemplari. Difatti Stroheim propone con ” Blind Husbands ” una storia esemplare dove i tre personaggi didascalicamente rappresentano le ipocrisie, le falsità, le inutili vanità della ricca borghesia, unita nel distruggersi ” (…)     E. Bruno (1966)

” Il film risulta oggi uno dei migliori film di Stroheim, o, almeno, uno dei migliori tra quanti ci sono pervenuti e date le condizioni in cui ci sono pervenuti (…) E’ la divisa che fin dall’inizio connota la ”diversità” di Steuben. Stroheim non la indossa, ma vi sembra nato dentro, intrattenendo con essa quei rapporti di perfetta familiarità e di aderenza plastica che gli altri non riescono a stabilire neppure col proprio corpo. Per questo, come dirà la pubblicità di ‘ Femmine folli’ , Stroheim sarà l’uomo che il pubblico ‘ama odiare’, perchè tutte le connotazioni moralmente negative che si accumulano sul capo del personaggio (…) non riescono a nascondere il fatto fondamentale che quest’ uomo bisogna amarlo, che non si può odiarlo se non passando attraverso l’amore, che il suo corpo – divisa introduce sul set l’avvento rarissimo dell’ Altro, dell’ irriducibilmente diverso, del Male, se si vuole, ma di quello radicale, che arriva dall’esterno e instaura il godimento (…) ”      A. Cappabianca (1979)

” La struttura di ‘ Mariti ciechi’ è caratterizzata da una esemplare compattezza. A colpire l’attenzione è innanzitutto l’ essenzialità del racconto che procede per tappe successive senza perdersi in digressioni e senza sconfinare nelle piccole storie parallele che, invece, occuperanno uno spazio sempre più ampio nei successivi lavori di Stroheim. Contribuisce a tale compattezza l’uso sistematico di anticipazioni, disseminate nell’ intero testo, in grado di creare una fitta rete di indizi che andranno poi a confluire nelle sequenze chiave del film (…) A rendere ricca e avvincente la vicenda narrata contribuisce non poco la capacità di Stroheim di confondere e sovvertire le sicurezze dello spettatore circa lo svolgimento stesso della storia. Strategia che vena di ambiguità un film lineare e semplice nel suo svolgimento, ben lontano dalla complessa generosità delle opere successive. L’ambiguità sta proprio nella messa in scena delle modeste vicende in cui sono colti i protagonisti, come se Stroheim avesse voluto lanciare piccoli e discreti segnali allo spettatore per richiamare continuamente la sua attenzione (…) ”       G. Paganelli ( 2001 )

a.p.

Häxan: la stregoneria attraverso i secoli (Musica di AmpTek)

Attivo da anni nell’ambito della musica sperimentale ed elettronica, da qualche anno a questa parte AmpTek (progetto multimediale di Alessandro Marenga) ha iniziato a occuparsi di sonorizzazioni di film dell’epoca del muto. Tra i suoi lavori, La folla, Il vento, Metropolis, La vampira e altri ancora.

Attraversato da sonorità che rimandano all’epoca d’oro della musica cosmica tedesca, la musica di AmpTek è ancorata saldamente nel tessuto cangiante delle techno più radicale e avanguardista. Frutto di un lavoro attento e primitivo al tempo stesso, AmpTek riesce nell’impresa di aprire nuove possibilità alla musica da film conservando al tempo stesso una stringente autonomia di fruizione.

Il prologo di Häxan costituisce un ottimo esempio delle avventure sonore di AmpTek. (g.a.n.)

LUNARIE

Georges Méliès

 

Béla Tarr

 

Martin Scorsese

 

Vincenzo Consolo (1933-2012)

 

l.e.