Ernesto De Martino su Non c’è pace tra gli ulivi

“Quando il cinema realista italiano tocca il mondo contadino, soprattutto meridionale, le cose procedono con maggiore difficoltà. Analizzando questo fatto mi è sembrato di ravvisare la ragione nella superficialità con cui ordinariamente viene affrontato il mondo culturale degli strati più
arretrati del mondo popolare. Tanto per esemplificare, debbo confessare che il mondo dei pastori ciociari di Non c’è pace fra gli ulivi mi ha lasciato
alquanto perplesso. In questo film l’ideologia segreta di un ambiente
culturale, nel quale pur vive e opera il mondo di Pico e in cui è possibile
uccidere per tema di essere affatturato, questa ideologia, dico, resta senza
espressione apprezzabile: la ribellione del protagonista è quindi senza
dramma ambientale, non nasce nella concretezza di un mondo arcaico e al
tempo stesso modernissimo, ma matura e infine esplode in uno scenario
fittizio, in cui qualche compiacimento decadente tiene il luogo di una
attenta penetrazione del mondo culturale popolare”.

Ernesto De Martino da Realismo e folklore nel cinema italiano pubblicato su Filmcritica n.19, dicembre 1952.
e.b.

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