Monthly Archives: ottobre 2011

FILMCRITICA N. 618

Cari Lettori,

E’ uscito il nuovo numero di Filmcritica.

In copertina il grande film di Lav Diaz visto a Venezia. All’interno l’attraversamento del festival alla nostra maniera, con scelte di tendenza e senza darsi cura delle sezioni, ma solo delle immagini. Da qui la rinnovata lettura rosselliniana.

Inoltre tre importanti conversazioni con Aleksandr Sokurov, Amir Naderi e Michael Glawogger.

Ma questo è il momento di aggiungere qualcosa. Le cose per la cultura in Italia, come ben sapete, si mettono male. Ai tagli continui all’editoria si è di recente aggiunta, per “Filmcritica”, la problematica dei distributori, che letteralmente si rifiutano di distribuire riviste militanti e di nicchia, anche se storiche, come la nostra (con la connivenza delle librerie).

Il che significa che difficilmente ci troverete in libreria.

Il che significa che l’unico aiuto che possiamo chiedervi è di abbonarvi.

Abbonarsi è facile. I vostri versamenti potrete effettuarli sul numero di cc postale 87191714 intestato a THESAN & TURAN S.R.L. Via San Donato 12, 53045 Montepulciano (Siena).

L’abbonamento annuo italiano è di 50 euro ed è un modo sicuro per ricevere la rivista.

Vi ringraziamo tutti. E, ovviamente, qui non si molla.

La Redazione

 

 

 

Jean-Marie Straub: Un héritier.

Gli occhi non vogliono in ogni momento chiudersi (Othon) – questo significa che però resta la necessità di chiuderli ogni tanto. Perché? Forse per non essere sopraffatti dall’ingannevole bellezza del mondo (dei boschi, dei monti). Dal mistero di una muraglia ciclopica. Dall’irrazionalità della cosiddetta Storia, che macina le vite senza sosta. Dall’enigma della Morte.

Se si inoltra troppo nell’intrico di sentieri nascosti, la mdp (anche quella di Straub e Renato Berta) rischia di perdersi, come in una vertigine di verde. Bisogna fermarsi a leggere Barrès, però interrompendosi ogni tanto, intercalando dei neri, per vedere se il mondo rimane uguale. 

a.c.

 

 

Fantasmi di Derrida

Il cinema per Derrida era (come la psicanalisi) una pratica di produzione di fantasmi. Si fa con  corpi in movimento (sul set)  e poi (nel film) si pianifica il mascheramento della loro assenza, si fa di tutto per nascondere il fatto che ormai non si tratta altro che di ombre e di gesti finti (la cosiddetta “impressione di realtà”). Ma Derrida non si lasciava ingannare, forse perché sapeva che la realtà stessa è un fantasma, e questa è la verità svelata della macchina-cinema.

a.c.

 

http://www.youtube.com/watch?v=0nmu3uwqzbI

WHOLE E WALL STREET

Sulla crisi economica, in Despair (1978) di Reiner Werner Fassbinder (via Nabokov), si dialogava così, fraintendendo il significato di due parole inglesi pronunciate allo stesso modo: le catastrofi finanziarie sono il primo e originario equivoco del capitalismo…

Lydia

What’s that accident all about?

Hermann

What accident?

Lydia

In America. Why should it matter to you?

Hermann

It doesen’t say anything about an accident, it says just, uh, crash… collapse.

Lydia

The whole street collapsed?

Hermann

Wall Street.

 

 

l.e.